QUESTO SITO WEB UTILIZZA COOKIES. NEL CONTINUARE A NAVIGARE SUL SITO STAI ACCETTANDO L'UTILIZZO DEI COOKIES.
TI INVITIAMO A LEGGERE LA COOKIES POLICY.
X
Ad
Ad
Ad

Ad

Ponte di Legno, Temù e Vione, il Comitato del No all’attacco: “La fusione è solo speculazione”

venerdì, 8 settembre 2017

Ponte di Legno – La data del referendum del 1 ottobre sulla fusione dei Comuni di Vione, Temù e Ponte di Legno si avvicina a grandi passi. I comitati del no e del sì confrontano, ponendo quesiti su come sarà il futuro dei tre paesi e sulla necessità o meno della fusione.

Ponte_di_legno_municipio

L’INTERVENTO DEL COMITATO DEL “NO”  

“A seguito dell’iniziativa referendaria per la fusione in epigrafe, si sono costituiti tre Comitati per il NO alla fusione ai quali hanno aderito molte persone di varia estrazione sociale e politica.

Abbiamo letto sui quotidiani locali alcuni articoli che riportano la volontà delle tre amministrazioni di dare corso alla fusione tra i tre Comuni, dando, al contrario, una scarsa informazione circa le posizioni dei Comitati per il NO, pertanto, riteniamo nostro dovere avanzare alcune considerazioni.

Premesso che il referendum per la fusione è già stato fatto nel 2012 ed è stato bocciato dagli elettori: se avesse vinto il sì, oggi sarebbe possibile indire un nuovo referendum? Risposta: no!

Quindi il sì è irreversibile, il no può essere modificato. In questo non appare nessuna pari opportunità. La democrazia non è una lotteria!

A ogni modo:

1) non abbiamo sentito dalle maggioranze dei tre Comuni motivazioni politiche, sociali o economiche circa le necessità di effettuare la fusione;

2) siamo in un periodo di recessione e di incertezze, per cui salvo casi di assoluta necessità e provata convenienza, occorre evitare qualsivoglia rischio precursore di inutili spese;

3) crediamo che i consiglieri comunali non facciano parte della casta, infatti percepiscono meno di 100 euro all’anno, quindi la riduzione dei rappresentanti non darebbe corso a risparmi per le comunità;

4) attualmente i consiglieri comunali, in linea di massima, garantiscono la rappresentatività generale, frazioni comprese; con la fusione l’articolazione democratica sarà ridotta o esclusa, con il rischio che prevalga la logica degli interessi dominanti, a scapito della democrazia rappresentativa di tutti;

5) la democrazia rappresentativa non può essere affidata ai pro sindaci che sono nominati dal Sindaco e che, anche se fossero eletti, sarebbero esclusi da qualsivoglia votazione degli organismi rappresentativi, tra l’altro creando confusione tra i ruoli e i compiti: il loro vero scopo è di di tipo clientelare e bottegaio;

6) in questi anni sono state messe in campo alcune sinergie organizzative tra i Comuni, tuttavia, insufficienti; riteniamo indispensabile che l’Unione dei Comuni dell’Alta Valle Camonica, come prescritto dalle leggi, gestisca tutti i servizi con la finalità di migliorarli riducendo i costi e quindi le tariffe ai cittadini: giova ricordare che sono previsti annualmente notevoli contributi;

7) ribadiamo, come Comitati per il NO alla fusione, l’importanza della continuità e del miglioramento della collaborazione in campo economico e sociale tra i sei Comuni dell’Alta Valle Camonica, in primis attraverso l’Unione; non riteniamo, per ciò, che sia necessario abolire la propria identità storica, sociale, economica e politica per poter collaborare;

8) come finirà l’Unione dei sei Comuni se prevarrà il sì alla fusione?

9) i bilanci dei tre Comuni, seppure con consistenze diverse, garantiscono la continuità amministrativa di ogni singolo Comune che quindi non vale la pena abolire;

10) in caso di fusione sono previsti dei contributi, ma variabili e fino a un massimo di dieci anni da utilizzare per pagare i costi della fusione: alla fine non rimarranno né denari né Comuni.

Tutto ciò premesso, noi siamo chiaramente contrari alla fusione, poiché non ne ravvediamo le necessità, ma allora: perché si ripropone la fusione? A chi giova? Cui prodest?

Siamo contrari al mantenimento di amministratori a vita e alla conservazione sine die delle seggiole nelle società partecipate o controllate, vale la pena ricordare che la democrazia è anche ricambio della classe dirigente.

Secondo noi la fusione non si farà, poiché la gente ha capito che la fusione è solo speculazione, la fusione è solo confusione!

Giova ricordare che il referendum del 2012 era stato indetto dalle maggioranze consiliari e i Comitati per il NO avevano convenuto a dei confronti con gli esponenti politici promotori.

Per quanto riguarda l’attuale referendum, le amministrazioni comunali hanno dichiarato di “aver preso atto di una raccolta firme da parte dei Comitati per il SI per chiedere l’indizione del referendum”, pertanto, dato che l’iniziativa sembra venire dal “basso”, abbiamo dato ampia disponibilità a un confronto regolamentato, purché si svolga tra i coordinatori dei Comitati per il NO e i coordinatori dei Comitati per il SI, che non sono rappresentanti di partiti nazionali, ma cittadini come noi.

In questo modo crediamo si possa dare un’ampia e dettagliata informazione ai cittadini elettori, il resto non rientra nelle finalità dei Comitati per il NO alla fusione.

Per le ragioni su esposte noi, ovviamente, invitiamo tutti i cittadini ad andare a votare (non sussiste quorum) e a votare NO al referendum”.

Fabio Fogliaresi e Mario Rizzi, coordinatori dei Comitati per il NO alla fusione dei Comuni di Vione, Temù e Ponte di Legno


© Gazzetta delle Valli - Testata registrata in tribunale, direttore responsabile Alberto Panzeri - P. IVA 03457250136