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Ciclopedonale di Sellero sotto la lente della Procura di Varese, Damiolini: “Vogliamo una risposta”

sabato, 17 settembre 2016

Sellero – Nei giorni scorsi il Sindaco di Sellero, in qualità di persona informata sui fatti, è stato invitato a comparire davanti alla Guardia di Finanza di Edolo per fornire informazioni e documentazione in merito alla realizzazione della “ciclopedonale” che collega Sellero a Cedegolo.damiolini tiberti

Sulla vicenda è intervenuto Severino Damiolini, Capogruppo “Gruppo Consiliare Tempi Nuovi” del Comune di Sellero: “Sull’opera, oggetto delle indagini disposte dalla Procura della repubblica di Varese, terminata nel 2012 per un costo complessivo di circa 512 mila euro di cui oltre 393 mila finanziati da Regione Lombardia, il nostro gruppo consiliare aveva già espresso forti perplessità, documentando con un video disponibile su youtube girato percorrendo “in auto” (e già questo fatto è a dir poco sconcertante), in andata e ritorno, la pista “ciclopedonale” (poco meno di 3,5 km) che collega le stazioni di Sellero e Cedegolo.

Già allora avevamo evidenziato come la strada in questione non corrisponda assolutamente ai requisiti previsti dalla legge per le piste ciclopedonali essendo percorribile, e percorsa, per almeno il 99% da automobili, motocicli, trattori e simili e di come in pratica l’amministrazione comunale si sia limitata ad allargare (con il contributo oneroso di alcuni privati) il tratto di via Plana (circa 400 metri) un intervento peraltro non necessario ai fini della realizzazione di una pista ciclopedonale visto che paradossalmente per i velocipedi ed i pedoni la strada era più sicura prima, ad asfaltare alcuni tratti della preesistente strada di collegamento tra Sellero e Cedegolo (mentre altri tratti presentano ancora un fondo abbastanza dissestato) e a dipingere per terra alcune “biciclette” che dovrebbero fare di una strada percorsa giornalmente da numerosi veicoli, una “ciclopedonale” e che ad oggi risultano quasi invisibili in molti tratti del percorso.

Del resto il progetto utilizzato per accedere al finanziamento regionale presenta non poche incongruenze con la realtà, a partire dal fantomatico “percorso turistico delle fonti rinnovabili” di cui non vi è la minima traccia, passando per l’intenzione di “connettere gli attrattori di traffico” tra cui figurano lo stabilimento della Riva Acciai e la Zona industriale (ci chiediamo quanti di questi operai – molti provenienti dai altri paesi – abbiano la preparazione atletica adeguata per affrontare in bicicletta, magari dopo una giornata di duro lavoro, gli ardui saliscendi della nostra “ciclopedonale”) fino all’impegno – ovviamente rimasto solo sulla carta- di creare un’area parcheggio e manutenzione per le bici, custodita e gestita giornalmente da personale del comune.

La notizia aveva suscitato non poche polemiche; alla nostra presa di posizione ne aveva poi fatto seguito una altrettanto veemente da parte del circolo camuno di Legambiente, così come avevamo avuto modo di registrare numerose voci di malcontento e critica sia da parte dei nostri concittadini che da abitanti di altri comuni sdegnati da questo spreco. Ci siamo chiesti e ancora ci chiediamo infatti, come siano stati effettivamente spesi tutti questi soldi visto che il costo sostenuto pare oggettivamente elevato se rapportato alle opere per “non realizzare” una pista ciclopedonale. Auspichiamo quindi che le indagini portate avanti dall’autorità giudiziaria, possano dare finalmente una risposta a quelle che crediamo siano domande più che legittime“.


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