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Giornate Fai di Primavera a Edolo e Ponte di Legno tra storia, arte, poesie sulle orme di Carlo Emilio Gadda

venerdì, 18 marzo 2016

Edolo (Anto. Col.) – L’Alta Valle Camonica è pronta per le Giornate Fai di Primavera: domani e dopodomani Edolo e Ponte di Legno apriranno al pubblico i loro gioielli e li sveleranno con tanto di ciceroni. Un legame a doppio filo tra la Prima Guerra Mondiale e Carlo Emilio Gadda: a Edolo saranno aperti al Pubblico e visitabili con operatori culturali e studenti “ciceroni” il percorso storico-letterario “Carlo Emilio Gadda”, quindi la Chiesa di San Giovanni Battista e la parrocchia di Santa Maria Nascente. Il percorso di visita partirà davanti al Municipio  e si snoderà lungo il centro storico di Edolo.

Il programma delle giornate Fai di primavera è stato svelato dai due sindaci, Luca Masneri (Edolo) e Aurelia Sandrini (Ponte di Legno) e dai delegati Fai della Valle Camonica. I due Comuni sono legati a doppio filo alla figura di Carlo Emilio Gadda e, come sottolineato Luca Masneri e Aurelia Sandrini, “nelle due giornate Fai di primavera scopriremo i gioielli e conosceremo la figura di Carlo Emilio Gadda (nella foto) con le citazioni nel giornale di Guerra e Prigionia”.

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GIORNATE FAI A EDOLO

Itinerario ”Edolo, terra grande, si presenta”.

La chiesa di San Giovanni Battista sorge all’interno del centro storico medievale. L’aspetto attuale dell’edificio risale alla seconda metà del XVIII secolo ed è il risultato di diversi rimaneggiamenti, avviati già nel corso del XVI secolo. All’esterno notevole è il pronao rinascimentale con lunetta affrescata All’interno l’edificio si presenta a navata unica, con una cantoria in muratura in controfacciata e il presbiterio che comprende uno dei cicli ad affresco più importanti di tutto il cinquecento bresciano, che narra le Storie e la Vita di San Giovanni Battista.

La Parrocchia plebana di Santa Maria Nascente sorge sopra un poggio che domina il paese, ad enfatizzare anche visivamente la sua natura di madre di tutte le chiese dell’Alta Valcamonica. La Pieve fu edificata sopra un preesistente tempio pagano fra la fine dell’VIII secolo e gli inizi del IX e svolgeva funzioni anche di centro civile e assistenziale. L’aspetto attuale è frutto di numerosi rifacimenti attuati a partire dal XVII secolo fino agli inizi del XX secolo, che hanno interessato la struttura a tre navate, la cupola e la facciata.

Orario sabato 18 marzo   orario 10 – 12.30 / 14 – 18.00
Orario domenica 19 marzo  orario 10 – 12.30 / 14 – 18
L’ultimo gruppo entra 30 minuti prima dell’orario di chiusura segnalato
Visite guidate
Visite guidate a cura degli Apprendisti Ciceroni® dell’IIS “F. Medeghini” di Edolo

Itinerario “In Alta Valle Camonica, sulle orme di Carlo Emilio Gadda”.

Gadda giunse in Valle Camonica, a Edolo, il 18 agosto del 1915. Arruolato nel 5° Reggimento Alpini, fu assegnato al fronte dell’Adamello. Trascorse diversi mesi a Edolo, base per la sua preparazione e il suo addestramento militare. Diversi sono i paesi della Valle nominati da Gadda oltre a Edolo, Sonico, il Passo Aprica, Vezza d’Oglio, il rifugio Garibaldi, Precasaglio, Pezzo, Ponte di Legno, il Passo del Tonale, il Montozzo e altri luoghi dell’allora confine italo-austriaco. È proprio in questi luoghi che iniziò la sua carriera di scrittore di guerra. Nel 2011 è stato ideato un percorso che ripercorre i passi dello scrittore e che si snoda lungo luoghi di grande suggestione e di alto interesse storico. La passeggiata, di grande fascino storico – naturalistico, comprenderà alcuni beni aperti eccezionalmente per l’occasione, nei borghi di Ponte di Legno ed Edolo.
Orario sabato 18 marzo – orario 10 – 12.30 / 14 – 18
Orario domenica – orario 10 – 12.30 / 14 – 18
L’ultimo gruppo entra 30 minuti prima dell’orario di chiusura segnalato
Visite guidate
Visite guidate a cura della Pro Loco di Edolo

GIORNATE FAI A PONTE DI LEGNO

A Ponte di  Legno le giornate Fai di Primavera saranno all’insegna di ”Ponte di Legno tra storia, arte e poesia sulle orme di Carlo Emilio Gadda”.

