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Sondrio, presentato il libro di monsignor Dellavite

giovedì, 14 marzo 2019

Sondrio – Nella splendida cornice della Sala “Besta” della Banca Popolare di Sondrio, la presentazione del libro “Se ne ride chi abita i cieli – L’abate e il manager: lezioni di leadership fra le mura di un monastero” di Monsignor Giulio Dellavite. All’incontro, promosso dall’Ufficio Scolastico Territoriale di Sondrio in collaborazione con la Banca Popolare di Sondrio, si sono alternati al tavolo dei relatori il Dirigente Ust, Fabio Molinari, il Prefetto di Sondrio, Giuseppe Mario Scalia e, Monsignor Giulio Dellavite, intervenuti dinnanzi ai tanti cittadini presenti e alle figure civili e religiose che non hanno voluto mancare all’appuntamento per porgere le proprie curiosità e domande all’autore del volume edito da Mondadori (nella foto da sinistra il Prefetto Scalia, Monsignor Dellavite e il dirigente Ust Molinari) .Da sinistra il Prefetto Scalia, Monsignor Dellavite e Dirigente Ust Molinati

LA PRESENTAZIONE

«Ringrazio tutti i presenti e vi invito alla lettura di questo piacevolissimo e interessante volume – ha esordito il Dirigente Ust, Fabio Molinari –. L’incessante incontro-confronto fra i protagonisti della storia vi condurrà ad una sorprendente scoperta: il vero “leader” è colui che è capace di guardare in se stesso e di scorgere la verità nello sguardo di coloro i quali sembrano non avere un “ruolo”, negli occhi dei più umili, dei più semplici, di colui che è ultimo. Ma chi “vince” tra il manager e l’abate? Nessuno dei due. A spuntarla sarà una “terza entità”. Vince il vero “leader”. Una “lezione” di profonda umanità valida oggi più che mai e in qualsiasi ambito: dalla scuola all’ambiente di lavoro, passando per la famiglia e le amicizie».

«La “leggerezza profonda” di cui il libro è intrisa ha accarezzato dolcemente la mia anima irradiandola di una gioia unica e indelebile – ha dichiarato il Prefetto di Sondrio, Giuseppe Mario Scalia –. Attraverso la particolarissima lente della cultura monastica, così sapientemente illustrata dall’autore, ci viene concesso il mirabile esempio di uno stile di vita autentico “che riempie di senso, colore e sapore quanto si fa nella quotidianità”. Ma il messaggio che più di tutti ho voluto fare mio è legato alla semantica. La sensazione schiacciante e opprimente della parola “potere” intesa come sostantivo si tramuta in assoluta leggerezza, senso di pace e immenso amore, se considerata nella sua accezione più servile del verbo “potere”, “poter fare”, “poter dare”, “poter servire”».

«Il punto di incontro fra il pragmatismo del protagonista, il manager, e l’interiorità dell’abate, è l’umanità – ha spigato monsignor Giulio Dellavite rispondendo a una delle tante domande –. Due anime, due poli apparentemente opposti che, nel corso della storia, si incontrano e si arricchiscono vicendevolmente fino a giungere all’augurio finale della vocazione ad essere uomini. Il titolo, “Se ne ride chi abita i cieli” è una frase del Salmo II, la stessa con cui si apre e si chiude il libro per ricordarci che, se osservati da un’altra prospettiva, dall’alto appunto, i problemi di ogni giorno sembrano farsi molto più leggeri».

L‘AUTORE

Giulio Dellavite, sacerdote dal 1996, dopo aver svolto alcuni anni di ministero parrocchiale e aver lavorato in Santa Sede come Officiale della Congregazione per i Vescovi, oggi è Segretario Generale della Curia di Bergamo. Ha conseguito il dottorato in Diritto canonico a Roma presso la Pontificia Università Gregoriana nel 2006. Ha pubblicato “All’angelo della Chiesa scrivi. Autorità e autorevolezza nella Chiesa” (Avagliano Editore, 2007), “Munus Pascendi. Autorità e autorevolezza, leadership e tutela dei diritti dei fedeli in un atto amministrativo” (Treves Editore, 2011) e “Benvenuti al ballo della vita” (Mondadori, 2011).

IL VOLUME

Una gelida serata invernale, una sperduta stradina di campagna imboccata per evitare le code in autostrada, la potentissima auto all’improvviso in panne, il navigatore e lo smartphone desolatamente muti e, intorno, una fitta nebbia: tutto sembra congiurare contro il rientro in città, quel venerdì sera, di un giovane manager frenetico. Alla ricerca di un telefono per chiedere aiuto, finisce per bussare al portone di un’antica e isolata abbazia. Accolto da un rustico padre portinaio sottilmente ironico e da un sereno abate dalle perspicaci doti introspettive, il manager si scontra subito con l’essenzialità della vita monastica. A poco a poco, però, il suo spaesamento e la sua impaziente irritazione iniziale si stemperano, finendo per trasformare il pernottamento in un viaggio alla scoperta di una realtà solo in apparenza lontana da quella fuori delle mura dell’abbazia e, soprattutto, in un viaggio dentro se stesso. A fargli da guida i dialoghi con l’abate e il padre portinaio, e con i loro confratelli (il bibliotecario, lo speziere, l’ortolano), su temi universali come politica, economia e bene comune, ecologia e ambiente, verità e fake news, ruolo delle donne, apertura al mondo. Chi dei due ha più da insegnare all’altro? È il monaco che ha bisogno del manager o il manager del monaco? Nell’irreale silenzio che abita gli antichi spazi del chiostro il manager scoprirà un modo nuovo di essere leader. Quello della sfida del Pope Francis’ Style. Così come l’abito non fa il monaco, infatti, il ruolo non fa il manager. Abituato a dare lezioni di management e a gestire problemi-eventi-persone, l’ospite imparerà che niente è pericoloso come l’illusione di avere potere sugli altri. Usato come sostantivo, infatti, il potere è un motivetto che si fischia da soli. Diventa una sinfonia solo se inteso come verbo: poter essere, poter fare, poter guidare, poter decidere. E per essere suonata, una sinfonia richiede sia la capacità del direttore d’orchestra di amalgamare le voci di strumenti distinti, sia l’abilità dei singoli, che dovranno dare il meglio di sé, in armonia con tutti. In Se ne ride chi abita i cieli, don Giulio Dellavite affronta, attraverso la lente particolarissima della cultura monastica, tutti i temi cari ai manager di oggi: dal pensare in ottica relazionale alla gestione delle organizzazioni, dai modelli di leadership responsabile alle migliori strategie per vivere il cambiamento. Così facendo, attualizza insegnamenti millenari e suggerisce a chi legge che la vera grandezza sta nel non perdere mai di vista la propria dimensione interiore, spirituale. Soprattutto, la propria umanità.



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