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Pane al carbone: l’Europa limita l’uso, la Confartigianato bresciana rassicura i clienti

venerdì, 8 gennaio 2016

Brescia – Una novità che ha suscitato la curiosità di molti. Un particolare prodotto da forno dal colore nero “carbone” che ha creato una moda, ma anche alcune perplessità. Sul caso del pane nero l’iniziale repulsione viene presto annullata dai claims salutistici che dilagano sul web. La preparazione del pane al carbone vegetale è molto semplice.massetti

La ricetta assomiglia a quella classica ma prevede l’aggiunta del carbone vegetale che conferisce all’impasto l’intenso colore scuro. A questo punto il pane o la pizza, che conservano il sapore a cui tutti noi siamo abituati, si arricchiscono delle proprietà normalmente attribuite al carbone vegetale.

Alla luce della crescente richiesta di pane al carbone vegetale, la categoria dei Panificatori Confartigianato ha ritenuto opportuno svolgere degli approfondimenti tecnico- giuridici in materia, al fine di dare indicazioni più precise agli operatori e ai clienti sulla utilizzazione di questo particolare ingrediente, sottolineando come il prodotto sia sicuro, come confermato dal Ministero della Salute, ma con alcune indicazioni di utilizzo imposti da Bruxelles. Dalla ricerca è emerso che il carbone vegetale, essendo sostanza organica naturale e non rilasciando pertanto sostanze di natura tossicologica, è stato ritenuto sicuro dal Ministero della Salute, che lo ha ammesso come integratore alimentare. Però la normativa europea sugli additivi, aromi ed enzimi, ritiene il carbone vegetale un colorante, e ne disciplina l’utilizzo ammettendolo soltanto in alcuni generi alimentari.

Per i prodotti da forno la normativa quindi prevede che in tutti i vari tipi di pane, sia per forma (panino, pagnotta, rosetta, michetta, filone, eccetera) che per varietà di ingredienti aggiunti (pane all’olio, pane al latte, pane al sesamo…), il carbone vegetale non possa essere utilizzato. È ammesso invece per tutti gli altri prodotti definiti “prodotti da forno fini” (ad esempio grissini, cracker, taralli, friselle …) a condizione però che vi sia una necessità tecnologica per il suo impiego e con un utilizzo proporzionato al raggiungimento della finalità di colorante naturale. Una divergenza che ha colpito un prodotto in rapida ascesa tra i gusti degli italiani e sempre più presente tra gli scaffali dei forni.

Per il presidente di Confartigianato Imprese Brescia e Lombardia Orientale Eugenio Massetti: “Una novità che ha suscitato la curiosità di molti. Difficile capire se l’acquisto sia dettato dal fatto che il carbone vegetale faccia bene, o perché è la moda del momento. Di certo è una moda effimera e che non ha traccia nella nostra tradizione. Non si tratta comunque di un prodotto nocivo, essendo permesso dal Ministero della Salute.”


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