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L’assessore Fava a Edolo: “Più risorse per l’agricoltura montana”

lunedì, 30 settembre 2013

Edolo –  ”Vogliamo dare una mano all’agricoltura di montagna, portando quasi al 40 per cento le risorse impiegate per questo ambito, articolando le misure agroambientali, perché siano usate al meglio. Per troppo tempo abbiamo pensato che fosse utile continuare politiche forestali senza tenere in considerazione un dato fondamentale: dove manca impresa agricola, il territorio non regge più, dal punto di vista economico oltre che ambientale. Chi ha pensato che parchi, riserve naturali e zps fossero addirittura in competizione col contesto agricolo, ha sbagliato”. meleti agricoltura

Lo ha detto oggi l’assessore regionale all’Agricoltura Gianni Fava, intervenendo al convegno sulla valorizzazione del formaggio Silter, organizzato dall’Università della Montagna, sede staccata di Edolo (Brescia) dell’Università degli Studi di Milano.

DISSESTO IDROGEOLOGICO? TERRITORIO ABBANDONATO
“Dove il territorio frana molto spesso – ha proseguito Fava – c’è stata un’azienda agricola che ha smesso di coltivarlo. In montagna
l’antropizzazione non può essere abbandonata, in virtù di un ritorno al naturale che non esiste più”. L’agricoltura è presidio del territorio, pur nella diversità di quella di montagna da quella di pianura.

“Non ci saranno infatti misure di sostegno analoghe per entrambe – ha ricordato l’assessore -: una è di impresa e l’altra di territorio. Certamente nessuna delle due dovrà essere di sussistenza, in alcun caso, perché occorre dare prospettive, ai giovani soprattutto”. Ciò, attraverso la stabilizzazione dei mercati e la remunerazione di quel che si produce. “Quando i nostri prodotti saranno pagati per quel che valgono – ha ricordato infatti Fava – avremo dato prospettive concrete a chi si affaccia a questo mondo per intraprendere”.

INSIEME PER FARE MASSA CRITICA
“I prodotti di qualità hanno anche bisogno di essere valorizzati, ‘pagati’ il giusto. Per ottenere questo occorre che siano sorretti dai meccanismi che l’Unione europea ci impone in termini di aggregazione di prodotto e distretto di filiera” ha osservato l’assessore nel
corso del suo intervento. “La microimpresa – ha proseguito -, per finire sul mercato, e nella Grande distribuzione, deve fare massa critica, per trovare la giusta remunerazione”.

EXPO? AFFERMI NOSTRE SPECIFICITA’
La tutela del territorio passa attraverso la sua corretta gestione. La riserva naturale non deve avere priorità sulle attività umane. “L’eccesso di forestazione – ha detto ancora Fava – è frutto di impoverimento dal punto di vista imprenditoriale. Stiamo lavorando a un Psr che punti a modificare questo stato di cose, avviando il confronto con tutti gli attori, a partire dal 23 ottobre prossimo. Per uno sviluppo che vada nella direzione di dare risposte, per i prossimi sette anni, a tutti coloro, giovani in primis, che vogliono investire in questo settore”. “Puntiamo a intervenire laddove c’è voglia di investire – ha annunciato il responsabile lombardo all’Agricoltura – e per questo occorre lavorare nella ricerca della remunerazione. C’è un forte interesse a far sì che prodotti di qualità possano uscire
dall’alveo locale e finiscano nei mercati che meritano di essere affrontati. Serve un percorso che qualifichi il prodotto, lo renda sicuro dal punto di vista alimentare e riconoscibile per il consumatore. Con Expo abbiamo un’occasione per raccontare al mondo quello che sappiano fare, e fare bene”.

CONTRO L’ITALIAN SOUNDING
“Abbiamo un obbiettivo preciso – ha concluso Fava -: che i nostri prodotti siano rispettati in giro per il mondo. Perché quasi il doppio di quello che oggi riusciamo a esportare potenzialmente interessa il mondo. Occorrono regole e rispetto, quello che chiediamo per i nostri prodotti. E che dobbiamo contestualmente offrire, perché il nostro prodotto non deve finire indistintamente su uno scaffale
di un supermercato, insieme ad altri che magari si fregiano dello stesso marchio e simbolo. Expo diventi momento di dibattito politico, perché tutti i Paesi che arriveranno qui riconoscano il doveroso rispetto per le nostre produzioni. E’ una battaglia prima di tutto culturale”.


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