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Legambiente boccia Pd e Svp sullo smembramento del Parco dello Stelvio. Bandiera verde al Comune di Cerveno

mercoledì, 30 luglio 2014

Bormio - Al via la Carovana delle Alpi sulle montagne lombarde, la campagna che ogni anno fa il “check up” dello stato di salute dell’ambiente alpino assegnando le tradizionali bandiere verdi e nere, rispettivamente alle buone e cattive pratiche di gestione del territorio.  Le nostre Alpi sono un paradiso di bellezza e biodiversità, troppo spesso minacciato da una gestione miope. Ci pensa allora il Cigno verde a segnalare le eccellenze montane e a denunciare le situazioni che minacciano l’ambiente alpino. Quest’anno in Lombardia sono 3 le bandiere nere che l’associazione ambientalista dà ai nemici della mstelvio1ontagna, per i danni causati al territorio da amministrazioni e società. Non mancano per fortuna anche le buone pratiche ecosostenibili e le idee positive per uno sviluppo locale green, come testimoniano le rispettive 3 bandiere verdi date, invece, a chi ha saputo valorizzare l’arco alpino.

LA CAROVANA DELLE ALPI
<La montagna ricopre il 45% della superficie lombarda, un territorio ricco di eccellenze ma povero di politiche. Il Governo e la Regione Lombardia devono cambiare i propri obiettivi per rilanciare il territorio alpino – dichiara Lorenzo Baio, coordinatore lombardo della campagna Carovana delle Alpi – puntando a costruire una sinergia fra aree di pianura e vallate alpine. Alle nostre montagne non servono più faraoniche infrastrutture ingestibili e che drenano importanti risorse pubbliche con risultati per lo meno trascurabili. E’ ora di avviare il concetto di un’infrastruttura diffusa, fatta di agricoltura di qualità, riqualificazione naturalistica e idrogeologica del territorio, innovazione tecnologica, recupero del patrimonio edilizio e qualità nelle modalità di fruizione della montagna. Da anni registriamo nuova energia e vitalità in molte località alpine. Si tratta di dare modo a questa energia di sprigionarsi al meglio curandone la sostenibilità economica e ambientale>.

BANDIERE NERE

Quest’anno ben tre bandiere nere vanno alla Lombardia. La prima, e più pesante, viene assegnata alle segreterie dei partiti PD (Partito Democratico) e SVP (Südtiroler Volkspartei) che si sono prodigate per lo smembramento del Parco dello Stelvio, i cui 131 mila ettari ricadono per il 45% in Lombardia. Con grandi responsabilità nella guida rispettivamente del Paese e della Provincia Autonoma di Bolzano, l’uno per colposo disinteresse alla conservazione della natura, l’altro per scelta deliberata, hanno coscientemente scelto di affossare il più grande Parco Nazionale delle Alpi attraverso un processo di scissione e declassamento e di far così deperire con esso la prospettiva di sviluppo sostenibile per questo spazio montuoso sovraregionale.

<Ancora una volta la politica abdica al proprio ruolo di governo del bene pubblico e utilizza in modo strumentale il territorio e l’ambiente per mantenere i propri equilibri politici – dichiara Marzio Marzorati, responsabile Parchi di Legambiente Lombardia – Invece di realizzare un parco europeo alpino, così come chiesto dalla comunità internazionale e della Convenzione delle Alpi, lo si smembra in tre piccoli parchi giochi regionali. Purtroppo non sempre l’autonomia locale è lungimirante e rappresenta un bene per i cittadini che invece chiedono alla politica di mettere al primo posto la tutela dell’ambiente e dei territori. Il parco più importante d’Italia avrebbe bisogno di ben altra considerazione – insiste Marzorati - siamo preoccupati che senza un grande organismo di gestione unitario, il Parco dello Stelvio subirà un peggioramento nelle attività di controllo e tutela soprattutto della biodiversità. I primi sintomi di questa deriva sono la recente delibera della Provincia di Trento che considera gli orsi dannosi. Ci chiediamo anche a cosa potrebbe servire la Macroregione alpina, proposta anche dalla Regione Lombardia, se tra i sui obiettivi non tutela il patrimonio del parco dello Stelvio e le risorse ambientali>. La seconda bandiera nera lombarda è stata assegnata al Comune di Schilpario per non avere attuato in maniera efficace la regolamentazione dell’utilizzo di motoslitte, in spregio a qualsiasi regola di buon senso capace di preservare il turismo dolce e di qualità.

BANDIERE VERDI

La Carovana delle Alpi anche quest’anno è quindi andata alla ricerca di quanti sviluppano progetti di tutela e salvaguardia della più grande catena montuosa d’Europa per premiare con le bandiere verdi l’impegno di quanti hanno mosso passi significativi verso uno sviluppo di qualità. Sono 3 i vessilli verdi assegnati in Lombardia. Il riconoscimento di Legambiente va al Comune di Cerveno (Brescia) per una politica fatta di scelte coerenti e continuate nel tempo, e di progetti di qualità, per la valorizzazione delle risorse del proprio territorio.

