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Le politiche locali in materia di gioco non sempre hanno effetti positivi

mercoledì, 6 dicembre 2017

Trento – Secondo il presidente dell’associazione La Sentinella, Luigi Nevola, e il direttore dell’Istituto economico Milton Friedman, Andrea Maria Villotti, alcune politiche locali sul gioco potrebbero sortire effetti negativi.

In merito alla decisione che prevede orari spezzati sul funzionamento degli apparecchi, Nevola precisa che la conseguenza negativa che potrebbe derivare è relazionata alla crescita dell’ansia e della compulsività del giocatore, aspetto provato anche da alcune ricerche scientifiche sui fenomeni di dipendenza dal gioco pubblicate sul blog di Filippo Romano. Per tale ragione, spiega il presidente de La Sentinella, “quando ci si appresta a redigere dei regolamenti, servono persone competenti, in grado di studiare misure che creino meno compulsività. Non è opportuno, per esempio, colpire le sale regolari, su cui si deve investire anche considerando la riforma Baretta, che crea un solco tra le attività generaliste e quelle specifiche. Invece, occorre creare una rete sociale che scovi e aiuti la compulsività”.

kmRiportando come esempio le decisioni adottate dalla Provincia autonoma di Bolzano, – oggetto di critiche da parte dell’associazione di settore SAPAR -, condanna il modo in cui è stato gestito il fenomeno del gioco illegale. Gli interventi proibizionisti non hanno fatto altro che portare all’arrivo di infiltrazioni mafiose e alla scoperta di totem. A questo punto, secondo Nevola, bisognerebbe chiedersi: “sto agendo bene se abbandono il giocatore patologico nelle mani della criminalità organizzata e se attraverso delle leggi proibizioniste lo spingo nelle mani degli usurai e poi lo curo con i soldi pubblici?”. Aggiunge inoltre che per promuovere il gioco sano e legale, la soluzione migliore è quella di creare una cultura in materia, investire su prevenzione e formazione non ideologiche ed effettuare campagne informative rivolte anche ai minori. “Demonizzare il gioco non serve, bisognerebbe piuttosto imparare a gestire e gustare il divertimento”, conclude.

Andrea Maria Villotti, direttore dell’Istituto economico Milton Friedman, condividendo le posizioni di Nevola e riferendosi alle politiche locali sul gioco, esprime la sua contrarietà sul modo in cui sono state prese alcune decisioni. “Questo settore in Italia è giovane, oltre che importante e in grado di dare lavoro a molte persone. A causa principalmente della sua gioventù, è caratterizzato da approcci da parte delle amministrazioni comunali che sono certamente in buona fede ma anche di tipo proibizionista, ottenendo così l’effetto opposto di quello voluto, ossia tutelare i giocatori e soprattutto le fasce deboli”, spiega Villotti. La soluzione che propone suggerisce l’adozione di soluzioni che possano garantire “una regolamentazione omogenea dell’intero settore anziché a macchia di leopardo. Le interruzioni molteplici dell’attività delle macchine da parte delle amministrazioni comunali creano un effetto simile a quando in una birreria si chiama l’ultimo giro, e tutti chiedono l’ultima birra. Un orario continuativo è preferibile”.

Riferendosi in particolare al caso del Trentino Alto-Adige, regione in cui le due province presentano normative differenti, proibizionista a Bolzano, non proibizionista a Trento, sottolinea come nella seconda il fenomeno del gioco illegale dei totem sia totalmente sconosciuto. “Vengono inoltre realizzati corsi di formazione che favoriscono una gestione positiva del settore e migliorano le condizioni per tutti, giocatori compresi”, sottolinea Villotti.

Alla luce di tali considerazioni, i due convengono sul fatto che le amministrazioni locali non dovrebbero prendere decisioni inutili o affrettate, e che sarebbe invece più saggio attendere l’indirizzo definitivo della Riforma nazionale sui giochi.


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