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Breno: operazione antiterrorismo, perquisizioni dei carabinieri del Ros in Valle Camonica. Un indagato

giovedì, 12 novembre 2015

Breno – Tocca anche la Valle Camonica l’operazione condotta in Italia e diversi paesi esteri, dai carabinieri del ROS, in collaborazione con le Autorità giudiziarie e di polizia di Regno Unito, Norvegia, Finlandia, Germania e Svizzera, coordinate da Eurojust. Infatti in provincia di Brescia – a Gottolengo – è stata effettuata una perquisizione da parte degli uomini del Ros a carico di 30enne, nato a Karatana (Iraq), residente a Breno (Brescia) di fatto domiciliato a Gottolengo, dove lavora all’interno di una cascina in qualità di mandriano. Una perquisizione importante che potrebbe svelare alcuni legami del terrorismo internazionale. Infatti il 30enne è indagato per il reato p. e p. dall’art. 270 bis codice penale (Associazioni con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell’ordine democratico) e art.3 Legge n.146/2006(definizione di reato transnazionale di cui alla Convenzione delle Nazioni Unite contro il crimine organizzato transnazionale. Fatti accertati in Roma, commessi in Italia, Regno Unito, Norvegia, Finlandia, Germania, Svizzera, Grecia, Bulgaria, Turchia, Iraq, Siria dal maggio 2011 tutt’ora in essere.

L’indagato è emerso monitorando i contatti dei vari soggetti appartenenti all’associazione ed è risultato inserito nel circuito relazionale degli appartenenti alla cellula italiana dell’organizzazione investigata.

GLI ARRESTI

L’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal GIP del Tribunale di Roma su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di 17 persone – 16 cittadini curdi e un kosovaro- , indagate per associazione con finalità di terrorismo internazionale (art. 270 bis c.p.) aggravata dalla transnazionalità del reato (artt. 3 e 4 della Legge nr. 146 del 16 marzo 2006).

Sono stati arrestati:

in Italia, ABDUL RAHMAN Nauroz, HAMA MAHMOUD Kaml, ABDULA SALIH Ali, HASAN Saman Jalal, MOHAMAD FATAH Goran, HODZA Eldin e JAMAL Ibrahim;
nel Regno Unito, AWAT WAHAB Hamasalih, HAMAD Bakr e RAHIM Zana Abdul Rahman e KADIR Sharif;
in Norvegia, FARAJ AHMAD Najmuddin alias Mullah Krekar, TWANA Karim Rahim e FATAH Kamil Jalal;
in Finlandia, SEDDEK Kadir Karim.
Contestualmente sono state eseguite numerose perquisizioni sia in Italia, nelle province di Bolzano, Parma e Brescia, sia in Norvegia, nel Regno Unito, in Finlandia, in Germania e in Svizzera.

I provvedimenti odierni scaturiscono da una complessa e prolungata attività investigativa del ROS, coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma, avviata nel 2010 a seguito dell’individuazione del sito internet www.jarchive.info, emerso per la chiara connotazione jihadista del materiale documentale in esso contenuto, riconducibile ad Al Qaida ed alle organizzazioni terroristiche ad essa ideologicamente affiliate.

