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Sentenza su canoni aggiuntivi sistema idrico, Parolo: “Vittoria della montagna lombarda”

giovedì, 13 luglio 2017

Esine – “Si tratta di una vittoria molto importante per la montagna della Lombardia, perche’, per la seconda volta, e con l’auspicio che sia in via definitiva, la Corte Costituzionale ha riconosciuto la legittimita’ dei canoni aggiuntivi che gli operatori titolari di concessioni idroelettriche scadute devono riconoscere ai territori montani della Regione”. ugo paroloCommenta cosi’ il sottosegretario alla Presidenza di Regione Lombardia con delega alle Politiche per la Montagna e alla Macroregione alpina (Eusalp) Ugo Parolo, la sentenza emessa dalla Corte Costituzionale, in data odierna, in merito al ricorso presentato dal Governo per l’illegittimita’ della legge regionale n.22 del 5 agosto 2015, che ha disciplinato, nel territorio lombardo, le modalita’ alternative di riscossione dei canoni idrici aggiuntivi per le concessioni idroelettriche scadute a partire dal 2010.

IL RICORSO DEL GOVERNO – “Il Governo di Roma – prosegue Parolo – ha impugnato per ben due volte avanti alla Corte Costituzionale la legge regionale che disciplina il canone aggiuntivo per le concessioni idroelettriche scadute. Si tratta di una presa di posizione francamente incomprensibile, perche’ lesiva delle aspettative dei territori montani, che ospitano le dighe ed i tralicci e, inoltre, perche’ tende ad affermare il principio che e’ possibile usare un bene pubblico, quale e’ l’acqua, con concessioni scadute, senza riconoscere alcun beneficio alla collettivita’. Per la seconda volta la Corte Costituzionale ha invece riconosciuto la legittimita’ delle scelte regionali che raccolgono le istanze del territorio”.

RISCRIVERE PATTO COL TERRITORIO – “E’ prima ancora che dal punto di vista economico (si sta parlando di circa 30 milioni di arretrati e 5/6 milioni all’anno per gli anni avvenire), – prosegue Parolo – una vittoria che afferma un principio fondamentale, ovvero quello che chi gestisce il bene pubblico dell’acqua deve comunque, con concessioni scadute, rinegoziare il patto col territorio. In questi anni abbiamo avviato un confronto molto positivo con operatori del settore che, nonostante il rilevante contenzioso, ci ha visto dialogare in modo molto franco su questioni che ci accomunano, come quello della sicurezza degli impianti ed il dialogo con i territori che li ospitano”. “Ci auguriamo – conclude il sottosegretario -, che, con questa sentenza, il percorso possa essere rafforzato, partendo dal riconoscimento della legittimita’ dei canoni aggiuntivi”.

CONCESSIONI IDROELETTRICHE, TERZI: “CORTE COSTITUZIONALE CI DA’ RAGIONE”

“Ancora una volta, lo Stato nicchia nel risolvere i problemi e la buona gestione di Regione Lombardia si dimostra vincente” Cosi’, l’assessore regionale all’Ambiente, Energia e Sviluppo Sostenibile, Claudia Terzi, commentando la sentenza della Corte costituzionale che, oggi, ha di fatto dato ragione alla Lombardia riconoscendo la bonta’ dei provvedimenti approvati sul tema degli impianti di grande derivazione ad uso idroelettrico e impugnati dal Governo.

PROSECUZIONE TEMPORANEA IMPIANTI – “Siccome uno stato centralista e’ incapace di ascoltare i bisogni del territorio – spiega Terzi – in attesa che lo Stato italiano decidesse in merito al rinnovo delle concessioni idroelettriche, come Regione non siamo stati con le mani in mano e abbiamo normativa la prosecuzione temporanea dell’esercizio degli impianti di grande derivazione ad uso idroelettrico, esclusivamente per il tempo strettamente necessario al completamento delle procedure di definizione di una normativa statale che regolasse la materia. Cio’ non e’ avvenuto e le nostre norme sono state, addirittura, impugnate. Ora sappiamo, a torto”.

GARANTIRE PRODUZIONE ELETTRICA – “La sentenza, infatti, – ribadisce Terzi – riconosce che Regione Lombardia ha agito correttamente al solo fine di garantire la continuita’ della produzione elettrica solo per i tempi necessari ad espletare le procedure di gara; senza, per altro, alterare i principi del libero mercato”.

FORME DI COMPENSAZIONE – “Inoltre, – sottolinea l’assessore regionale – al fine di concorrere al finanziamento di misure e interventi di miglioramento ambientale, la Giunta regionale ha stabilito forme di compensazione per lo sviluppo del territorio interessato dalle concessioni. I giudici riconoscono che la Regione non introduce un canone aggiuntivo (gia’ posto a carico del concessionario uscente, per il periodo di prosecuzione temporanea della concessione), come sostenuto erroneamente dal Governo”. “In realta’, – prosegue – la norma regionale impugnata, presupponendolo, ha disciplinato criteri, modalita’ e forme alternative di corresponsione di quel canone, mediante il ricorso a forme di compensazione per lo sviluppo del territorio interessato dalla concessione”.

“E’ assurdo – conclude l’assessore Terzi – che si debba continuamente mettere una pezza all’incapacita’ del Governo centrale di risolvere i problemi. Servirebbe una ventata di autonomia in piu’: un altro buon motivo per andare a votare il prossimo 22 ottobre”.


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