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Il lupo sta ripopolando le Alpi. I dati svelati dalla Fondazione Mach

venerdì, 17 aprile 2015

Trento – Il lupo suscita un misto di fascino e timore, forse perché è da sempre protagonista di tante storie e leggende. Ieri la Fondazione Mach ha organizzato un’assemblea d’istituto ad hoc per permettere ai 700 studenti del Centro di Istruzione e Formazione di sfatare i pregiudizi legati a questo predatore: conoscendo le sue abitudini, e capendo come difendersi da eventuali attacchi, la convivenza con il branco sarà più facile.

Gli esperti Natalia Bragalanti (MUSE), Alessandro Brugnoli (Associazione Cacciatori Trentini) e Claudio Groff (Servizio Foreste e Fauna) hanno illustrato ai ragazzi riuniti in aula magna il ritorno naturale del lupo sulle Alpi, partendo dalle caratteristiche fisiche e biometriche dell’animale, passando per il riconoscimento delle sue iLupo 2mpronte e delle piste e poi indagando la struttura gerarchica del branco e i fenomeni della dispersione. Le ultime presenze in Val di Non e valle dell’Isarco.

“La presenza del lupo non è più una favola bensì una realtà che affascina ed intimorisce, dividendo l’opinione pubblica tra chi è felice di questo ritorno e chi lo vede solo come un problema. Negli anni ’70 in Italia il lupo era confinato sugli Appennini con circa un centinaio di soggetti. Oggi, dopo neppure cinquant’anni, gli individui nel Centro e Sud Italia sono circa un migliaio e la specie è arrivata a colonizzare anche le Alpi”, hanno spiegato gli esperti.

Agli studenti sono state poi mostrate le tecniche di monitoraggio messe in campo dagli zoologi per tenere traccia degli spostamenti: lo snow tracking, il wolf howling e le fototrappole.


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