I LEGAMI

L’analisi delle connessioni al sito consentiva di identificare, tra i “navigatori” che dall’Italia avevano avuto accesso al materiale jihadista, oltre al marocchino Abderrahim EL KHALFI, arrestato lo scorso luglio, il cittadino curdo iracheno ABDUL RAHMAN Nauroz, che manifestava chiari segnali di radicalizzazione.
Il prosieguo delle indagini, condotte in stretta collaborazione con l’autorità giudiziaria e le Forze di Polizia di Norvegia, Germania, Grecia, Stati Uniti, Finlandia, Svizzera e di Regno Unito, hanno documentato l’esistenza e l’operatività di una cellula italiana, dedita al reclutamento e radicalizzazione di militanti, principalmente attraverso il web.
Tale cellula è risultata articolazione dell’organizzazione terroristica internazionale, denominata “Rawti Shax” o “Didi Nwe”, facente capo al noto NAJMUDDIN AHMAD Faraj, alias Mullah Krekar, già fondatore nel 2001 di Ansar Al-Islam, gruppo terroristico curdo sunnita costituito allo scopo di instaurare uno stato islamico con metodi violenti nel Kurdistan iracheno, inserito nelle liste del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
Ansar Al-Islam aveva subito un vero e proprio smantellamento, a seguito dell’azione militare dello Stato Iracheno, sostenute dalle forze dalla coalizione occidentale, nonché delle azioni giudiziarie che avevano colpito i canali di reclutamento e finanziamento in Europa.
Il Mullah Krekar, fuggito dall’Iraq e ottenuto l’asilo politico in Norvegia, negli anni successivi aveva continuato a sostenere pubblicamente l’attività dei gruppi dell’insorgenza sunnita irachena di matrice jihadista, convergenti in Ansar al-Islam ed al-Qaida in Iraq, venendo più volte arrestato e condannato per istigazione all’odio e alla violenza.
Parallelamente a tale attività, il Mullah Krekar, sempre nella prospettiva della costituzione di uno stato islamico in Kurdistan, aveva elaborato il progetto di un’organizzazione che superasse i limiti mostrati da Ansar al-Islam, perseguendo moduli organizzativi che ne garantissero la impenetrabilità e fossero compatibili con la localizzazione dei suoi membri in Europa.
“Rawti Shax” nasce quindi con l’obiettivo di “educare” una nuova generazione di curdi iracheni, sia residenti nelle aree di origine sia, soprattutto, appartenenti alla diaspora curda in Europa, ad un’ideologia radicale di matrice religiosa affinché si preparassero, in futuro, a sostenere una rivolta violenta contro i regimi di infedeli che governano nelle aree curde.
A tal fine è stata anche fondata una vera e propria università virtuale, con un proprio sito internet.
Oltre a questo livello pubblico dell’attività di Rawti Shax, garantito dalla tutela della libertà di manifestazione del pensiero e di culto propria degli Stati Europei, ne esisteva però anche uno clandestino, su due livelli:
il primo finalizzato ad entrare in contatto con le organizzazioni terroristiche attive in Kurdistan, quali il Kurdistan Batallion, articolazione di al-Qaida in Iraq, protagonista di sanguinosi attacchi documentati in molteplici video di propaganda, in particolare tra il 2007 e il 2009, e ciò al fine di garantirsi un sostegno militare da impiegare per le attività progettate nell’area;
il secondo relativo alla costituzione di un “Comitato Segreto” di Rawti Shax con compiti operativi, anche di esecuzione di azione violente, in cui è coinvolto in prima fila ABDUL RAHMAN Nauroz. Alcune di queste azioni prevedevano l’esecuzione di attentati terroristici in Norvegia quale ritorsione contro l’arresto del Mullah Krekar da parte delle locali autorità o il sequestro di diplomatici all’estero per negoziarne la liberazione in cambio del rilascio dello stesso Krekar.

LE INDAGINI

Le indagini hanno evidenziato la centralità degli strumenti informatici, sia per il piano pubblico dell’università virtuale, sia per quello clandestino dell’organizzazione, di cui costituiscono sede virtuale, tessuto connettivo, mezzo elettivo di comunicazione dei suoi membri, luogo di confronto e formazione e principale strumento di divulgazione.
L’utilizzo di internet ha consentito agli indagati di annullare le distanze tra gli associati, residenti in diversi Paesi europei, permettendo loro di mantenere una forte coesione di gruppo, rafforzata dalla periodica e frequente partecipazioni a chat virtuali, e di rimanere in contatto con la propria guida spirituale, il Mullah Krekar che, anche in carcere, ha continuato a rappresentare la guida non solo ideologica dell’organizzazione, mantenendone anche la direzione strategica sulle questioni più importanti, quale la partecipazione al conflitto siriano o la decisione di allinearsi con ISIS.
In tale quadro, le intense e penetranti attività tecniche di intercettazione ambientali e telematiche svolte dai Carabinieri del ROS durante le indagini hanno avuto un ruolo fondamentale nel disvelare i rapporti e le gerarchie tra gli indagati, permettendo di decrittare comunicazioni riservate, intrattenute con eccezionale cautela.
Infatti, gli indagati riducevano al minimo l’utilizzo di apparati telefonici, privilegiando sistemi di comunicazioni telematici e cercando sistematicamente di eludere le possibili attività di controllo, utilizzando terminologie codificate, alternando tratti di comunicazione verbale a gestualità riprese attraverso web-cam, a servizi di messaggeria istantanea.

