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Federico Buffa star per una sera al Panathlon Club di Vallecamonica

venerdì, 14 luglio 2017

Breno – Ancora una volta Il Panathlon Club di Vallecamonica ha fatto centro ospitando nella conviviale di luglio Federico Buffa, giornalista, scrittore, volto noto di Sky Sport. Una serata emozionante, appassionante, che ha spaziato dal pugilato al calcio, dalle Olimpiadi ai Mondiali di calcio, grazie ai racconti, agli aneddoti, alle storie raccontate da Federico Buffa.

Presentato dal socio Roberto Gheza, che ha tracciato una breve biografia dell’ospite, dagli inizi con il basket, alla televisione, prima Telereporter, poi Koper Capodistria, poi Telepiù e infine i racconti di Sky Sport, il giornalista è stato intervistato da un collega, Sergio Gabossi del Giornale di Brescia, già premio Panathlon 2015 per il suo impegno in ambito giornalistico e nel volontariato. Molto gioviale e con tanta passione Federico Buffa (nella foto) ha iniziato a raccontarsi “ho avuto la fortuna di trovarmi nel posto giusto al momento giusto. Questo è quello che fa la fortuna di una carriera o di una professione. Di fronte ai giovani italiani che cercano lavoro, che vogliono fare qualcosa che li appassiona ho solo un consiglio, cogliere l’attimo, trovare il momento giusto per fare la scelta giusta, scelta che poi va innaffiata quotidianamente e la mia esperienza lo conferma ogni giorno”.

Buffa

Come è iniziata la tua storia di giornalista? ”In verità io avrei dovuto essere in Giappone ad insegnare italiano alle signore giapponesi, poi la mia ragazza giapponese mi ha lasciato ed eccomi qui. Il basket all’inizio, poi la televisione, poi Sky mi dice ‘faresti delle storie sportive da mettere in onda tra una partita e l’altra?’…ok..e quindi sono fortunato perché posso mescolare la mia passione, lo sport, con il lavoro e questo non ha prezzo!”

Sei riuscito ad avvicinare i giovani allo sport attraverso il racconto, attraverso il teatro, a Breno lo scorso novembre c’erano un sacco di giovani per la piéce sulle Olimpiadi del ’36, Come hai fatto? ”Le Olimpiadi del 1936 dividono la storia dello sport tra un prima e un dopo. Un po’ di storia….le Olimpiadi nascono in Francia, come i mondiali di calcio e la Maratona, perché De Coubertin vuole fortificare la gioventù francese reduce dalle sconfitte belliche di fine ‘800. Una specie di educazione militare attraverso la competizione sportiva. Faccio una breve digressione: i principi etici del Panathlon sono stati sopravanzati da De Coubertin, lo sport ha travalicato il motivo per cui è nato che è quello di unire le persone in una sana competizione. Le Olimpiadi del ’36 a Berlino sono state utilizzate a fini politici sotto tre aspetti: lo sport spettacolarizzato attraverso la tv (la regista tedesca Leni Riefenstahl ha rinnovato e inventato il modo di riprendere le gare di atletica ponendo telecamere un po’ dovunque, studiando il gesto atletico di ogni protagonista), l’utilizzo del doping di stato, una grande cassa di risonanza per la propaganda nazista e questo sotto tutti i punti di vista partendo dall’architettura dello stadio, la pietra che unisce la classicità greca a quella tedesca, le Olimpiadi di Berlino fanno fare un salto nel futuro allo sport e alla società. Ancora oggi si utilizzano strutture, idee, progettazioni di 80 anni fa, vi dico che gli alloggi di Coverciano sede della Nazionale azzurra di calcio sono stati costruiti con i criteri e le idee del ‘36’. Davvero il 1936 ha segnato una data paradigmatica di ogni sport futuro. Per la prima volta alle premiazioni oltre alla medaglia viene consegnato un ‘gadget’, un bonsai di quercia che saranno poi piantate nei paesi d’origine. In Italia ancora oggi ci sono le querce del 1936 e questo vuol dire avere una visione del futuro calcolato in centinaia di anni”.

