QUESTO SITO WEB UTILIZZA COOKIES. NEL CONTINUARE A NAVIGARE SUL SITO STAI ACCETTANDO L'UTILIZZO DEI COOKIES.
TI INVITIAMO A LEGGERE LA COOKIES POLICY.
X
Ad
Ad
Ad

Ad

Terza giornata di Tonalestate: a Ponte di Legno si discute di guerra e pace

giovedì, 6 agosto 2015

Ponte di Legno – Prosegue con successo la manifestazione ‘Tonalestate‘ che in questi giorni sta dando interessanti spunti di riflessione per il confronto e il dialogo. Oggi sarà il turno della guerra e della pace, interrogandosi su come il dolore e la sofferenza degli uomini spesso riescano a dominare quest’ultima. Tonalestate quest’anno ha come titolo ‘FIAT VOLUNTAS MEAIl delirio d’onnipotenza’. Domani gran finale della manifestazione alla sala Paradiso dell’Hotel Mirella. Di seguito nel dettaglio i temi odierni e alcuni degli interventi dei primi due giorni.

tonalestate lavori

APPUNTAMENTO
Giovedì, 6 AGOSTO 2015
sala Consiliare di PONTE DI LEGNO ore 9,30

I PADRONI DEL MONDO
La presentazione dei temi odierni: “Anno di drammatici anniversari questo 2015 e Tonalestate vorrebbe lasciare la parola, nella sua terza giornata, ai molti che hanno sofferto l’abisso del delirio di onnipotenza dei propri simili. Si desidera ascoltare e fare silenzio, si desidererebbe diventare coscienti del dolore e della sofferenza che, nonostante quanto è accaduto, continuano a predominare, e si desidererebbe poter compiere un cammino comune di pace perché gli sguardi di chi attende un cenno possano alzarsi”.

Partecipano:
Anwar Abu Eisheh, professore alla Al Quds University di Hebron e Gerusalemme, Vicken Cheterian, giornalista e Docente alla Webster University di Ginevra; Guido Folloni presidente dell’istituto italiano per l’Asia e il Mediterraneo; Aldo Giobbio, storico, giornalista; Mina Hirano, dottoressa della Nanzan University; Naoto Matsumura, operaio agricolo, Fukushima, Gabriel Mouesca, militante basco; Lucio Urtubia, antifranchista, ora direttore dell’Espace Louise Michel; Michel Warschawski giornalista, Alternative Information Center, Gerusalemme; Kaoru Yoshimi, lettrice alla School of Contemporary International Studies della Nagoya University of Foreign Studies

PROGRAMMA
9.30 Aldo Giobbio
storico, giornalista
“Guerra nostra”

10.15 Vicken Cheterian
giornalista e docente alla Webster University di Ginevra
“Genocide, denial and consequences. The case of the Armenian Holocaust”

11.00 intervallo

11.15 Guido Folloni
presidente dell’istituto italiano per l’Asia e il Mediterraneo
“L’occidente e la finta”

12.00 Michel Warschawski
giornalista, Alternative Information Center, Gerusalemme
“Sanctioning as an act of charity”

16.00 Naoto Matsumura
operaio agricolo, Fukushima, Giappone
“Ho portato ad Abe le vacche inquinate”

16.45 Lucio Urtubia
antifranchista, ora direttore dell’Espace Louise Michel
“Il viaggio di un anarchico al Tonale”

17.30 intervallo

17.45 Anwar Abu Eisheh
professore alla Al Quds University di Hebron e Gerusalemme, nominato ministro della Cultura dell’Autorità palestinese nel 2013
“La bonne volonté et ses limites”

18.30 Gabriel Mouesca
militante basco
Le pays basque en marche vers la Paix!

19.15 Ricordando il 6 agosto 1945
Mina Hirano
dottoressa della Nanzan University Graduate School, School of Humanities in Linguistic Science

Kaoru Yoshimi
lettrice alla School of Contemporary International Studies della Nagoya University of Foreign Studies
“Hiroshima e Nagasaki dimenticate”

In serata, con inizio alle ore 21,30 Teatro di Vermiglio

Coro Laboratorio Musicale
“Dalla Francia all’Italia”

L’INTERVENTO DI DOMENICO GALLO

E venne il tempo dell’ideologia delle riforme. Un tempo convulso che non permette la riflessione, l’ascolto di ragioni altre, la partecipazione reale dei cittadini. Italia: riformare ad ogni costo. Riformare, in primis, l’architettura costituzionale. Domenico Gallo (nella foto a lato), giurista, magistrato di Cassazione e già senatore della repubblica, ha spiegato, in una lezioTonalestate Gallone accuratissima di riferimenti storici e documentali, la svolta che l’Italia sta compiendo attraverso l’assalto al Patto costituzionale che, alla fine della seconda Guerra mondiale e della dittatura fascista, ha organizzato il popolo italiano in una comunità.