Le visite guidate sono così articolate: una passeggiata nel Centro storico di Pontedilegno, raccontando; il percorso dedicato a Carlo Emilio Gadda guidati dalle citazioni contenute nel “giornale di Guerra e Prigionia”; visita alle creazioni dedicate a Carlo Emilio Gadda degli alunni di 3^ elementare di Ponte di Legno, guidati dall’insegnante Maria Casabona, presso la scuola elementare di via Bixio, quindi la tappa alle sculture lignee della chiesa parrocchiale, il Museo d’arte sacra e le opere di Ettore Calvelli,  i totem del percorso Pontedilegno, paese della poesia e la storia di Ponte di Legno e la distruzione del paese nel periodo della Grande Guerra. Le visite saranno guidate dall’artista camuno Edoardo Nonelli. Sarà disponibile fresco di stampa il libro di Giancarlo Maculotti e Pierangelo Ferrari dal titolo: ”La Guerra Bianca di Carlo Emilio Gadda”.

PAESAGGGI CAMUNI NELLA PROSA DI GADDA MILITARE IN ALTA VALLE CAMONICA

di Giancarlo Maculotti
“Le pagine che riguardano l’alta Valle sono quasi un centinaio e sono state scritte a Edolo, a Precasaglio e a Ponte di Legno nel periodo che va dal 24 agosto 1915 al 15 febbraio 1916. Non hanno evidentemente alcun scopo descrittivo o di celebrazione del paesaggio montano (peraltro molto apprezzato da Gadda) ma sono degli intermezzi dedicati all’alta valle motivati da approcci molto diversi e sempre in qualche modo collegati alla guerra.

«Il bollettino del Ministero della Guerra del giorno 5 agosto 1 9 1 5 mi nominava, dietro mia richiesta del 2 7 marzo u.s., sottotenente nella milizia territoriale, arma di fanteria, con destinazione al 5.° Alpini. – Il comando reggimentale di Milano a cui mi presentai il 17 agosto mi destinò al Magazzino di Edolo. – Il 18 sera ero a Edolo, dopo aver prestato il giuramento a Milano. – Presi alloggio all’albergo Derna, dove sono tuttora, e cominciai tosto il servizio, o più precisamente l’istruzione. Già avevo prestato servizio militare in fanteria, a Parma; dove prestai servizio come soldato semplice nel 1° regg.to Granatieri, dal 13 giugno fino alla nomina».

«Edolo, 24 agosto 1915.» C. E. Gadda. Edolo, 24 agosto 1915.
Le note che prendo a redigere sono stese addirittura in buona copia, come vien viene, con quei mezzi lessigrafici e grammaticali e stilistici che mi avanzeranno dopo la sveglia antelucana, le istruzioni, le marce, i pasti copiosi, il vino e il caffè. Scrivo sul tavolino incomodo della mia stanza, all’albergo Derna, verso le una e mezza pomeridiana. Le imposte chiuse e i vetri aperti mi lasciano entrare l’aria fresca e quasi fredda della montagna, i rumori dei trasporti e le voci della gente: mi impediscono la veduta di un muro, che si trova a due o tre metri in faccia e in cui non figurano che finestre chiuse, e delle rocce del Baitone. 2. Sto abbastanza bene di corpo, per quanto il troppo cibo preso ieri alla mensa e l’uso che vi si fa di vino e caffè, a cui io non ho l’abitudine, mi lascino un senso di odiosa sazietà e di intorpidimento intellettuale: ho anche un po’ sonno. Quest’aria fresca mi ristora e un po’ di raccoglimento mi fa piacere. Spiritualmente sono seccato dalla mancanza di notizie della famiglia, poiché da quando sono a Edolo, cioè dal 18 corr., non ho ricevuto una riga; dal continuo seccarmi che il capitano fa (e con ragione) perché mi provveda del cinturone di cuoio e del revolver; dalla perdita dei miei guanti, che occorrono all’istruzione, e che difficilmente potrò sostituire. Inoltre uno strano intorpidimento dell’animo mi toglie di godere a pieno della vivissima emozione fantastica e sentimentale che per solito la montagna mi destava, e talora anzi mi lascia indifferente del tutto: però levando lo sguardo al Baitone, alle sue rocce e alle sue nevi, questa monotona e stanca situazione dello spirito si interrompe per poco. Anche le cattive notizie della Guerra dei Russi mi mandano a traverso questi giorni che potrebbero essere di esaltazione.

