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Parco dell’Adamello, Cras di Paspardo: il bilancio dei primi mesi del 2015, oltre 110 animali ricoverati

mercoledì, 24 giugno 2015

Paspardo – La struttura gestita dall’Associazione Uomo e Territorio Pro Natura con il supporto del Parco dell’Adamello e del Comune di Paspardo ha preso in carico nei primi sei mesi dell’anno oltre 110 animali in difficoltà appartenenti a 38 specie differenti

Sono più di 110 i pazienti ricoverati dal 1° di gennaio presso il Centro Recupero Animali Selvatici di Paspardo, gestito dall’Associazione Uomo e Territorio Pro Natura con il supporto del Parco dell’Adamello e del Comune di Paspardo, un piccolo ospedale dedicato alla cura della fauna selvatica immerso negli antichi boschi del Parco dell’Adamello, su un versante a picco sulla media Valle Camonica.

Allocchi, gufi comuni, assioli, poiane, gheppi e sparvieri, ricci e caprioli, rondoni, picchi neri e anche una piccola upupa, balestrucci e topini, volpi, tassi e faine e molte altre specie hanno trovato riparo e cure presso il CRAS dove sono impegnati senza sosta lo staff e i volontari dell’Associazione.

Sono giovani nidiacei che hanno abbandonato il nido, animali investiti, rapaci folgorati, giovani ungulati raccolti nei boschi, mustelidi e canidi intrappolati in strutture antropiche, rondoni caduti dai tetti a causa di forti temporali. Le casistiche sono numerose e il lavoro incessante.

Il CRAS ha sempre bisogno di supporto. Cosa si può fare per aiutarlo a svolgere sempre meglio il proprio lavoro? Facendo volontariato, iscrivendosi all’Associazione oppure facendo una donazione, ma anche donando cibo per gli animali o strumenti, vecchi stracci, coperte, spugne, detersivi e molto altro ancora. Contattando il centro è possibile avere una lista completa delle necessità.

Oppure si può adottare simbolicamente un animale ferito, per se stessi o come regalo a un proprio caro. Si tratta di un’adozione sostenibile a 360° in quanto essendo digitale, permette di azzerare l’impatto ambientale per la produzione e la spedizione dei materiali cartacei e di concentrare la totalità della donazione sulla cura degli animali selvatici.

L’adottante riceverà direttamente via e-mail il kit adozione digitale costituito da:
• il Certificato di Adozione
• un wallpaper tematico sulla specie adottata
• la tessera digitale dell’Associazione Uomo e Territorio PRO NATURA
• l’iscrizione alla newsletter dell’Associazione
• l’invito all’evento del suo rilascioGufo reale

In questi giorni può capitare di trovare piccoli passeriformi oppure giovani rapaci notturni non ancora in grado di volare. Ricordiamo a tutti che la dispersione dei giovani nelle immediate vicinanze dei nidi prima di imparare a volare è un fenomeno normale e che pur rendendo vulnerabili i singoli nidiacei consente di non attirare predatori presso l’intera nidiata all’interno del nido.

Grazie alle loro insistenti emissioni vocali, i genitori sono in ogni caso in grado di individuare i propri piccoli e di alimentarli costantemente.

In queste circostanze è importante non spostare e non prelevare i giovani uccelli, a meno che si trovino in situazioni di particolare rischio (a terra in mezzo ad una strada, a terra in un giardino popolato da gatti e cani, ecc…). Nella maggior parte dei casi, anche in condizioni di pericolo è sufficiente raccoglierli e spostarli su un ramo di un albero entro pochi metri dal sito di ritrovamento. Una volta calata la notte non tarderanno a richiamare l’attenzione dei loro genitori.

Solo in caso di soggetti in evidente stato di difficoltà o feriti è bene prendersene cura raccogliendoli e portandoli nel più breve tempo possibile ad un Centro Recupero Animali Selvatici autorizzato.

Ricordiamo inoltre che toccare o prelevare piccoli di cervo o di capriolo rinvenuti in natura significa renderli irriconoscibili alla madre e quindi condannarli ad una morte certa.
Spesso in primavera vengono prelevati nell’erba piccoli di cervo o di capriolo nella convinzione che siano stati abbandonati dalla madre.

È importante sapere che la madre si allontana solo temporaneamente dal piccolo – per distrarre eventuali potenziali predatori o per alimentarsi – e che si riavvicina subito dopo la fine del disturbo oppure non appena garantiti i bisogni primari.

Per proteggere gli animali, è importante limitarsi a verificare che non siano feriti osservandoli velocemente e in silenzio da debita distanza e tenendo i cani al guinzaglio.

Se invece si è convinti che il piccolo ungulato sia in difficoltà, si consiglia – sempre senza toccare l’animale – di prendere contatti con i servizi faunistici provinciali oppure con gli uffici dei parchi o con il Corpo Forestale dello Stato al fine di rendere possibile un veloce ricovero del soggetto presso il CRAS più vicino.


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