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A 18 mesi dal varo non convince la riforma del TPL: bus a rischio nel Bresciano

martedì, 15 ottobre 2013

Edolo – Tra pochi giorni, il 21 ottobre, scadranno le concessioni alle aziende che svolgono i servizi di trasporto su autobus nelle città e nelle provincie lombarde. Stanno infatti scadendo i termini fissati dalla legge regionale per il rinnovo dell’affidamento dei contratti attraverso le gare pubbliche. La continuità del servizio è messa a rischio da un pasticcio burocratico-amministrativo contenuto nella legge di riforma del TPL, per cui ad oggi non sono state indette le gare per l’assegnazione del servizio, nè sono state costituite le previste agenzie di bacino.

bus brescia tpl

Un eventuale stop dei servizi, da cui sarebbe esclusa solo l’area milanese servita da ATM, la cui concessione scade nel 2017, riguarderebbe circa 1,5 milioni di passeggeri che ogni giorno per i loro spostamenti fanno ricorso alle autolinee. Ad aprile del 2012, dopo 4 anni di dibattito, la regione guidata da Formigoni aveva approvato la nuova legge di riforma del TPL. Essa prevede la costituzione di 5 bacini di traffico, con altrettante agenzie intercomunali di programmazione delle linee, con relativi statuti e consigli di amministrazione, e l’obbligo di fare le gare per affidare i servizi di trasporto nelle città e nelle provincie lombarde. Dei cinque bacini, il primo comprende Milano, Monza, Lodi e Pavia, il secondo Varese, Como, Lecco e Sondrio, il terzo unisce Cremona e Mantova, e infine in splendida solitudine restano il bacino provinciale di Brescia e quello di Bergamo.

Questo progetto dirigistico sta già mostrando la corda, tanto che sono in vista provvedimenti di proroga delle concessioni in essere che, di fatto, ritarderanno di due anni gli effetti della legge. Di fatto le agenzie non sono operative, e le gare di affidamento non sono nemmeno in vista e così, mentre la crisi morde e i cittadini chiedono più e migliori servizi di trasporto c’è ora il rischio di una interruzione dei servizi, e la certezza di un intero settore lasciato in balia degli eventi. “Le aziende hanno bisogno di margini operativi certi entro cui programmare gli investimenti necessari a conseguire un livello di efficienza dei servizi sugli standard europei, e lo stallo nell’attuazione della legge regionale di certo non aiuta” dichiara Dario Balotta, responsabile trasporti di Legambiente Lombardia.
Legambiente da sempre auspica una riforma del TPL che permetta di superare la vecchia, cattiva e costosa regolazione pubblica sui servizi di trasporto pubblico, ma la legge approvata dal Consiglio Regionale l’anno scorso, guarda caso ad unanimità, non è concepita per andare in questa direzione, bensì per mantenere situazioni di privilegio.

“Già a suo tempo avevamo criticato la riforma del TPL, in particolare per la macchinosità del dispositivo di legge, la separazione tra le gestioni ferroviarie ed automobilistiche, e soprattutto l’eccessiva dimensione dei lotti su cui impostare i bandi: i cinque bacini di traffico da mettere in gara hanno dimensioni gigantesche, che di fatto impediscono alle piccole aziende, spesso più efficienti e meno costose delle grandi aziende pubbliche, di partecipare alla competizione. Di certo si tratta di una riforma non concepita per venire incontro alle esigenze dell’utenza, ma per ingessare ancora di più i privilegi dei grandi operatori in regime di monopolio”


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