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Incontro con allevatori per l’assessore Fava: “Alta Valle Camonica si adegui a mercato”

venerdì, 13 maggio 2016

Vezza d’Oglio – Tappa in Alta Valle Camonica dell’assessore regionale all’Agricoltura, Gianni Fava, che ha incontrato agricoltori e cacciatori di Vezza d’Oglio (Brescia), Vione e Cerveno. Oltre all’assessore Fava erano presenti i consiglieri regionali Federico Lena e Fabio Fanetti, il sindaco di Vezza d’Oglio, Giovanmaria Rizzi, e gli allevatori dell’alta Valle, tra cui Andrea Bezzi, allevatore di Ponte di Legno.gianni fava

L’assessore regionale all’Agricoltura Gianni Fava ha fatto il punto dell’andamento dell’agricoltura montana, con le iniziative per il settore che saranno sostenute dalla Regione Lombardia. Inoltre è stato fatto il punto sull’ambito di caccia dell’Alta Valle Camonica, con il comprensorio alpino di caccia.

“Non c’e’ alternativa alla trasformazione diretta, soprattutto da queste parti. L’errore che spesso si fa in montagna e’ che si aspettino risposte da Milano. Se ci son idee le finanziamo, il contrario non puo’ piu’ accadere. Le imprese agricole di montagna sono per livello dimensionale e contesto i soggetti piu’ fragili, ma il tema del latte tocca ormai tutta la regione”. Lo ha detto l’assessore regionale all’Agricoltura Gianni Fava incontrando oggi i rappresentanti di una trentina di aziende agricole dell’Alta Val Camonica per un’analisi delle problematiche del settore in montagna.Vezza d'Oglio

All’incontro, molto partecipato, sono intervenuti anche i consiglieri regionali Fabio Fanetti e Federico Lena. In precedenza l’assessore aveva incontrato i rappresentanti del Comprensorio alpino di caccia Ca1 sui temi caldi del settore all’indomani del ritorno della delega in Regione a seguito del riassetto istituzionale delle Province.

PROSPETTIVE SE SI ASSECONDA LA DOMANDA
“Chi ragiona in termini tradizionali non intercetta neppure i benefici che potrebbe avere a livello di risorse. Prospettive ci sono se ci si mette in linea con la domanda – ha aggiunto Fava -. Che oggi vuol dire multifunzione, diversificazione dell’offerta di prodotti e servizi, necessari per stare ancora sul mercato. Se necessario riorganizzando la vendita con un caseificio: puo’ nascere anche su iniziativa pubblica, ma che parta in tempi rapidi. Il Psr lo consente, finanziando attivita’ di questo tipo fino al 50 per cento del totale”.Vezza d'Oglio 1

“Reggono le aziende che si sono strutturate producendo e vendendo allo stesso tempo, contando sulla trasformazione nel proprio territorio – ha ribadito l’assessore -. Un modello organizzativo deve partire dal fatto che qualcuno sappia trasformare il latte, e in tempi rapidi. Come Regione, oltre alle risorse del Psr possiamo pensare a un’ipotesi progettuale che si concretizzi anche con un accordo di programma, coinvolgendo anche l’Universita’ della montagna di Edolo”.

AGRICOLTURA E TURISMO DEVONO ANDARE A BRACCETTO
“Abbiamo circa dai 700 agli 800 bovini nel nostro comprensorio, solo a Vezza 650. Una forza molto elevata, ma le problematiche restano – ha spiegato Giovanmaria Giacomo Rizzi, sindaco di Vezza d’Oglio -. Ci sono aziende da rinnovare. Oggi una delle criticita’ maggiori e’ il prezzo del latte, ma sappiamo che e’ un problema per tutti. E all’agricoltura guardiamo anche come presidio per la tutela del territorio. Un vantaggio, anche dal punto di vista turistico, il valore dell’ambiente e’ unico. Serve un’agricoltura piu’ integrata col turismo, non si e’ riusciti a creare questo connubio. In passato avevamo cercato di far partire un caseificio per dare valore aggiunto alla filiera. Siamo consapevoli che ci sono forti criticita’: a oggi non abbiamo un progetto condiviso di rilancio dell’agricoltura”.

LE RICHIESTE DAL TERRITORIO
Gli allevatori chiedono soprattutto ‘un concreto snellimento della burocrazia, consapevoli che il livello dimensionale delle aziende in questi territori e’ determinante per la sopravvivenza’. E sono d’accordo che agricoltura e turismo debbano lavorare su obiettivi comuni.

Forte e’ anche la richiesta di tornare ad allevare razze autoctone, come e’ opportuno che sia rispetto a un intensivo che oggi non viene piu’ remunerato’. Come se ne esce, quindi? Fava ha ricordato che “e’ necessario sfruttare tutte le opportunita’ che hai e riorganizzarsi. Oggi per chi fa zootecnia la sola indennita’ compensativa non basta piu’, anche se e’ stata sostenuta e riarticolata, dividendo i criteri di riparto in base all’altitudine per differenziare. Se il biologico, oggi molto richiesto, non lo fa una valle di montagna chi dovrebbe farlo?”

SERVE CAMBIO DI MENTALITA’
“Bisogna adeguare anche il parco animali alle indicazioni europee in tema di risorse – ha ricordato Fava -: se fossi un allevatore con pochi capi e dimensioni limitate, andrei subito su razze in via di estinzione. In montagna ci si sta riorientando, una ‘original brown’ vale 400 euro l’anno di contributo pubblico, da qui al 2020. Col valore del latte di oggi non prenderai mai quei soldi.

Bisogna iniziare a guardare a queste modalita’, creare prodotti distintivi, che esistono, come il Silter. Peccato che il consumo, per il 93 per cento del totale, avvenga in provincia di Brescia. Il vantaggio allora e’ che il mondo fuori puo’ essere un potenziale cliente. Il valore del prodotto ce l’hai se lo promuovi, devi farlo conoscere, con le risorse della promozione. Occorre fare la promozione sui prodotti. Possiamo anche aumentare la produzione di Silter, ma se il consumo resta qui e’ uno sforzo inutile”.

Al termine dell’incontro con l’amministrazione locale, l’assessore Fava ha potuto visitare le aziende agricole Lorena Togni e Sergio Riva, a Vezza d’Oglio, e la cantina Zanetta, a Cerveno.


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