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Ciclo idrico integrato, Breno presenta ricorso al Tar: vuole continuare a gestire l’acqua in autonomia

giovedì, 15 settembre 2016

Breno – Il Comune di Breno prosegue la propria battaglia e continua a voler gestire in proprio il ciclo idrico integrato dell’acqua. Ricevuta nelle scorse settimane una risposta negativa da parte dell’Ufficio d’ambito di Brescia, ha deciso di presentare ricorso al Tar contro lo stesso Ufficio d’Ambito e contro il ministero dell’Ambiente, perché venga riconosciuta a Breno la possibilità di continuare a gestire in autonomia il servizio.Comune Breno 1

La possibilità di gestire autonomamente in deroga il ciclo idrico in capo ai Comuni – senza confluire nel gestore unico, così come previsto dalla normativa e come stabilito dalla Provincia, che ha costituito l’apposita società Acque Bresciane – è prevista dal Collegato ambientale della legge di Stabilità 2016. Norma che conferisce a parecchi municipi la possibilità di continuare a gestire il servizio in deroga a patto di possedere alcune caratteristiche: essere un Comune montano con popolazione inferiore ai mille abitanti (ma non è il caso di Breno) o presentare contestualmente tre situazioni: avere un approvvigionamento idrico da fonti qualitativamente pregiate (la sorgente dei Fontanoni di Breno è pregiata), avere sorgenti ricadenti in parchi naturali o aree protette (Breno ricade nel Parco Adamello) e garantire un utilizzo efficiente della risorsa (Breno lo garantisce, visto che continua a offrire un servizio a tutti i cittadini con costi contenuti e che la depurazione ha raggiunto il 95 per cento delle utenze).

L’ex Ato, sulla scorta di un parere chiesto dalla Regione Lombardia al ministero, ha dichiarato improcedibile la richiesta di gestione autonoma avanzata dal Comune e lo ha invitato ad aderite al gestore unico (per inciso, la Regione si è sempre detta contraria alle aperture a favore della preservazione delle gestioni autonome nei Comuni montani presenti nel Collegato ambientale, perché avrebbero rinvigorito le resistenze a rientrare nella gestione d’ambito e riattivato una significativa conflittualità). Il parere interpretativo rilasciato dal ministero ha previsto la contestuale presenza delle due caratteristiche del Collegato ambientale, ovvero sia essere un Comune montano con meno di mille abitanti sia possedere le tre situazioni sopra elencate: in questo modo Breno, con 5mila abitanti, non avrebbe più la possibilità di chiedere la gestione autonoma.

Per questo il Comune ha impugnato sia la dichiarazione di improcedibilità della sua richiesta di autonomia presentata dall’Ato sia il parere del ministero.

In questa vicenda ci sono tante stranezze – dichiara il sindaco Sandro Farisoglio, a iniziare dal fatto che la Regione non ha alcun titolo per fare interpretazioni e si è dimostrata poco leale e corretta verso i Comuni montani. L’interpretazione del ministero è poi palesemente contro la legge e non ha i contenuti di un provvedimento. Infine l’ex Ato, nei contatti informali con la Comunità montana, non aveva mai sollevato rilievi di inammissibilità delle istanze di gestione autonoma presentate dai Comuni, mentre ora ha assunto una posizione di estremo e illegittimo ostracismo”.


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