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Nel Bresciano il ricambio generazionale è realtà. L’assessore Fava: “L’agricoltura è un modello”

mercoledì, 27 maggio 2015

Brescia – Il territorio bresciano è tra le realtà più dinamiche e quella che forse meno soffre il ricambio generazionale.

“Non c’è dubbio che la quantità di giovani e l’entusiasmo che li contraddistingue in questa zona è abbastanza in controtendenza rispetto alla media nazionale e, anzi, migliora la media regionale”, afferma l’assessore regionale all’Agricoltura Gianni Fava, al termine delle visite effettuate ieri con un gruppo di giovani di Coldiretti in provincia di Brescia, insieme al presidente regionale Ettore Prandini. Fava ha visitato l’azienda di Giacomo Picco, allevatore di bovini di razza limousine, a Dello, l’azienda agricola Abbazia dei fratelli Zucchi a Orzinuovi (oltre 600 capi bovini in lattazione e 150 ettari a mais per l’alimentazione delle vacche) e l’azienda agricola Vigna Dorata a Cazzago San Martino, che produce oltre 70.000 bottiglie all’anno tra Franciacorta e Cortefranca.Edolo Gianni Fava

TRADIZIONE FAMILIARE

“Quasi tutti arrivano da una tradizione familiare – ha osservato l’assessore – e pur ragionando in continuità con le esperienze aziendali di famiglia, dimostrano di avere grande spirito innovativo e versatilità. Ieri abbiamo visto tre esempi in comparti diversi, dal vino alla carne, passando per il latte, nei quali la presenza giovanile si sente e i modelli aziendali risultano attuali e  all’avanguardia”.

COMPENSARE VALORE MARGINALITA’

“La mia più grande preoccupazione resta legata all’andamento generale – ha aggiunto l’assessore – poiché oggi la valorizzazione di buona parte dei prodotti della filiera primaria non garantisce la necessaria marginalità; il rischio è che anche l’integrazione fornita dalla programmazione comunitaria non possa compensare l’evidente gap negativo che si è creato tra costi di produzione e valore del venduto”.

SOSTENERE I GIOVANI NOSTRA GRANDE SFIDA

“Fa ben sperare un dato – ha spiegato, in conclusione, Fava – che è legato al valore complessivo della produzione agroalimentare lombarda, unico comparto in crescita dell’economia di questo paese, che però ci costringe a una amara riflessione sull’assenza di una equa ripartizione del valore all’interno delle filiere: se si produce aumentando il valore e alla fine il risultato è che la marginalità delle imprese si riduce – quando addirittura non si annulla -, significa che la grande sfida della politica sarà cercare strumenti idonei per evitare queste forme di speculazione. Se dovessimo riuscirci, per questi giovani potrebbe aprirsi una fase di grande sviluppo economico e personale. Diversamente non possono esserci strumenti pubblici che tengano”.


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