QUESTO SITO WEB UTILIZZA COOKIES. NEL CONTINUARE A NAVIGARE SUL SITO STAI ACCETTANDO L'UTILIZZO DEI COOKIES.
TI INVITIAMO A LEGGERE LA COOKIES POLICY.
X
Ad
Ad
Ad

Ad

Ex Selca di Berzo Demo: prima udienza al tribunale di Brescia. A processo i fratelli Bettoni

lunedì, 18 gennaio 2016

Berzo Demo – Prima udienza del processo per traffico internazionale di rifiuti a carico dei fratelli Bettoni, ex proprietari della Selca di Berzo Demo, con l’esame di primi testimoni della Procura, come disposto del giudice del tribunale di Brescia, Maria Chiara Minazzato.

Oggi – nella prima udienza – sono stati sentiti gli uomini della Forestale, che intervennero nel 2011 e bloccarono un camion carico di rifiuti pericolosi. Secondo quanto ricostruito quei rifiuti provenivano dall’Australia con una nave e da Venezia a Berzo Demo in camion per essere smaltiti nelle acciaierie del Nord e soprattutto a Savona.  I Forestali hanno confermato che quei rifiuti erano  pericolosi.

E’ stato sentito anche un ex dirigente della Selca che ha riferito che i parametri presi in esame erano differenti: per l’azienda erano nei limiti, per i Forestali fuorilegge. L’udienza è stata aggiornata a lunedì 21 marzo e il giudice ha già calendarizzato altre udienze per arrivare entro l’inizio della pausa feriale ( metà luglio) alla sentenza di 1° grado.

Dal fallimento della Selca – febbraio 2010 – sono trascorsi quasi sei anni utili per la conclusione del processo. Quindi il rischio prescrizione è sempre più vicino, ma il giudice vorrebbe concludere il processo entro l’estate.

Berzo Demo 1

Tutto ciò, mentre i passi in avanti sul fronte delle bonifiche sono piccolissimi: l’area dell’ex Selca rappresenta una bomba ecologica. Nell’inchiesta della Procura sono finite 23mila tonnellate di celle elettrolitiche accumulate nell’impianto di Forno Allione, ma rappresentano solo la metà del materiale da rimuovere.

Dal 2010 ben poco – se non la messa in sicurezza dell’area – è stato fatto ben poco, nonostante Tar e Consiglio di Stato abbiano imposto al curatore fallimentare alcune indicazioni sull’intera bonifica. Per rimettere in sicurezza l’area servirebbero più di 8 milioni di euro, la Regione ne ha stanziati 240mila: una goccia in un mare di veleni.


© Gazzetta delle Valli - Testata registrata in tribunale, direttore responsabile Alberto Panzeri - P. IVA 03457250136