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Confartigianato protesta sulla nuova legge, Massetti: “Orafi non sono come Compro Oro”

martedì, 11 luglio 2017

Brescia – Orafi e argentieri equiparati ai compro oro. Così per prevenire rischi di riciclaggio, si finisce per soffocare di burocrazia i laboratori artigiani. L’allarme arriva dalle imprese artigiane del settore, dopo la recente normativa in materia.

massetti«In questo Paese non ci sono le mezze misure – commenta il presidente di Confartigianato Brescia e Lombardia Eugenio Massettile motivazioni alla base del recente decreto legislativo sono più che condivisibili, non a caso sono state appoggiate dalle stesse associazioni di categoria: prevenire che gli esercizi di rivendita di gioielli e monili si trasformino in collettori di capitali di provenienza illecita. A conti fatti, però l’applicazione, non convince affatto. La legge ha ecceduto e ha incluso anche gli orafi artigiani tra i soggetti che devono rispettare i rigorosi obblighi imposti a chi svolge soltanto attività di compravendita di metalli e oggetti preziosi. Le ditte artigiane sono già soggette a tutta una serie di specifici obblighi e ora si trovano caricate di ulteriori adempimenti burocratici».

Durante il dibattito parlamentare che ha preceduto l’emanazione del decreto, Confartigianato è intervenuta in audizione alla Camera e al Senato proprio per chiedere sì una legge che disciplinasse i compro oro, ma senza caricare di nuova burocrazia gli orafi artigiani che svolgono attività di compravendita di oro usato soltanto in forma marginale e occasionale. Una posizione quella di Confartigianato, accolta e condivisa dalle Commissioni di Camera e Senato. Ma alla fine ha prevalso la linea dura e il nuovo decreto assesta un colpo dunque al settore dell’oreficeria artigiana. Il decreto, prevede tra l’altro, che ogni attività di preziosi al dettaglio, compreso quindi anche chi, ad esempio, cambia un moschettone ad un bracciale o trasforma un gioiello, dovrà iscriversi al registro nazionale dell’Oam – organismo agenti mediatori – non ancora attivo, oltre a comunicare i dati del cliente attraverso il registro e aprire un conto corrente dedicato solo alle transazioni relative alla compravendita di oggetti usati e segnalare, a loro discrezione, le operazioni sospette.

«Siamo delusi perché in Parlamento abbiamo abbondantemente motivato le richieste di distinzione all’interno delle categorie merceologiche. Con questa legge, dietro un’ottima finalità, in realtà si raggiunge l’effetto opposto. Quella che era una legge dedicata all’antiriciclaggio rischia di mettere in grave difficoltà gli operatori economici. La legge non ha tenuto conto della specificità dell’artigiano orafo “colui che lavora il gioiello in modo artistico, nel proprio laboratorio”. E visto che in Italia è difficilissimo arrivare alle leggi, ma è ancora più difficile cambiarle, vogliamo almeno impedire che qualcuno speculi politicamente facendosi bello con una norma che, in realtà fa molto male agli artigiani e ripropone l’impostazione che dipinge l’imprenditore privato come potenziale delinquente non è ancora superata e quando si legifera spesso si parte da questo pregiudizio profondamene sbagliato. Forse, il giorno in cui non ci saranno più imprenditori privati, ci si accorgerà dell’errore commesso conclude il presidente Massetti».


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