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Prosegue la battaglia per l’idroelettrico: Regione Lombardia avvisa il Governo. Parolo: “Non staremo fermi”

venerdì, 15 aprile 2016

Esine – La questione sull’idroelettrico torna d’attualità. In Valle Camonica come in Valtellina: l’ultima presa di posizione arriva anche dalla Lombardia che chiede conto al Governo Renzi. “Regione Lombardia chiedera’ un giusto riconoscimento compensativo per la salvaguardia e lo sviluppo dei territori interessati, con le medesime prerogative di Trento e Bolzano e della vicina Confederazione elvetica, permettendo l’acquisizione degli utili sul territorio locale e consentendo ai Comuni di svolgere il ruolo principale per i rinnovi o le nuove concessioni idroelettriche”. Lo ha dichiarato il sottosegretario di Regione Lombardia ai Rapporti con il Consiglio regionale, Politiche per la montagna, Macroregione alpina (Eusalp), Quattro motori per l’Europa e Programmazione negoziata Ugo Parolo, questo pomeriggio, a Sondrio, al convegno ‘L’industria idroelettrica tra mercato, normativa e territori’.parolo

IL QUADRO LEGISLATIVO

In una situazione di complessita’ legislativa in merito alla gestione dei beni del demanio idrico e al rilascio delle concessioni delle grandi derivazioni idroelettriche, Regione Lombardia, che da sola ha il 25% dell’idroelettrico nazionale, ha adottato provvedimenti con i quali ha consentito all’ex concessionario di proseguire l’esercizio degli impianti oggetto delle concessione scadute, in attesa di procedere ad indire le gare.

Entro il 2019 scadranno 7 concessioni, mentre altre 40 concessioni scadranno nel 2029: se il Decreto ministeriale fosse stato emanato, oggi Regione sarebbe stata nelle condizioni di effettuare 15 gare.

L’AZIONE DI REGIONE LOMBARDIA

“Malgrado la difficile interlocuzione col Governo – ha spiegato il sottosegretario – Regione Lombardia ha provato a definire criteri e modalita’ per applicare un sovracanone alle concessioni scadute e siamo in attesa del giudizio della Corte costituzionale”.

GOVERNO STA ACCENTRANDO

“Sostanzialmente il Governo – ha proseguito – sta cercando di attribuire la responsabilita’ alle Regioni e, attraverso un processo accentratore senza precedenti, con la Riforma della Costituzione appena approvata si portano a Roma tutte le competenze, pertanto quelle che Regione Lombardia ha trasferito alla Provincia di Sondrio verranno riaccentrate in qualche oscura stanza romana, senza ovviamente la conoscenza del territorio”.

A RISCHIO 280.000 CITTADINI

“La gestione di questa risorsa – ha sottolineato Parolo – non puo’ avvenire seguendo logiche esclusivamente di tipo economico, perche’ perdere il contatto col territorio vuol dire far subire queste infrastrutture. Sul territorio montano lombardo sono presenti 527 Comuni, pertanto il potenziale interessamento di oltre 150 Comuni, con circa 480.000 residenti, rende esposta al rischio una popolazione pari a oltre 280.000 abitanti”.

NON STAREMO FERMI

“Regione Lombardia – ha rassicurato il sottosegretario – non vuole fare alcuna guerra con gli attuali gestori, ma non stara’ ferma di fronte a questo atteggiamento governativo. Stiamo pensando a una serie di iniziative, su vari ambiti, anche in considerazione del fatto che lo Stato pensa di togliere queste risorse ai territori e alla Regione”. “E’ certo – ha concluso – che chiederemo di opprimere il trasferimento oneroso dei ‘beni bagnati’ e dell’offerta economica, che non prevede alcun ritorno sui territori interessati dalle derivazioni e verificheremo la strada percorribile per arrivare a un’intesa con il Governo e i Ministeri competenti, a difesa dei nostri territori e della loro sicurezza, oltre che per assicurare le adeguate ricadute economiche”.


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