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Film Festival: a Eddy Covi, Marco Pegoretti, Aldo Mazzotti e Gianni Canale il premio “Chiodo d’oro” della Sosat

giovedì, 7 maggio 2015

Trento – Oggi sarà consegnato all’evento “Cordate nel Futuro”, la manifestazione organizzata dalla Sosat, nell’ambito del Trento Filmfestival, il Chiodo d’Oro 2015. Il riconoscimento quest’anno verrà assegnato a Edoardo Covi e Marco Pegoretti quali alpinisti veterani e ad Aldo Mazzotti e Gianni Canale, quali alpinisti giovani. La consegna avrà luogo alle 17.30 nella sede sociale della Sezione Operaia della Società degli Alpinisti Tridentini in via Malaga a Trento.

Il riconoscimento Chiodo d’Oro è un premio che la Sosat assegna agli alpinisti trentini: un veterano ed un giovane. Quest’anno la manifestazione Cordate nel futuro, ideata dalla Sosat nel 1998 per far incontrare gli alpinisti di ieri, oggi e domani è giunta alla sua diciottesima edizione. Ci parla dell’evento il pegoretti e covi 10presidente della Sosat Luciano Ferrari: “Siamo orgogliosi, come Sezione Operaia della Società degli alpinisti Tridentini, di organizzare ormai da 18 anni la manifestazione “Cordate nel futuro”, che realizziamo in collaborazione con il Trento Filmfestival.

Gli alpinisti ospiti dell’evento culturale più importante nell’ambito della montagna in Trentino, si trovano nelle nostre sale per fare quattro chiacchiere, bere un bicchiere, in amicizia. Questo momento è diventato l’incontro alpinistico della settimana e richiama nella nostra storica sede gli alpinisti trentini e gli ospiti della città che rappresentano quel mondo della montagna che ritiene irrinunciabile il confronto tra le generazioni, il rapporto tra giovani e anziani, per trasmettere esperienze e per recepire le novità. Lo stile della nostra cerimonia è spontaneo e semplice, incentrato sugli alti valori morali, quali l’amicizia, la solidarietà e la riconoscenza, che sono il nostro patrimonio sin dal 1921, anno di fondazione della Sosat. Dal 2006 la direzione della Sezione Operaia ha dato vita al premio: “Chiodo d’Oro Sosat”. E’ un riconoscimento che in questa edizione diamo a due cordate alpinisti, una veterana: Edoardo Covi e Marco Pegoretti; una giovane: Gianni Canale e Aldo Mazzotti. Un ideale passaggio di consegne, appunto tra due alpinisti esperti e giovani.”

LA COMMISSIONE
Coordinata dal presidente della Sosat, Luciano Ferrari, dal vice presidente Remo Detassis e composta dagli alpinisti: Maurizio Giordani, Bruno Menestrina, Marco Furlani, Martino Peterlongo, presidente del Collegio delle guide alpine del Trentino e Andrea Zanetti ha premiato Eddy Covi e Marco Pegoretti con la seguente motivazione:

Per essere interpreti di un alpinismo classico, che è la passione della loro vita, vissuta con purezza e stile straordinari. Amano la montagna e la interpretano a tutto tondo, scrivendo con il loro modo di salire alle vette, delle pagine memorabili ed indimenticabili nella storia dell’alpinismo trentino. Sono oltre 1000 le vie che Eddy e Marco hanno scalato, salendo le vette insieme. La loro prima via il 26 settembre 1980 diedro Martini alla cima delle Coste nella valle del Sarca; l’ultima, il primo maggio 2015, la via del Cavaliere Blu a Padaro. Con modestia e semplicità hanno comunicato, il loro modo di andare in montagna, vissuto in intimità, come filosofia di vita e lontano dai riflettori. Sono una “grande cordata” che formatasi in giovane età, continua da 35 anni nel segno di una grande amicizia. La Sosat consegna loro il Chiodo d’Oro 2015, indicandoli, come due alpinisti di esempio per gli scalatori di oggi e di domani.
Quali cordata giovane la Sosat premia Aldo Mazzotti e Gianni Canale
Aldo e Gianni rappresentano il futuro di un alpinismo, fatto di salite di prima grandezza e frequentazione della montagna con passione, nella modernità del tempo che viviamo, ma con mentalità e stile classici.

