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Adamello, Altare della Patria: prosegue il lavoro del comitato. Definite le tappe

domenica, 16 aprile 2017

Breno – Proseguono le tappe di avvicinamento al grande evento del luglio 2018 con l’elevazione dell’Adamello “Altare della Patria–Altare degli Alpini”. L’idea proposta da “Impronta camuna”, l’associazione presieduta da Roberto Bontempi, svelata prima a Edolo poi a Brescia dove è stato costituito un comitato delle istituzioni, fa passi avanti.

La manifestazione prevede, dopo uno studio di fattibilità, un’adeguata progettazione e il rilascio delle dovute autorizzazioni che dalla cima dell’Adamello verrà fatto scendere un drappo tricolore della larghezza di nove metri e della lunghezza di un chilometro. Il comitato, presieduto dall’ammiraglio Luigi Binelli Mantelli con coordinatore Roberto Bontempi e che vede in prima linea il prefetto di Brescia, Valerio Valenti, ha indicato le tappe per organizzare la manifestazione che coinvolgerà le comunità di Valle Camonica e Trentino.

L’evento, che dovrebbe svolgersi in concomitanza con il 55esimo Pellegrinaggio in Adamello che si terrà in Trentino nel luglio 2018, ricorderà l’eroismo di penne nere nel Centenario della conclusione della Prima Guerra Mondiale. Sarà – come sottolineato di recente dal prefetto Valerio Valenti – un momento attrattivo per alpini e appassionati di montagna.

Adamello comitato 1

Comitato per elevazione dell’Adamello “Altare della Patria – Altare degli Alpini”

È stata scelta questa denominazione, pensando al più famoso Altare della Patria a Roma, dove sono custodite le spoglie del Milite Ignoto. L’accostamento risulta più che appropriato, infatti da un’approfondita analisi le somiglianze appaiono subito evidenti. Sulle montagne del gruppo dell’Adamello si è combattuto durante la Prima Guerra Mondiale. Qui tanti ragazzi, gli Alpini, hanno dato la vita per il bene dell’Italia: le loro lacrime e il loro sangue hanno bagnato questa terra, che li ha accolti tra le sue braccia.

La consacrazione del massiccio dell’Adamello serve, perciò, a non far dimenticare il sacrificio dei nostri soldati. Vogliamo che i giovani lo conservino nella memoria perché sappiano quanta fatica e quanto dolore sono stati necessari per “fare l’Italia e per farci sentire un popolo unito”.

L’avvenimento oltre ad essere la testimonianza e il ricordo, sempre vivo, di un’epopea che ha segnato in modo indelebile la storia d’Italia, desidera dimostrare la nostra vicinanza alle Forza Armate, anche oggi impegnate in azioni di pace nei vari teatri di crisi, e la nostra forte simpatia all’Associazione  Nazionale Alpini che ne conserva il ricordo e ravviva, con la sua azione, i valori di dedizione e di sacrificio che i soldati, morti sull’Adamello, ci hanno insegnato. L’evento si svolgerà nell’estate del 2018, dando così il via alle celebrazioni del centenario della Vittoria.

Bollettino della Vittoria

Comando Supremo, 4 Novembre 1918, ore 12 ”La guerra contro l’Austria-Ungheria che, sotto l’alta guida di S.M. il Re, duce supremo, l’Esercito Italiano, inferiore per numero e per mezzi, iniziò il 24 Maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per 41 mesi è vinta.

La gigantesca battaglia ingaggiata il 24 dello scorso Ottobre ed alla quale prendevano parte cinquantuna divisioni italiane, tre britanniche, due francesi, una cecoslovacca ed un reggimento americano, contro settantatre divisioni austroungariche, è finita. La fulminea e arditissima avanzata del XXIX corpo d’armata su Trento, sbarrando le vie della ritirata alle armate nemiche del Trentino, travolte ad occidente dalle truppe della VII armata e ad oriente da quelle della I, VI e IV, ha determinato ieri lo sfacelo totale del fronte avversario. Dal Brenta al Torre l’irresistibile slancio della XII, dell’VIII, della X armata e delle divisioni di cavalleria, ricaccia sempre più indietro il nemico fuggente. Nella pianura, S.A.R. il Duca d’Aosta avanza rapidamente alla testa della sua invitta III armata, anelante di ritornare sulle posizioni da essa già vittoriosamente conquistate, che mai aveva perdute. L’Esercito Austro-Ungarico è annientato: esso ha subito perdite gravissime nell’accanita resistenza dei primi giorni e nell’inseguimento ha perdute quantità ingentissime di materiale di ogni sorta e pressoché per intero i suoi magazzini e i depositi. Ha lasciato finora nelle nostre mani circa trecento mila prigionieri con interi stati maggiori e non meno di cinque mila cannoni. I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli, che avevano disceso con orgogliosa sicurezza”.                                          Armando Diaz

 


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