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Allarme contraffazione e lavoro sommerso: nel Bresciano due imprese artigiane su tre esposte alla concorrenza sleale

martedì, 12 gennaio 2016

Darfo – Lavoro sommerso e contraffazione: due ostacoli non da poco per le imprese artigiane bresciane, che combattono su entrambi i fronti la concorrenza sleale.massetti

Lavoro sommerso
Nella classifica stilata dal recente studio dell’osservatorio di Confartigianato, Brescia segue subito dopo Milano (con 47mila) come provincia lombarda per numero assoluto di imprese esposte: sono 22.678 le imprese bresciane minacciate dalla concorrenza del lavoro sommerso. Il 63,6%. Quasi due imprese su tre delle 35.674 imprese artigiane presenti (al III° trim. 2015) è esposto alla concorrenza di chi lavora in un’impresa irregolare. Tra gli artigiani che pagano le maggiori conseguenze ci sono i 10.637 installatori bresciani, le 3.237 imprese edili, i 2.809 parrucchieri e centri estetici, oltre a trasporti e magazzinaggio (2.007 imprese) e servizi di alloggio e ristorazione (1.043).

Contraffazione
A Brescia le imprese artigiane manifatturiere maggiormente esposte alla concorrenza sleale derivante dalla contraffazione sono invece 1.383, pari all’8,6% delle imprese del manufatturiero, appartenenti in particolare ai settori: tessile, abbigliamento, articoli in pelliccia, articoli di maglieria, cuoio, borse, pelletteria, calzature, gioielleria e pietre preziose, giochi e giocattoli, profumi, cosmetici, saponi, occhialeria – produzione lenti e armature. In calo del 2% rispetto al III° trimestre di un anno fa. Dallo studio, svolto sulla base dei dati dell’Agenzia delle Dogane e della Guardia di Finanza si rileva come a Brescia dal 2008 al 2014 si sono registrati 882 sequestri per un totale di 3.018.517 milioni di pezzi contraffatti sequestrati e un valore complessivo stimato in oltre 54 milioni di euro. A livello lombardo, nello stesso periodo, sono avvenuti 21 mila sequestri di merce contraffatta, che hanno comportato il ritiro dal territorio di oltre 46 milioni di pezzi, il cui valore è stato stimato attorno ai 751 milioni di euro, l’1,1% del valore aggiunto prodotto dalle imprese manifatturiere lombarde.

Per il presidente di Confartigianato Imprese Brescia e Lombardia Orientale Eugenio Massetti: «Oltre che con tasse e burocrazia, le nostre imprese devono confrontarsi pure con la concorrenza sleale. L’abusivo è sconosciuto agli enti e alle associazioni di categoria, lavora e non paga le tasse. Tutto il contrario rispetto all’artigiano vero. Un ritratto, quello dell’abusivo che non è quello del “povero” che cerca di sbarcare il lunario come può, quanto piuttosto di personaggi pronti a speculare sulle imprese regolari per guadagnare di più. Importante capire – conclude il presidente Massetti – che non si tratta di imprese che offrono servizi e prodotti a prezzi migliori, ma piuttosto di un gruppo di persone che lavora nell’illegalità e spesso senza alcuna competenza e che, dunque, può mettere in serio pericolo anche la sicurezza dei clienti».


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