IL PROGETTO

Il progetto di “Rawti Shax” ha avuto una svolta con le progressioni del conflitto in Siria e la sua estensione in Iraq, allorquando l’attenzione del movimento jihadista globale, e quindi anche di quello di etnia curda, si è focalizzata su quel Paese. Rispetto al piano futuribile di costituzione di uno stato islamico in Kurdistan, così come formulato nel progetto iniziale di “Rawti Shax”, il conflitto ha offerto un’opportunità di immediata partecipazione e di avanzamento dell’obiettivo originario, per la contiguità del teatro di operazioni alle aree curde e per la proclamazione del califfato di ISIS da parte di Abu Bakr Al Bagdadi anche in Iraq.
A questo punto “Rawti Shax” si è trasformata in una rete per l’arruolamento di volontari per il conflitto e per la facilitazione del loro trasferimento in zone di guerra.
In questa attività di reclutamento è risultato particolarmente attivo ABDUL RAHMAN Nauroz, sia attraverso internet sia direttamente, attraverso “lezioni” che teneva nel proprio appartamento di Merano – luogo di riunioni segrete e crocevia di aspiranti jihadisti – al fine di convincere i suoi allievi, e tra questi in particolare HASAN SAMAN Jalal, a partecipare ad azioni armate di guerra o terroristiche pianificate come suicide.
Mentre l’intenzione di HASAN SAMAN Jalal non si è mai tradotta in azione, altri membri di Rawti Shax, parte dei quali non è stato possibile identificare, sono riusciti a raggiungere il teatro siro-iracheno, tra cui:
SHEDA Sameer, membro della cellula svizzera dell’organizzazione, giungeva in Siria nel giugno 2014, inserendosi tra le fila di Jund Al-Rahman, gruppo armato facente parte dell’organizzazione terroristica Jabhat Al-Nusra;
SEDDEK Kadir Karim, già responsabile della cellula finlandese, che raggiungeva l’Iraq, via Turchia, nel marzo 2014, per unirsi alle milizie di ISIS, prima di rimanere ucciso in combattimento nel dicembre dello stesso anno;
ALI Mohammad, che dopo aver militato in Siria tra le file di ISIS ed essere stato respinto dalle autorità finlandesi, giungeva in Italia il 15 luglio 2014, ricevendo supporto da ABDUL RAHMAN Nauroz;
ALI Mohammed Ali, membro della cellula finlandese, presente in Siria sin dalla metà del 2013 tra le fila di ISIS, verosimilmente deceduto il 27 marzo 2014 nel corso dei combattimenti;

IL RUOLO DI RAWTI SHAX

Per quanto riguarda l’Italia, il ruolo di “Rawti Shax” quale filiera di facilitazione per la Siria è emerso nella vicenda del cittadino di origine kosovara HODZA Eldin, anche lui indagato e destinatario di misura cautelare.
La rete di “Rawti Shax” , per il tramite di ABDUL RAHMAN Nauroz, si è adoperata al fine di realizzare il proposito di HODZA Eldin di partire per la Siria, finanziando il viaggio in aereo per Istanbul con 780 euro inviate da Seddek Kadir Karim, responsabile della cellula di Rawti Shax in Finlandia e Sheda Sameer, appartenente a quella Svizzera.
La partenza di HODZA Eldin avviene il 1° gennaio 2014 e l’intero suo viaggio per la Turchia, dove ottiene il sopporto di facilitatori allertati da “Rawti Shax”, viene costantemente monitorato dagli investigatori del ROS. HODZA Eldin è riuscito a passare il confine e ad essere accettato in un campo di addestramento che “è sotto la bandiera nera”, colore che denota i vessilli di Jabhat al-Nusrah e dello Stato Islamico.
A metà febbraio 2014, HODZA Eldin faceva rientro precipitosamente in Italia attraverso la Svizzera ma, maturava nuovamente l’intenzione di partire per la Siria condividendo con la cellula italiana la sua esperienza terroristica sul campo e divenendo esempio da seguire.

La contrapposizione nell’ambito del conflitto siriano tra le due principali organizzazioni jihadiste, Jabhat al-Nusrah, affiliata ad al-Qaida, e lo Stato Islamico, si è riflesso in un dibattito all’interno di Rawti Shax, risolto dal Mullah Krekar, che a metà del 2014 ha deciso definitivamente di optare per un’affiliazione ad ISIS.
In particolare, le attività di intercettazione in carcere, effettuate dai Carabinieri del ROS in regime di assistenza giudiziaria internazionale con le autorità norvegesi, nei confronti del leader dell’organizzazione, il noto NAJMUDDIN AHMAD Faraj, alias Mullah Krekar, hanno permesso di appurare come lo stesso, continuasse a dirigerla:
definendone le strategie;
progettando azioni violente in Kurdistan e contro ambasciate e obiettivi norvegesi, quale ritorsione per il suo arresto del Mullah;
impartendo direttive in merito all’elargizione di somme di denaro in favore delle famiglie dei martiri del jihad morti in azioni terroristiche;
autorizzando i membri dell’organizzazione alla partecipazione al jihad in Siria;
disponendo che la stessa “Rawti Shax” aderisse all’ISIS.