Chi l’ha scritto prefigurava una società “umana”, cui potesse essere definitivamente risparmiata la triste esperienza del potere sopra ogni potere. Ecco, quindi, che la Costituzione italiana garantisce equilibrio fra i poteri istituzionali e prevede pesi e contrappesi parlamentari che impediscono l’affermarsi di un “potere forte”. Un progetto inteso a eliminare lo spirito di fazione, favorendo un reale pluralismo delle presenze vive nella società, consentendo ai cittadini di darsi voce entro le Istituzioni, nel rispetto delle libertà individuali ma anche di organizzazione sociale. Un progetto che ha consentito di abbandonare la politica della potenza e la connivenza con la guerra.

Si insiste da più parti sul fatto che i tempi sono cambiati e che, perciò, occorre svecchiare, che questo impianto normativo impedisce la governabilità e che la crisi finanziaria non consente più ritardi e riflessioni troppo accurate che intralciano i o il Decisore finale. Nella “vecchia” costituzione tale potere supremo apparteneva al popolo; dopo le riforme, a chi sarà consegnato?

Il grimaldello sta nella riforma della legge elettorale. Dopo molti tentativi, fermati da referendum popolari e sentenze della Consulta, si è giunti alla riforma “renziana” nota come “Italicum”. Una legge truffaldina che maschera un meccanismo occulto di premi e finte preferenze per consegnare tutto il potere a un solo partito. Le forze politiche andranno al confronto elettorale singolarmente (non in coalizioni) e chi avrà ottenuto almeno il 40% dei consensi, si confronterà, in un ballottaggio, con il secondo arrivato. Chi fra i due contendenti avrà ottenuto un voto in più dell’altro si aggiudicherà il 55% dei seggi alla Camera dei Deputati. Il voto del cittadino della maggioranza varrà 3,67 volte di più degli altri. E considerando l’alta percentuale di astensionismo, si può prefigurare che quasi tutti i seggi parlamentari saranno occupati da una percentuale molto ristretta. Il risultato sarà un partito unico che insedierà un uomo solo e deciderà le nomine di ogni altra carica centrale.

La “nuova” Costituzione vedrà scardinato il principio fondante dell’uguaglianza dei cittadini e della loro rappresentatività e il Parlamento (con una sola camera legiferante, data altresì l’abolizione del Senato) sarà un’Assemblea di “pretoriani del Principe; non più luogo di confronto e sintesi politica delle domande che provengono dalla società ma consiglio d’amministrazione dell’azienda governo”.

L’ESPERIENZA DI PHILIPPE CLAUDEL

Può essere comune l’esperienza che Philippe Claudel (nella foto sotto) riferisce dalla sua conferenza. Nel cortile di una scuola, in un luogo di lavoro, in una comunità anche apparentemente affiatata, la forza fisica o morale, una “autorità bruta”, si attorcigliano attorno a qualcuno per farne preda di ogni più ingiusto trattamento. L’esperienza dimostra che, quando accade, per lo più la vittima è sola e l’intelligenza e la cultura non sono d’aiuto e le risorse della nostra umanità sono anche le più fragili di fronte a un certo delirio di onnipotenza.

Se si sposta la visuale dalla parte delle vittime, uomini o popoli, si osserva che “la vigliaccheria, la paura,Tonalestate Claudel le schiene che si voltano, gli occhi che si chiudono, le bocche che rimangono chiuse e le mani che vengono rimesse in tasca” sono l’alimento dell’oltracotanza, della ubris dei piccoli e grandi che si fanno padroni.

Smascherare questo pericolo anche nelle nostre persone, nelle nostre scelte civili, nelle decisioni del vivere quotidiano è decidersi a essere “torri di guardia del sapere, dell’umanesimo, della fraternità, dell’intelligenza e della cultura”. Rifletterci, incontrarsi, ascoltarsi, come al Tonalestate, è un dare l’allerta e, certamente, preparare, nelle coscienze, il tempo di un mondo migliore. Di nuovo il tema del dialogo è fondamentale, il mio rinunciare a qualcosa per fare posto all’altro, per uscire da una logica di immediato soddisfacimento dei propri piaceri, istinti e pretesa dominazione sull’altro. Il problema sta nel capire che cosa alimenta questo delirio di onnipotenza che corrompe l’uomo a tutti i livelli.


© Gazzetta delle Valli - Testata registrata in tribunale, direttore responsabile Alberto Panzeri - P. IVA 03457250136