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Che differenze ci sono tra auto d’epoca e auto storiche?

venerdì, 20 ottobre 2017

Trento – La maggior parte degli appassionati di auto d’epoca sa che, quando un veicolo raggiunge i venti anni di età, diventa a tutti gli effetti un’auto d’epoca, consentendo al suo proprietario di possedere un mezzo di straordinario valore e di risparmiare notevolmente sul bollo e sull’assicurazione. autoE’ vero che ci sono delle agevolazioni per quanto riguarda le assicurazioni per le auto storiche, anche per le moto storiche, ma spesso si fa enorme confusione con le auto d’epoca. Purtroppo questa opinione comune non è del tutto corretta e c’è da ammettere che, anche per gli addetti ai lavori, la perfetta conoscenza di questa materia è decisamente complicata.

La mancanza di chiarezza è dovuta soprattutto ad una scorretta gestione da parte dell’amministrazione pubblica, ma anche i privati, come ad esempio le associazioni di categoria, contribuiscono costantemente ad intrecciare e cambiare le carte in tavola, rimaneggiando statuti e normative. Il parlamento e il governo hanno tentato a più riprese di chiarire la questione snellendo le leggi, ma non sono riusciti a raggiungere l’obiettivo e, forse, hanno soltanto aggiunto ulteriori problemi.

I provvedimenti da tenere presenti sono tanti e in continuo aggiornamento, tuttavia la regolamentazione delle auto d’epoca fa principalmente riferimento all’articolo 60 del Codice della Strada. Nel Codice sta scritto che sono considerati veicoli d’epoca tutti i motoveicoli e gli autoveicoli che sono stati cancellati dal PRA, in quanto destinati ad essere conservati nei musei e in tutti quei locali pubblici o privati capaci di salvaguardarli correttamente. I veicoli in questione, sempre stando all’articolo 60, vanno immediatamente iscritti nell’elenco apposito disponibile presso il Centro Storico del Dipartimento per i Trasporti Terrestri. Fatto ciò, i mezzi vanno conservati in luoghi con caratteristiche tecniche che salvaguardino le caratteristiche originarie della casa costruttrice, rispettino le prescrizioni stabilite e abbiano tutti i dispositivi necessari al mantenimento.

Un mezzo che ha venti anni di vita non diventa automaticamente un cimelio che garantisce agevolazioni fiscali e non è affatto considerato un’auto d’epoca. Serve che la macchina ottenga il titolo, venga iscritta regolarmente all’ASI, allo Storico Lancia, all’Italiano FIAT, allo Storico FMI o agli altri registri previsti dalla legge e che riceva da ultimo il certificato di rilevanza storica e collezionistica. Bisogna considerare inoltre che, una volta dichiarati auto d’epoca, i veicoli non possono più circolare regolarmente. Quando il mezzo viene cancellato dal PRA e non è più in possesso dei requisiti per camminare su strada, prima di essere demolito può ricevere la qualifica di auto d’epoca e, dopo la valutazione di un tecnico della Motorizzazione Civile, finire esposto in un museo o in qualche manifestazione. Le auto d’epoca possono circolare soltanto in occasione di parate ed eventi, dopo aver ricevuto autorizzazioni particolari, tra cui il foglio di via e la targa provvisoria.

A differenza delle auto d’epoca, i veicoli di interesse storico e collezionistico possono circolare sulle strade, a patto che possiedano i requisti previsti dalla legge e siano iscritti ad uno dei registri riconosciuti. Questi mezzi devono ricevere il Certificato di Rilevanza Storico Collezionistica, introdotto dal Decreto Ministeriale del 19 marzo 2010. Per ottenere la certificazione è richiesta la revisione da parte del Dipartimento per i Trasporti terrestri, la navigazione ed i sistemi informativi e statistici. Dopo i controlli viene rilasciata una nuova carta di circolazione, con obblighi di revisione a cadenza biennale.

Dal 2015, in seguito all’approvazione della Legge di Stabilità, le auto di interesse storico e collezionistico con meno di trent’anni non possono più godere delle agevolazioni IPT. Le regioni hanno deciso autonomamente di introdurre comunque dei vantaggi per i proprietari della auto d’epoca, ma ciò non ha diminuito le proteste e il malcontento e, ad oggi, la situazione è incerta e molto complicata, visto che in diverse parti d’Italia ci sono normative differenti.

Le regioni che hanno apportato modifiche alla legge di riferimento sono state accusate di non rispettare la norma nazionale e di aver commesso un illecito. In realtà queste tasse sono di natura regionale, ma la Corte Costituzionale non si è ancora espressa al riguardo. Al momento i premi assicurativi per le auto storiche sono più bassi della norma, le classi di merito non tengono conto delle regole Bonus-Malus ed è concessa la guida libera senza costi aggiuntivi. Per il futuro, non è dato sapere quali saranno le leggi da seguire.


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