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Legambiente premia Giudicarie, Castello dell’Acqua e Val Venosta

sabato, 15 luglio 2017

Tione - Sostenibilità ambientale, agricoltura sociale e di qualità, turismo dolce e sostenibile le chiavi del successo delle pratiche virtuose dell’arco Alpino premiate da Legambiente: bandiera verde alle Giudicarie in Trentino, Malles in Alto Adige e Castello dell’Acqua (Sondrio). Giudizio sospeso su Bresciano e Valle Camonica, due bandiere nere: Comune di Livigno e Provincia di Sondrio.marmotta

Legambiente lancia un messaggio: “Le Alpi risentono sempre di più degli effetti dei cambiamenti climatici. Urgente definire una politica nazionale che valorizzi le aree montane e coinvolga le comunità locali, replicando quegli esempi virtuosi già avviati sul territorio”.

Mentre le bandiere nere sono due: una va al Comune di Livigno (Sondrio), che, andando contro tutti i pareri degli enti di tutela, ha approvato la costruzione di un impianto sciistico su di un sito Natura 2000, costituito da pascoli, antichi nuclei abitati, ed habitat di tanti animali alpini. Bandiera nera anche alla Provincia di Sondrio per aver consentito, con l’approvazione della proposta di aggiornamento del Piano Cave il 27/9/2016, l’ampliamento degli ambiti e l’estrazione di quantitativi abnormi dalle cave in Comune di Novate Mezzola, in Valchiavenna. Sono questi i vessilli che oggi Legambiente ha consegnato in occasione della partenza della Carovana delle Alpi, la campagna annuale sullo stato di salute dell’arco alpino, che anche quest’anno torna a segnalare le situazioni più virtuose assegnando le Bandiere Verdi, e le realtà peggiori, quelle che mettono in campo le scelte più impattanti, che aumentano il consumo di suolo, che incidono pesantemente sulla qualità ambientale e sociale della vita in montagna, e che si fregiano quindi delle Bandiere Nere.

“Il progetto di impianto sciistico in Vallaccia a Livigno. – dichiara Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia – E’ l’immagine perfetta di un modello turistico vorace, che non mette in conto né i limiti naturali, né i vincoli paesaggistici. Crediamo che per queste aspettative esasperate di sfruttamento del territorio non debba esserci più cittadinanza nell’arco alpino”.

“I nostri riconoscimenti vanno a chi, con passione e intraprendenza, ha voluto qualificare la propria attività nello spazio montano – dichiara Lorenzo Baio, coordinatore degli eventi lombardi della Carovana delle Alpi – ma albergano gravi contraddizioni, che il dossier di Carovana delle Alpi 2017 mostra ampiamente. In primo luogo a carico del territorio, malamente sfruttato, che avrebbe ben altre potenzialità da valorizzare che non essere sventrato da cave o compromesso da impianti sciistici già adesso obsoleti”.

TRENTINO - Bandiera Verde a: Comuni delle Giudicarie, Consorzi Bim Sarca e Bim Chiese, il parco dell’Adamello Brenta e la Comunità delle Giudicarie
Motivazione: per la battaglia contro la ricalibrazione delle portate d’acqua e dei Deflussi Minimi Vitali rilasciati da alcune derivazioni idroelettriche sui fiumi Sarca, Chiese e Palvico a seguito dell’accordo approvato tra PAT e HDE con DGP 1798 del 14/10/2016.

Descrizione: alcuni mesi or sono su pressione dei concessionari la Giunta Provinciale ha approvato un atto che avrebbe dovuto ridurre il Deflusso Minimo Vitale. Questa scelta irrispettosa dell’ambiente e dei corsi d’acqua ha visto l’opposizione non solo degli ambientalisti, ma anche di alcuni autorevoli esponenti delle istituzioni. I sindaci delle Giudicarie, i presidenti dei Consorzi Bim Sarca e Bim Chiese e il parco dell’Adamello Brenta e la Comunità delle Giudicarie si sono mobilitati con un appello alla Giunta provinciale affinché l’accordo venisse rivisto.

Gli amministratori oltre a sottoscrivere il documento per chiedere la revisione dell’accordo hanno ottenuto di poter ripristinare i valori dell’accordo del 2009 pur rinunciando a parte dei canoni aggiuntivi.