Il motivo egoistico sentimentale che momentaneamente mi domina è un desiderio di raccoglimento e di durezza alpinistica, di forze fresche, di compagnia coi miei pochi amici, di nebbia e di bosco. Tanto più quindi mi sono lontani questi carriaggi, questi muli, e la mensa copiosa e chiassosa degli ufficiali. Penso raramente alla guerra, non per indifferenza, ma per timore di soffrir troppo nella preoccupazione e anche perché ne sono continuamente distratto dalla vita giornaliera.

Lo scrittore era un giovane allievo sottotenente che di stanza a Edolo doveva eseguire marce esplorative e di allenamento che avevano lo scopo di prendere confidenza con la fatica e con il territorio montano. Le “escursioni” toccavano vari punti della zona di Edolo, si spingevano ad esempio
fino a Sonico ed oltre, su strada, e in una completa manovra di combattimento di tutta la compagnia in un bosco di castani, su terreno morenico, meraviglioso”.

Oppure salivano verso l’Aprica come accadde il giorno 27 agosto:
Ieri mi alzai alle 4 del mattino, come ufficiale di servizio, e fui in caserma alle 4 1/2 presi il nome degli ammalati. Ero piuttosto assonnato e la marcia sullo stradone polveroso dell’Aprica mi fu dura. Mangiai, a mezza strada circa, del pane e due uova, e bevvi un bicchier di vino. Arrivai all’Aprica accaldato, come tutti, mi rinfrescai con gli altri nel bagno dell’Hotel Aprica, e scesi in sala. La colazione fu allegra, abbondante, e servita da due cameriere che furono il pretesto di mille allegrie. Il vino di Valtellina e due bicchieri fini di squisito Sassella coronarono la mensa. Ma in fondo, per quanto la colazione consistesse di spaghetti, una costoletta, frutta, mi sentivo pieno, appesantito, stanco. Riprendemmo tosto la via del ritorno, sullo stradone polveroso, sotto il sole. Poi si prese la strada mulattiera che sta sulla destra del Fiumicello e che è deliziosa. Ma il mal di ventre che mi colse, mi impedì ogni godimento del paesaggio… Fu una pessima giornata e avrò un cattivo ricordo di questa prima visita al collo dell’Aprica, che divide la Rezia dalla Camunia.

L’attenzione dello scrittore è puntata soprattutto sul suo malessere fisico e psicologico. I disturbi gastro-intestinali lo tormentano per tutti i primi mesi di permanenza nelle retroguardie del fronte bellico e i rapporti con i commilitoni non hanno certo nulla dell’idillio. Gadda non sopporta le loro infinite discussioni su argomenti di nessunissimo valore, su questioni di lana caprina che portano comunque a scontri a volte fisici e ad un vociare scomposto ed irritante al quale il giovane soldato reagisce con lo sciopero della parola: parla poco o nulla. Scrive lettere alla mamma, ai parenti, agli amici, al fratello e si lamenta perché non riceve mai tempestiva risposta. Uniche note spiritose e serene quelle riguardanti la conoscenza di qualche giovane ragazza. Gadda è particolarmente attratto dalla bellezza femminile e pare abbia in quei mesi una tresca con una donna di Sonico i cui marito è emigrato in Australia.

