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Cane massacrato: il Comune di Breno non toglie la gestione della malga all’allevatore. Il parere del legale

sabato, 24 gennaio 2015

Breno – Non si placa la polemica relativa all’episodio risalente alla scorsa estate del cane massacrato in Valle Camonica. Oggi un nuovo capitolo si aggiunge alla querelle, che ormai ha visto scendere in campo enti pubblici, privati e associazioni varie. Il Comune di Breno ha reso noto la propria posizione e quella dell’avvocato interpellato nella circostanza: il sindaco Farisoglio non intende, sulla base delle considerazioni giuridiche degli esperti, togliere la gestione della malga all’allevatore protagonista del fatto di cronaca. Anche in caso di una condanna.img_750_sindaco_farisoglio

“In merito allo spiacevole e grave episodio del cane massacrato la scorsa estate – afferma il primo cittadino di Breno – , l’Amministrazione comunale di Breno ha sempre assunto una precisa posizione di denuncia e condanna. È però scontato il dovere dell’ente pubblico di rispettare la normativa vigente, anche per non incorrere in inutili contenziosi potenzialmente dannosi per il bilancio comunale. Per questo il Municipio ha contattato l’avvocato Alberto Serioli, dello studio BettiniGallo-Serioli di Pisogne, per essere accompagnato nella vicenda giudiziaria in modo corretto. Viste le richieste continue di togliere la gestione della malga all’allevatore, riportiamo il parere ricevuto dall’avvocato. Rivolgendoci quindi a chi contesta all’Amministrazione di non aver mantenuto l’impegno verbale di revocare alla famiglia di allevatori il contratto di affitto della malga comunale, qualora qualcuno fosse in grado di addurre motivazioni discordanti dal parere citato e legalmente sostenibili in merito alla questione, siamo pronti a prenderle in considerazione”.

IL PARERE DELL’AVVOCATO SERIOLI
“Allo stato non sussistono circostanze tali per cui il Comune di Breno possa legittimamente sciogliersi, né mediante risoluzione né mediante recesso unilaterale, dal rapporto contrattuale in essere con il signor Giacomo Romelli, atteso che l’episodio descritto (per quanto appaia esecrabile all’opinione pubblica), non integra alcuna delle ipotesi in cui è consentito il ricorso a tali rimedi (anche in considerazione del fatto che la colpevolezza del signor Romelli è tuttora in fase di accertamento).

Eventuali iniziative comunque intraprese e volte a porre anticipatamente fine al contratto legittimerebbero piuttosto il signor Romelli ad agire nei confronti del Comune al fine di ottenere sia la conservazione e/o il ripristino del rapporto contrattuale, sia il
risarcimento del danno conseguente all’eventuale indisponibilità, anche temporanea, del bene concesso in affitto che tali iniziative dovessero procurare all’affittuario.

Peraltro, anche l’eventuale futura condanna del signor Romelli per i fatti a lui ascritti, nella misura in cui detta condanna non impedisse allo stesso di attendere compiutamente agli obblighi su di esso gravanti in forza del contratto, non legittimerebbe alcuna risoluzione del contratto stesso, o il recesso unilaterale del Comune”.


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