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Anpi, Fiamme Verdi e Comune di Darfo ricordano la medaglia d’argento Santo La Corte

giovedì, 11 settembre 2014

Darfo Boario - Sarà una cerimonia semplice, ma ricca di significati e di gesti come si addice a una commemorazione. Infatti, martedì 16 settembre, alle ore 11, presso il Cimitero di Darfo i familiari di Santo La Corte, classe 1917, porranno una lapide in sua memoria, a testimonianza di un profondo legame tra la Medaglia d’argento al valor partigiano e la nostra terra.

Siciliano di nascita, il giovane Santo fu protagfiamme verdi 1onista della fondazione, insieme ad altri, del primo nucleo di resistenza ad Artogne aderendo alle Fiamme Verdi, Brigata “Antonio Lorenzetti”. Catturato dai tedesci e fuciliato in Brescia dopo interrogatori e sevizie, non tradì gli amici partigiani camuni che, alla fine del conflitto, traslarono la sua salma da una fossa comune al cimitero di Darfo .

“Martedì 16 ricorrerà il 70° anniversario della fucilazione –afferma Ezio Mondini, primo cittadino darfense- una data che gli amici dell’ANPI e delle Fiamme Verdi hanno voluto ricordare e celebrare e cui l’Amministrazione si unisce con commozione e partecipazione.”

“Quella di Santo La Corte è una storia del passato come ne conosciamo tante –continua il Sindaco- una scelta di vita forte, senza compromessi, dedicata ai valori più alti della libertà, del rispetto, dell’amicizia. Testimonianze che devono continuare a vivere per essere di esempio, oggi più che mai”.

Alla cerimonia, presieduta dal Sindaco di Darfo Boario Terme cui sono stati invitati anche i primi cittadini di Angolo, Artogne, Gianico e Piancamuno, parteciperanno i familiari che giungeranno dalla Sicilia, l’ANPI e le Fiamme Verdi. La lapide, sulla quale sarà posata una corona d’alloro della Città, sarà benedetta da Don Giuseppe Maffi, Parroco di Darfo e di Montecchio.
Di seguito, breve biografia redatta dal nipote Eugenio Giannone

Santo La Corte 
Santo La Corte, partigiano, di Felice e di Giuseppa Montalbano, nacque a Cianciana (AG) il 26 gennaio 1917. Aveva quattro fratelli: Giovanni, Teresa, Felice e Giuseppe. Conseguita la licenza elementare, come tanti altri ragazzi della sua età, venne avviato al lavoro dei campi e a Cianciana, in quel periodo, c’era poco da scegliere: campagna o zolfara. Amava molto leggere e la sera, prima di rientrare, faceva il giro dei parenti.

Partecipò alla seconda guerra mondiale assieme ai fratelli Felice e Giuseppe, prigionieri poi degli Americani il primo, dei Tedeschi Giuseppe, che dovette lavorare in miniera fino alla liberazione. Dopo l’8 settembre ’43 fu tra i primi a salire sui monti con le formazioni patriottiche, fondando assieme al tenente Rolando Petrini e altri il primo nucleo di resistenza ad Artogne (Valcamonica)* e aderendo alle Fiamme Verdi “Tito Speri”, squadre partigiane d’ispirazione cattolica, Brigata “Antonio
Lorenzetti”.

“Amato dai compagni e dalla popolazione della Valle” era conosciuto col nome di battaglia “Sicilia”, che aveva scelto in onore della terra d’origine, ma i compagni per non esporlo e non renderlo facilmente individuabile preferivano chiamarlo Cecilia o Cicilia. Ferito ad una gamba in uno scontro a fuoco con i nazifascisti il 12 luglio 1944 a Pisogne (BS), restò indietro a proteggere la ritirata dei compagni.

Catturato, fu tradotto nelle carceri di Darfo. Trasferito a Brescia il 1° settembre, fu sottoposto a continui interrogatori e crudeli sevizie (gli vennero strappate tutte le unghie) “ma non riuscirono a strappargli una sola parola che compromettesse i compagni di lotta e ideali”. I suoi compagni, saputo che a Capo di Lago erano alloggiati in un hotel due ufficiali nazisti, li catturarono per proporre uno scambio con l’intermediazione d’un prete. I due ufficiali furono consegnati ma Santo La Corte non fu liberato.

Condannato alla pena capitale dal tribunale speciale, fu fucilato alle ore 6:30 del mattino del 16 settembre 1944 nel maneggio del 30° Artiglieri di Brescia, assieme a Tita Secchi, Enrico Bellardini, Pietro Albertini, Paolo Maglia e Luigi Ragazzo. I tedeschi avevano negato gli estremi conforti religiosi e l’ultimo desiderio. Seppellito in una fossa comune con gli altri compagni nel cimitero Vantiniano di Brescia, la salma venne esumata il 3 maggio 1945 e sistemata nel settore B per essere poi traslata al cimitero di Darfo Boario Terme (24 dello stesso mese). Insignito di Medaglia d’argento al valor partigiano, a Lui il Comune di Cianciana ha intitolato una via.


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