Edolo, 2 settembre 1915

Ieri pessima giornata: caldo, stanchezza, litigi, ecc. Rinuncio alla sua descrizione che riuscirebbe troppo uggiosa da scrivere. È venuta a stare nel nostro albergo una graziosissima cameriera del lago di Garda, dai folti capelli castani, altissima, snella; mi propongo di farle la corte non ostante che nell’albergo abitino altri cinque miei colleghi. Oggi marcia al monte Faetto, ma non alla cima. Partiti da Edolo, salimmo per la strada militare d’oltre Fiumicello al passo di Flette, nome pomposo d’una spalla di contrafforte del Faetto, e per meravigliose praterie e castagneti scendemmo a Malonno: qui colazione e allegria. Ritorno con pioggia non forte.

Il “vecchio” Gaddus che quando scrive ha la bellezza di 22 anni usa a tratti il linguaggio che poi ritroveremo nei suoi principali scritti. Traspare dalle sue pagine di autore in erba tutta l’ironia e l’inventiva che poi ritroveremo nell’Adalgisa, nel Castello di Udine, nel Pasticciaccio, nella Cognizione del dolore. Sembra che il divertimento più apprezzato da Gadda sia il giocare con la lingua. Ne abbiamo uno dei primi esempi, se non il primo in assoluto, quando descrive il monte Faeto.

Hodie quel vecchio Gaddus e Duca di Sant’Aquila arrancò du’ ore per via sulle spallacce del monte Faetto, uno scioccolone verde per castani, prati, e conifere, come dicono i botanici, e io lo dico perché di lontano guerciamente non distinsi se larici o se abeti vedessi. Ahi che le rupi dure e belle del corno Baitone si celavano nelle nubi, forse per ira della non giusta preferenza data ai rosolacci. Ma è destino che chi vuole non possa, e chi può non voglia. Ora, questo Gaddus amerebbe adunghiare questo Baitone, ma gli è come carne di porco, a volerla mangiare di venerdì: Moisè ti strapazza. Ora, questo è il venerdì, perché è il tempo delle mortificazioni, e Baitone è porco, perché piace, e il generale Cavaciocchi, buon bestione, è Moisè, perché non vuole. E il Gaddus è il pio credente nella legge, e nella sua continova sanzione. Per che detto Duca seguitò per prati e boschive forre la sua buona mandra, che lungo la costa cantò nel silenzio della valle. Cantò la canzone dell’alpino che torna, poi che chi non torna né pure avanza fiato a cantare, e che gli è chiesto come s’è cambiato in viso dell’antico colore: è stato il sole del Tonale che mi ha cambià il colore, rispose l’alpino: e la sua ragazza si contenta. La canzone tristemen¬te si perdeva nella valle, così nebulosa, come s’io l’avessi creata a mia posta, e con il mio immaginare pensavo che per la detta valle risonasse religiosamente un alto corale […] Fin che tragicamente lo scherzo cessa per un romore subitaneo: è il rimbombo lontano della cannonata. E con questo l’onda corale s’accende, improvvisa e totale, come se il vento si levasse d’un tratto nel più forte e generale suo modo: passa per il dolore e il compianto, con pause di sgomento e rincalzi d’angoscia, e si fonde nell’ira, e si perde. Ecco la solitudine delle pareti rupestri, il vano sotto le torri, la nebbia che sale dal profondo come fumo d’una valle senza suolo, il silenzio in cui è lasciato il monte dallo sparire dell’uomo. Questo fu l’immaginare del detto Gaddus, ma il monte era buono e rotondo, con spalle di prati e barbe di castagneti. Sulla più dolce e bassa delle propagini sue si ammucchiano grigie case di petrame, e in mezzo è il castello mal ridipinto con la torre ancor selvaggia, non guasta da cache di pittori a méstoli. Nel detto castello è il trattore con vino; formaggi; e costole di manzo, ch’era stanco d’imbizzirsi al novilunio: e le sue corna mulesche finirono male, di quest’asino, come quelle di molti manzi ribaldi.

