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A Breno operai in strada per salvare gli stabilimenti della Riva Acciaio

sabato, 14 settembre 2013

Cerveno – Un’altra giornata difficile per i camuni dopo la doccia fredda della chiusura degli stabilimenti “Riva Acciaio” . Il messaggio che arriva dalla valle è: si alla produzione, no alla cassa integrazione. L’assemblea indetta nei tre stabilimenti di Malegno, Cerveno e Sellero ha scatenato le reazioni dei lavoratori e sindacalisti. La notizia che ha fatto seguito al sequestro di fabbriche e aziende del gruppo Riva su disposizione del Gip di Taranto ha trovato la contrarietà delle valle dove sono a rischio quasi 434 posti di lavoro, oltre l’indotto.

ilva

Lo stesso segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, intervenuta all’assemblea del gruppo Ilva ha lanciato un messaggio chiaro: “no alla chiusura delle fabbriche, è a rischio la tenuta sociale ed economica del Paese”. Mobilitazione generale in Valle Camonica da parte delle forze sindacali, amministrazioni locali e politici. La proposta avanzata è chiara: l’attività produttiva deve continuare a fronte di commesse per circa 50 milioni di euro.

QUINDICI GIORNI A DISPOSIZIONE

I tempi sono brevi, anzi brevissimi: la soluzione deve arrivare entro quindi giorni, per riaccendere gli impianti ed evadere i cinquanta milioni di euro di commesse bloccati da ieri dal Gruppo Riva. La cassa integrazione sarebbe valutata negativamente anche dai sindacati, come ricordato dalla segretaria della Fim-Cisl Laura Valgiovio.

LA MANIFESTAZIONE  

Lunedì 16 settembre alle 9.30 a Breno dove la Valle Camonica è chiamata a dare testimonianza a fianco dei 346 lavoratori delle tre fabbriche di Malegno, Cerveno e Sellero, con i rappresentanti delle istituzioni e della politica a tutti i livelli. Nel contempo l’azione sindacale e della politica si sposta anche a livelli governativi per una decisione immediata perché non venga fermata la produzione.


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