IL MESSAGGIO DI LEGAMBIENTE

Da un po’ di anni a questa parte Legambiente sta cercando di capire se e quanto le Alpi possano tornare diventare strategiche a partire da un nuovo possibile ruolo all’interno dell’economia post-industriale che si va delineando nel nostro continente. Nel passato remoto le Alpi sono state un aggregato di comunità transfrontaliere con forti identità ed economie certo essenziali e statiche, ma solide. Un destino che è mutato negli ultimi decenni, tanto da renderle luogo del confine e della separazione, unicamente esposte all’invasione di modelli sociali ed economici estranei. Le crisi ambientale, sociale ed economica esplose intorno ai grandi agglomerati urbani (e nell’intero pianeta), pur nella loro brutalità, paradossalmente  potrebbero indurre un ritorno ad un protagonismo della montagna rispetto agli equilibri ecologici e sociali dell’intero territorio. Esaurito  il ciclo del fordismo, le regioni del Nord Italia, come del resto l’intera nazione, si stanno necessariamente confrontando con nuove forme di sviluppo dove  è urgente un diverso modello di produrre, abitare e vivere. Qualcuno, non a caso, sostiene che proprio in questo contesto è possibile intercettare un nuovo ciclo dove le smart city possano intrecciarsi e sostenersi vicendevolmente con le smart mountain. In effetti l’introduzione di tecnologie e sistemi di governo intelligenti offrirebbe ampie opportunità su tutti i fronti.

Se questa è la via da percorrere ecco che allora appaiono fuori tempo e fuori luogo tutti quei progetti che non hanno ancora incorporato il concetto di limite di sfruttamento per risorse naturali come acqua, suolo e biodiversità, tanto da rischiare di condannare sé stessi e il territorio  al suicidio nel giro di poco tempo.

Con questo spirito Legambiente continua a redigere, ormai da 14 anni, il dossier della Carovana delle Alpi, che come sempre viene confezionato selezionando e verificando i casi segnalati da decine di circoli di Legambiente presenti nell’arco alpino italiano. A fianco delle buone pratiche che, nonostante la crisi economica, faticosamente stanno emergendo un po’ ovunque, tuttavia sono ancora frequenti i progetti obsoleti e impattanti e per questo oggetto delle nostre bandiere nere. Al solito evidenziano scelte di sviluppo locale quasi unicamente orientate alla  monocultura dello sci e comunque impattanti su ambienti montani delicati e unici. I risultati sono noti: consistenti consumi di suolo, acqua, cementificazione, scarso rispetto paesaggistico e aumento del rischio idrogeologico, oltre che violazione di territori vergini e delicatissimi con la pratica del’eliski.

Queste attività, del resto, rappresentano un mercato maturo, che richiede semmai di qualificare i servizi a supporto dei vasti domaines skiables esistenti, di saper rispondere alla domanda crescente di pratiche sportive “skipass-free” (ciaspole, sci alpinismo, passeggiate sulla neve) e di non compromettere la possibilità di sviluppo di un’offerta diversificata adatta a tutte le stagioni.

La green economy, unica via di uscita dalla crisi secondo molti esperti,  può trovare un terreno di crescita estremamente favorevole nel tessuto socioeconomico alpino. Sempre più significativo è il numero di piccolissime, piccole e medie imprese, spesso supportate da virtuose amministrazioni locali,  in grado di introiettare la sfida ambientale come fattore competitivo e di coniugarla con i temi della responsabilità sociale d’impresa e della centralità della persona. Riteniamo indispensabile il sostegno e il riconoscimento di quelle attività che vedono il protagonismo dei montanari e delle comunità locali. Essenziale è la presenza di giovani, gruppi di azione locale. Anche l’arrivo di nuovi e vecchi migranti alla rovescia (dalla pianura alla montagna), laddove accade, rafforza la capacità d’azione sociale dei singoli e della collettività. È in questa prospettiva che Legambiente sceglie di premiare con le bandiere verdi attività e progetti che sappiano riguadagnare terreno a migliori pratiche agricole, ai bisogni di qualità alimentare, alle tipicità territoriali, alla diversificazione produttiva anche immateriale, al risparmio energetico, ad un turismo responsabile e sostenibile, per la difesa del suolo ed un più equilibrato utilizzo delle risorse idriche. Su una dimensione più ampia crediamo che una buona governance alpina potrebbe favorire una messa in rete delle buone pratiche, tanto da arrivare a produrre una sorta di patto tra simili, un accordo che dia forza a questa visione.

 

L’ambizione è verso una virtuosa macroregione alpina capace di produrre  politiche di sistema, ovvero “spazi politici di coesione”, legami tra territori che hanno affinità geomorfologiche e culturali a prescindere da perimetri amministrativi, diversità istituzionali, diversità statutarie e forme di autonomie. Non va in tal senso il pessimo esempio fornitoci dal mondo politico, in specifico dei partiti che si sono prodigati per lo smembramento del Parco dello Stevio. Infatti alle segreterie dei partiti PD (Partito Democratico) e SVP (Südtiroler Volkspartei) va la bandiera nera più pesante della Carovana 2014. Come abbiamo scritto nel testo della bandiera scegliamo così di mettere all’indice il cinico calcolo politico di due partiti, con grandi responsabilità nella guida rispettivamente della Provincia Autonoma e del Paese, che, l’uno per scelta deliberata, l’altro per colposo disinteresse alla conservazione della natura, hanno coscientemente scelto di affossare il più grande Parco Nazionale delle Alpi e di far così deperire con esso la prospettiva di sviluppo sostenibile per questo spazio montuoso sovraregionale.

 

 


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