S’intrecciano come sempre osservazioni sul paesaggio e sull’uomo sul filo della melanconia e dello sguardo sardonico, della critica ai comandanti e della comprensione per un ruolo difficile e che suscita pochi consensi. Così ci viene restituita dallo sguardo dello scrittore la Val Gallinera:

Ieri marcia in Val Gallinera, quasi fino al passo di Galli¬nera. Fu una mezza odissea. Partimmo da Edolo poco dopo le 4 del mattino (gli uomini si erano levati alle 3) e lungo i costoni di M. Foppa (propaggine dell’Aviolo) raggiungemmo dopo qualche lungo disguido la VaI Gallinera. Vi proseguimmo lungo le pendici dell’Aviolo fino ad una profondità superiore alle Malghe Gallinera (che sono sull’altro versante) e quivi si fece il rancio. Valle grandiosa e bella, ma diavolescamente piena di sole. Il fondo-valle è coperto dagli erratici torrentizi di bellissimo granito (credo tonalite) rovinati dalla cima dell’Aviolo, e dai massi di schisto dell’Aviolo stesso. Dopo il rancio, manovra di sicurezza in marcia, sotto il sole, al riverbero dei graniti, da mezzodì alle due: ora pessima. Io giunsi con le avanguardie fin sotto il passo, ma fu allora comandato il «dietro front.» La truppa era un po’ indisciplinata, brontolona, ma marciò molto bene. Con quaranta e più kili in dosso questi uomini si stanca¬rono come me, che non portavo nulla. Vero è che io andavo su e giù, a recare ordini nella manovra, ecc. Il ritorno fu un po’ grave, per lo spirito della truppa mal disposto verso il comandante, il tenente Ricci, bestia bisbetica e pasticciona. Ha per altro il merito di fare delle vere marce di montagna e non della caricatura. Io tornai molto stanco, e risentii la stanchezza anche stamane (Edolo, 19 settembre 1915).

La guerra è lontana e si presenta all’attenzione di Gadda solo con l’eco di qualche scoppio e le notizie poco rassicuranti che arrivano dal fronte. Il giovane sottufficiale vorrebbe essere in prima linea e si lamenta della vita oziosa (senza libri!) e del fatto di non essere adeguatamente impegnato dove infuria la battaglia e dove, per un periodo, è di stanza il fratello Enrico. Solo in qualche rara occasione il rumore dei cannoni si fa più vicino.

Accompagnai, col collega Radice, 132 uomini alla Forcella di Montozzo, in due giorni. Le truppe erano mal nutrite e poco resistenti: il primo giorno giungemmo a Pontagna (19 km. circa) il 2° salimmo a Montozzo (2470). Fu una ve¬ra fatica il guidare questi muli […]Edolo, 9 ottobre 1915.

Assorbiti dai compiti e dai doveri militari si presta poca attenzione al tran tran di tutti i giorni e solo di sfuggita si coglie il ritmo della vita quotidiana dei paesi:

Edolo, ancora 26 ottobre Sera. Come sono poco osservatore delle cose che non mi interessano! Da che sono in Valcamonica non ho sentito mai suonare una campana, eppure solo oggi la mia attenzione si fermò su questo fatto. Nessun campanile si anima mai, né a mattina, né a vespro, né durante le feste. La torre di Edolo (alta e massiccia costruzione in granito, di stile rinascimento abbastanza buono) non batte neppur le ore. La valle suona solo del fiume, della ferrovia, degli automobili, delle segherie elettriche, talora del tiro a segno. Quale differenza da quando, remota a ogni civiltà, solo il fiume e qualche campana vi avrà vissuto! La grammatica zoppica, ma poco importa.

Poi finalmente l’agognato salto verso le prime linee. Non è ancora il respiro della polvere del cannone o l’incontro quotidiano con la morte, ma il fronte è lì a due passi e l’inverno bellico nelle fredde stanze prima di Precasaglio e poi del Grande Albergo di Ponte di Legno sfida la resistenza e l’equilibrio del giovane interventista che sfilava a Milano per reclamare l’ingresso in guerra.

La camera che qui abito è a Sud Ovest, la migliore esposizione, a dieci metri dal quartiere, ed è stanza d’angolo con due finestre: è alta poco più di due metri, a quadrilatero irregolare, bianca, pulita, ma molto fredda e senza stufa né camino.