 CHI SONO

Marco Pegoretti, ha 59 anni è di Trento, dipendente di Poste Italiane dove lavora sin da giovane, è un alpinista completo, con l’abilitazione alla professione di guida alpina. Dotato di una passione inestinguibile per la montagna in ogni sua espressione e stagione e di una longevità atletica fuori dal comune, ha iniziato ad arrampicare a metà degli anni settanta con gli scarponi rigidi e a praticare lo sci alpinismo. Ha vissuto la rivoluzione dell’arrampicata negli anni 80, l’avvento dell’arrampicata sportiva, le vie multipich e le vie di misto mantenendo però la sua predilezione per gli itinerari d’ambiente di alto ingaggio dove è importante, oltre all’aspetto tecnico, l’intuito e l’istinto per i grandi spazi della montagna. Carattere pragmatico e determinato ha sempre voluto vivere l’avventura in montagna in modo privato e riservato, svolgendo la sua attività alpinistica per motivazione personale e solo saltuariamente per ragioni professionali. Istruttore presso la scuola “Graffer” e animatore dei campeggi in Val d’Ambiez, è particolarmente legato alle montagne di casa il “suo” Monte Bondone, il Gruppo Brenta, dove i ricordi d’infanzia e una vita intera lo riportano continuamente.

Edoardo Eddy Covi ha 54 anni, di professione insegnate di lettere e filosofia al liceo Prati di Trento è da sempre un alpinista. L’ambiente sosatino ha contribuito alla sua formazione alpinistica ed etica. “Sono cresciuto alpinisticamente alla Sosat- dice Covi – dove ho appreso la passione per l’alta montagna frequentando ancora ragazzo le gite sociali con i padri nobili della sezione (Franco – Ciancio Pedrotti, Dario Monsorno, Nino Baratto, Sergio Speranza), nel 1977 ho frequentato il corso primaverile della “Graffer” e quindi il corso di alta montagna della Sosat “Carlo Marchiodi”. Ho partecipato al “Gruppo Zoveni“ della Sosat dove ho gradualmente elevato il mio livello affinando poi la mia esperienza sulle grandi classiche dolomitiche.” Covi è poi diventato istruttore della Scuola Graffer nel 1981 e dal 1984 INA. E’ riuscito anche durante gli studi universitari a praticare un alpinismo di alto livello su ogni terreno. Accademico del CAAI a 29 anni, docente di lettere e filosofia, per scelta ideologica ha sempre concepito la montagna come luogo di evasione e fruizione personale, del tutto alieno dalle polemiche o dalle luci della ribalta che talvolta la contraddistinguono.
La loro filosofia come dice Eddy: “Alla quarta decade del nostro alpinismo, quando la passione per la montagna si raffina, ma non si affievolisce, rimane intatto il piacere di un passaggio risolto in libera lungo una bella via, la stretta di mano anche in vetta ad una falesia, le infinite discussioni lungo il sentiero di ritorno sul destino dell’alpinismo (o sugli anni che rimangono per andare in pensione) senza per questo cadere nella retorica dei bei tempi andati. Perché ormai ognuno è consapevole che ogni stagione della vita ha i suoi frutti e che il più bel ricordo di tante avventure passate è mantenere viva la curiosità verso nuove esperienze future.”

Gianni Canale, è nato nel 1981, per gli amici Toro, Laureato in Scienze Forestali presso l’Università di Padova esercita la libera professione nel settore. Nel 2009 ha coronato il suo grande sogno conseguendo il diploma di abilitazione alla professione di aspirante guida alpina.
La grande passione per la montagna e l’amore per l’ambiente alpino gli sono stati trasmessi fin da piccolo dal nonno Amelio. Ha ripetuto numerose vie molto impegnative sulle Dolomiti e ha realizzato numerose nuove prime salite. Durante la stagione invernale si dedica all’arrampicata su ghiaccio e partecipa come atleta di livello agonistico alle gare di scialpinismo del prestigioso circuito Coppa Dolomiti. Il suo progetto per il futuro è quello di mettere alla prova le sue abilità alpinistiche con qualche esperienza extraeuropea.

Aldo Mazzotti ha 34 anni come Gianni. La grande passione per la montagna e l’ambiente alpino gli è stata trasmessa dai genitori. Dagli anni del liceo in poi ha deciso così di praticare l’alpinismo a 360 gradi. Ha ripetuto numerose vie difficili nelle Dolomiti e realizzato su quelle pareti nuove vie. Nella stagione invernale fa il maestro di sci e pratica l’arrampicata su ghiaccio e lo sci alpinismo. Mazzotti dice: “Mi sto preparando ad una avventura extraeuropea con il mio compagno di avventura di sempre Lillo al secolo Gianni Canale.”

 

 

 

 


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