Poi alle Olimpiadi del ’36 compare un certo Jessie Owens e sconvolge tutto? ”Berlino ’’36 è l’esaltazione della razza ariana, la Germania passa da 4 a 33 medaglie d’oro, vince in totale 89 medaglie. Certo gli americani hanno portato i neri che diciamo rovinano la festa ariana, 18 atleti neri che vincono quasi tutti con Jesse Owens che ne vince quattro solo lui, ma questo non guasta più di tanto la grandezza ariana”.

Il passaggio da Jesse Owens e Cassius Clay – Mohammad Alì è quasi scontato? ”Alì è stato il più grande, come uomo, come atleta, come afro americano e bastano alcuni dati, alcuni fatti. L’8 marzo 1971 per l’incontro tra Clay e Frazier in Italia è saltato il sistema di prenotazioni alla SIP (all’epoca si prenotava la sveglia alla SIP, in questo caso all’1 e 45’ per il match e per le innumerevoli prenotazioni il sistema saltò); Alì era considerato un’offesa per il pugilato, non si era mai visto un peso massimo danzare sul ring, non c’era solo la massa, ma per la prima volta c’era la massa unita alla velocità; 20 giorni prima della conquista del titolo mondiale dei massimi nel 1964 Martin Luther King marcia a Selma per il diritto di voto agli afro americani e lui si era già permesso di sfidare l’America razzista con il suo fermo no alla guerra in Vietnam; insomma è stato unico e il migliore”.

Le storie sulla mafia che interviene negli incontri di pugilato? ”Vi faccio un esempio: l’incontro tra Sonny Liston e Cassius Clay del 1964 è stato molto chiacchierato in questo contesto. Ma come può essere manipolato un incontro con un pugile che non prende un colpo in faccia da 4 anni, che ha vinto tutto, che ha personalità e carattere da vendere. Io credo allo sport e solo allo sport e ritengo che lo sport cambi grazie ai grandi campioni e alle grandi squadre. Anche uno scudetto del Milan fu chiacchierato ma una squadra che vince due Champions, che dà 7 gol in due partite al Napoli e lo supera di due punti nonostante due punti dati al Napoli da una sentenza sportiva, questa è superiorità non intervento esterno”.

Un ricordo del match Foreman-Clay di Kinshasa? ”E’ stato il più grande evento sportivo del millennio – dice Buffa – è la più grande vittoria dell’intelligenza, della psicologia sulla forza fisica, Alì studia ogni minimo particolare, resiste a circa 150 colpi nelle prime sei riprese, ma alla settima capisce che è arrivato il suo momento e abbatte ma non umilia Foreman. E la vittoria di Alì viene festeggiata come una liberazione umana dal popolo congolese sotto la feroce dittatura di Mobutu. Ritengo Alì un missionario della storia dell’umanità per le sue battaglie sociali e per il suo modo di concepire il pugilato”.

E così Buffa ha tenuto desta l’attenzione dei soci e degli ospiti del Club di Vallecamonica, spaziando dal basket, ai contratti, al sistema economico di retribuzione americano e quello europeo (Donnarumma contro Gallinari), aneddoti su Ronaldinho, Cristiano Ronaldo, Ancelotti, Real Madrid, Milan, magic Johnson e la famiglia Ball, alla differenza tra la TV (“finta e fredda”) al teatro (“vero, reale, ci si guarda negli occhi, dal palco al pubblico”). Ma la conclusione è stata ancora per Muhammad Alì: “Mohammed Alì nel 1979 incontro George Foreman a Houston per caso, George è un predicatore cristiano, sta predicando il Vangelo, Muhammad è musulmano. Si parlano, si scrivono, si telefonano: ecco questa telefonata è quanto di più commovente possa esistere tra due campioni, due fedi religiose diverse, due modi di vivere diversi e ciò farà dire a Muhammad Alì le sue ultime parole ‘non ha senso parlare di Dio o di Allah, proveniamo tutti dallo stesso Creatore, solo lo chiamiamo in modi diversi”.

Infine le fotografie, i doni (il gagliardetto del Club, il libro fotografico sui 20 anni della Polisportiva Disabili Valcamonica, un volume sulla terra di Franciacorta), gli autografi e le dediche sui libri di un disponibile e galante Federico Buffa. Prossimo appuntamento sabato 9 settembre a Ponte di Legno, si parlerà e si giocherà a golf.


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