Il padrone, un tirchio montanaro, voleva 1,20 al giorno: m’accordai a stento per L. 1, che è il prezzo di requisizione, già fin troppo elevato. La catinella, piccola, in ferro, con dell’acqua gelida, è posata sopra uno sgabello. Vi è uno specchio, un tavolo, un cassettone, due sedie il letto e il tavolino da notte. Il letto è un’ottomana corta, in cui devo stare rannicchiato. (Precasaglio, 18 novembre).

Alle osservazioni sulle zone visitate attraverso delle marce impegnative si sostituiscono descrizioni delle condizioni ambientali determinate dal freddo. Nel marasma della disorganizzazione Gadda riesce ad individuare anche alcuni aspetti positivi riguardanti l’uso di mezzi di trasporto innovativi e la predisposizione di trincee “assai ben fatte”.

Il tempo qui è sereno, secco, e freddissimo: a Vescase, dov’è la truppa di guarnigione del Tonale, si sono raggiunti i 18 cent. sotto lo zero; qui la notte credo si siano passati i 15; gelano i ruscelli, e gli scoli delle strade formano enormi incrostazioni di ghiaccio. Ovunque grosse stalattiti e formazioni botriodali e mammellonari. La valle è asciutta, cosparsa di capannoni in legno, a doppia parete, coperti di tela catramata, assai ben fatti, capaci di 60 uomini e più; rigata da costruzioni stradali e da sentieri recenti; solcata dal Narcanello e dall’Oglio p. d.; talora assordata dai boati delle mine; passeggiata dalle comitive d’uomini e di muli. Queste vanno divenendo meno frequenti a mano a mano che si aprono all’esercizio le filovie. A Montozzo una filovia, al Castellaccio e al Corno di Laghi Scuri sale una teleferica: insomma l’organizzazione va man mano compiendosi. A Vezza d’Oglio, e qui a Ponte pure delle molteplici linee di trincee assai ben fatte e di reticolati sbarrano Valcamonica a un’eventuale irruzione nemica. (Ponte di Legno 27 novembre 1915).

I nomi dei nostri monti lo meravigliano non poco. Ma ancor di più lo colpiscono le differenze tra le abitudini di bresciani e bergamaschi e quelle di militari di altre regioni.

Certi romani e certi toscani, non per parlar male, che faranno anche loro quel che devono, ma vanno su per la neve come un cavallo per una scala a pioli: gli batte il cuore e gli occhi si cerchiano d’un giallo-viola e strabuzzano, in aria di infinita amarezza. Uno, che incontrai in ferrovia, si ammalò al solo vedere la posizione della batteria (Cima delle Gràole) e ottenne sei mesi di convalescenza. Un altro che faceva servizio tra il Corno d’Aòla e Cima Le Sorti, ottenne di andare a Livorno, in una batteria da costa o giù di lì. I nomi di questi siti, tra parentesi sono qualche cosa di raro: una montagna si chiama: I Cacàoni, un’altra Dosso del Faustinelli, un’altra Cima Cady, un’altra Crestone di Re di Castello, un’altra Cima di Casamadre; senza parlarti del passo dei Contrabbandieri, del passo di Laghi scuri e del passo di Ercavallo: un Orlando Furioso. (Lettera scritta al nipote, Emilio Fornasini da Ponte di Legno il 5 dicembre 1915).

Del resto ne “Il castello di Udine”, scritto nel 1934 e quindi non sotto l’influenza nervosa delle vicende belliche, Gadda avrà elogi sperticati per i nostri soldati e per i montanari in genere e in Eros e Priapo, violento pamphlet di derisione del dittatore e delle sue patologiche maniacali, scriverà: “Il popolo mi ha offerto i modelli sublimi de’ bergamaschi e camuni, de’ piemontesi; e certi vecchi e saggi operai che ancora li vedo lavorare: li vedo vivere in un mondo il quale sta già disparendo dalla mia anima come orizzonte in fuga ” . Chissà, se quel mondo stava già disparendo negli anni trenta del secolo scorso, che cosa ne scriverebbe oggi.

Le giornate Fai in Alta Valle Camonica faranno ripercorrere un pezzo di storia di quel periodo – Prima Guerra Mondiale –   e del grande scrittore Carlo Emilio Gadda.


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