“I corsi d’acqua del nostro territorio – sostengono i firmatari – hanno raggiunto, ad oggi, un livello di qualità ecologica, ambientale e paesaggistica più elevato rispetto al passato. Si tratta di un risultato positivo, dopo decenni di degrado e di depauperamento della risorsa idrica, quand’anche non distribuito in maniera ancora omogenea.Un risultato parziale che non può essere considerato un traguardo raggiunto, quanto piuttosto un nuovo punto di partenza, per proseguire lungo un percorso virtuoso che possa ulteriormente migliorare i nostri territori ed il rapporto tre le comunità locali con le risorse ambientali”.

Il premio di Legambiente intende proprio sottolineare la lungimiranza di amministrazioni che privilegiano la tutela del territorio al compenso economico immediato.

La scelta degli amministratori rivela anche il successo della precedente regolamentazione dei DMV che ha prodotto un incremento della qualità ecologica, ambientale e paesaggistica del territorio e delle politiche di valorizzazione fatta dalle amministrazioni dell’ecosistema fluviale come risorsa socioeconomica e turistica.

ALTO ADIGE Bandiera Verde a: Comune di Malles in Val Venosta
Motivazione: per l’approvazione del divieto dell’uso di pesticidi sul proprio territorio nel Regolamento comunale e per aver preventivamente attuato un referendum tuttora oggetto di ricorsi da parte delle lobby locali.

Descrizione:
Il comune alpino di Malles Venosta, 5.000 abitanti, al confine con Austria e Svizzera ha deciso di vietare l’uso dei pesticidi, fertilizzanti e prodotti chimici su tutto il territorio comunale. Si tratta di sostanze inquinanti che i frutticoltori spargono senza remore su un territorio che è densamente sfruttato da aziende di piccolissime dimensioni e è sferzato costantemente dall’Oberwind (un vento di tramontana n.d.t.)

Nel 2013 i residenti, per evitare spargimento di pesticidi vicino a scuole, parchi pubblici, case e impianti sportivi e per le api, decisero di fondare un comitato referendario “Malles comune libero dai pesticidi” per sollecitare l’amministrazione comunale a prendere provvedimenti. Intanto una cinquantina di medici, dentisti, veterinari, biologi e farmacisti del “distretto Alta Val Venosta” redassero un “manifesto per la tutela della salute”, nel quale veniva espressa viva preoccupazione per la salute pubblica e dove i sindaci del territorio dell’Alta Val Venosta e tutti i responsabili della Provincia Autonoma di Bolzano venivano esortati a mettere in atto seriamente tecniche di coltivazione alternative e all’occorrenza mettere al bando i pesticidi chimico-sintetici, in particolare nel territorio della “piana di Malles”.

Il Sindaco di Malles, Ulrich Veith, dato il forte dibattito in paese, nel 2014 indisse un referendum popolare per confermare o meno l’inserimento nello Statuto del principio precauzionale di tutela della salute dei residenti e dei turisti, con il divieto di utilizzo di sostanze fitosanitarie chimicosintetiche, in favore delle biodegradabili. Il 75,68 % dei votanti sul 69,22 degli aventi diritto
espresse parere favorevole.

In seguito ad un ricorso formale di alcuni residenti e non residenti, contrari alla decisione del referendum, il tribunale di Bolzano in sede civile nel 2016, non ha considerato legittimo il referendum sull’uso dei pesticidi e sono attualmente in corso il processo di secondo grado e diversi procedimenti legali. Tra i contrari c’è il Bauernbund, associazione sudtirolese dei contadini, da sempre contrario a quanto deciso dai residenti del comune di Malles, politicamente spinge dal lato opposto, poiché sostiene che ci siano già diversi regolamenti locali ed EU che tutelino la salute dei cittadini.

Ciò nonostante il 29 marzo 2016 vengono approvate dal Consiglio Comunale di Malles (con voto unanime) le “Norme di attuazione”. Si tratta di un Regolamento locale per fissare limiti precisi all’uso delle sostanze chimiche in agricoltura, atto che non è stato toccato dalla sentenza di annullamento del referendum popolare.

Una storia a lieto fine che vede Il comitato dei cittadini e l’amministrazione comunale collaborare in un dibattito che ha al centro sia la salute, che il modello economico e turistico, non solo locale, ma dell’intera vallata. L’esperienza di Malles Venosta può diventare un riferimento per l’agricoltura dell’arco alpino ed essere un esempio virtuoso da replicare in Italia ed in Europa.


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