In conclusione, gli elementi raccolti durante le indagini hanno consentito di documentare:
l’esistenza di un’organizzazione terroristica, caratterizzata da un’ideologia radicale e violenta, da un gerarchia verticistica e dalla segretezza della struttura compartimentata in cellule presenti in Medio Oriente e in Europa, in particolare in Italia, Germania, Svizzera, Inghilterra, Finlandia, Grecia, Svezia, Norvegia, Iraq, Iran e Siria e costituita dal Mullah Krekar con l’obiettivo finale di rovesciare l’attuale governo del Kurdistan iracheno per sostituirlo con uno stato teocratico, di compiere atti di violenza in Europa e di alimentare dei teatri di conflitto (Siria ed Iraq), mediante l’invio di aspiranti combattenti (foreign terrorist fighters), anche al fine di addestrarli per il futuro conflitto in Kurdistan;
il tentativo di reperire armi da destinare in territorio europeo, in particolare nei Paesi Bassi;
le minacce di compiere azioni violente in Norvegia, come ritorsione verso quelle Autorità per la perdurante detenzione carceraria del Mullah Krekar, leader dell’organizzazione, tratto in arresto dalle Autorità norvegesi il 27 marzo 2012 o comunque contro obiettivi occidentali;
il progetto, avallato dal vertice dell’organizzazione, di sequestrare personale diplomatico norvegese presente in un Paese europeo o in Medio Oriente, e di tenerlo in ostaggio al fine di negoziare con le Autorità norvegesi la liberazione del Mullah Krekar;
la costituzione, in Italia e in Olanda, di cellule terroristiche dormienti, definite in codice “Comitati segreti”, attivati con il sostegno logistico e finanziario dell’organizzazione;
l’incessante opera di proselitismo e radicalizzazione di alcuni indagati per stimolare la partenza e l’arruolamento nelle fila di organizzazioni terroristiche, attraverso il convincimento della violenza quale unico mezzo di imposizione della legge islamica;
la disponibilità da parte dei membri dell’associazione a morire in azioni suicide, facendosi “saltare in aria”;
la raccolta di denaro destinato alle famiglie dei combattenti deceduti nei teatri di conflitto;
il sostegno logistico e finanziario, assicurato dai vertici dell’organizzazione e dalle componenti stanziali in Italia, Finlandia, Svizzera e Inghilterra, per il reclutamento, l’instradamento e la partecipazione attiva di aspiranti combattenti stranieri al conflitto siriano.
Essenziali, per ricostruire la struttura e le finalità dell’associazione terroristica sono risultate le proiezioni internazionali dell’indagine, coltivate attraverso il canale PWGT (Police Working Group on Terrorism) e della cooperazione giudiziaria internazionale con Norvegia, Finlandia, Regno Unito, Germania, Svizzera, Svezia, Grecia e Stati Uniti.
Gli sforzi investigativi e di intelligence profusi nei confronti degli indagati hanno permesso di ricondurre le singole condotte ad un più ampio contesto, delineare l’organigramma completo di Rawti Shax ed apprezzarne complessiva la strategia terroristica dell’associazione, riuscendo ad identificare evidentemente solo alcuni dei membri che si nascondevano spesso sotto pseudonimi in paltalk ovvero attraverso identità fittizie sui principali social network.
E proprio la condivisione dei dati investigativi raccolti, e le intense attività tecniche esperite in regime di rogatoria internazionale, nonché la durata dello sforzo investigativo profuso (2011-2015) hanno consentito di comprendere pienamente la portata dell’attività terroristica sviluppata dall’organizzazione indagata, con specifico riguardo alle proiezioni nel teatro siro – iracheno a supporto di ISIS.
A tal riguardo, si sono dimostrate fondamentali le diverse riunioni con gli organi giudiziari, investigativi e di intelligence dei diversi paesi stranieri interessati, nonché i meeting presso Eurojust, grazie ai quali è stato possibile condividere le varie fasi dell’indagine e le prospettive dell’esecuzione dei provvedimenti di mandato di cattura europeo o di arresto a fini estradizionali.

In definitiva l’operazione, condotta simultaneamente in diversi Paesi Europei, ha dimostrato la proiezione internazionale dell’indagine “JWEB” che ha permesso di individuare un’organizzazione terroristica che incarna l’evoluzione del modello jihadista di tipo tradizionale dimostratasi ancora più insidiosa, rimanendo gerarchicamente strutturata, con il proprio vertice in Norvegia, ed articolata in cellule operative in numerosi paesi, tra cui un’importantissima articolazione in Italia, ma con una centralità della componente informatica, in cui trova la sua sede virtuale ed il suo strumento di connessione continua, che azzera le distanze fisiche tra i suoi membri, tutelandone anche le reali identità, valorizzando il carattere unitario dell’associazione e la sua capacità di operare in tempi reali in Europa come nei teatri di jihad.


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