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Referendum, le reazioni in Valle Camonica: “Battiamoci per i nostri diritti”

lunedì, 23 ottobre 2017

Malonno – I sindaci della Valle Camonica sono soddisfatti del risultato ottenuto in termini di partecipazione al referendum per l’Autonomia della Lombardia. La media dei votanti è ben oltre quella della provincia di Brescia e in molti casi superato il 50%. Tra questi spicca Malonno dove il primo cittadino, Stefano Gelmi, commenta: “I cittadini hanno capito la posta in gioco e chiedono una scelta autonomista. Il dato è identico a quello ottenuto dalla Civica Malonnese la scorsa primavera, 1.471 consensi, e i “si” sono stati 1.473. Questa cifra mi porta a concludere che la scelta, nel Comune che mi ha rieletto sindaco quattro mesi fa, è stata quasi esclusivamente del centrodestra”. E sul funzionamento del voto elettronico? “Da noi – aggiunge il sindaco Gelmi – non ci sono stati problemi, e tutto è funzionato nel migliore dei modi. Poi era la prima volta che si sperimentava, quindi può succedere che in qualche seggio qualcosa non abbia funzionato”.

referendum Lombardia 1

Anche a Corteno l’affluenza è stata altissima: “L’indicazione dei cittadini è stata chiara e va in una direzione ben precisa con la richiesta di una vera autonomia – afferma il primo cittadino Martino Martinotta -. La differenza di partecipazione tra aree montane e città la dice lunga sulle esigenze che sono state avvertite dalle nostre comunità”.

C’è un dato che la Valle Camonica mette in evidenza da anni, ossia la differenza tra Ponte di Legno e Vermiglio, due Comuni confinanti, con il secondo che ha un’autonomia piena e il primo no. I camuni sostengono che “non va tolto nulla al Trentino, semmai dato in più dallo Stato alla valle e alla provincia di Brescia”.

Secondo il sindaco di Edolo, Luca Masneri, “E’ giunto il tempo di agire! Le nostre risorse sfruttate e piegate allo sviluppo dei grandi centri urbani (acqua ed energia elettrica) devono essere valorizzate e riconosciute alla montagna sotto forma di una maggiore compartecipazione agli utili che questi servizi derivano. Basta con la “carità di Stato”, siamo montanari, orgogliosi e fieri di esserlo e allora battiamoci per i nostri diritti”.


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