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L’Aquila di San Venceslao al popolo trentino: ecco i quattro testimonial. Rossi: “Abbiamo bisogno di un’anima”

domenica, 4 settembre 2016

Trento - L’Aquila di San Venceslao al popolo trentino. Una bambina (Giulia Bezzi), un giovane ricercatore (Nicola Conci), una mamma lavoratrice (Kathia Battocletti) ed un anziano (Carlo Gaddo): quattro testimonial, uno per generazione, del popolo trentino, autentico protagonista della Giornata dell’Autonomia.  Rossi “Abbiamo bisogno di un’anpalazzo della Provincia giornata dell'Autonomiaima”.

É il popolo trentino, dunque, il destinatario della più alta onorificenza della Provincia autonoma di Trento, l’Aquila di San Venceslao. ”Degasperi ha potuto ottenere l’Autonomia perché su questo territorio – ha spiegato il governatore del Trentino, Ugo Rossi – viveva allora e vive oggi un popolo che aveva da sempre praticato l’Autonomia, rivendicandola nei secoli. C’era un contesto favorevole per maturare una visione, una proiezione così alta nel futuro. E’ quel popolo che noi vogliamo oggi ricordare, con l’auspicio che esso sappia far sentire la propria voce nel processo di riforma della nostra Autonomia, accanto al lavoro che farà la Consulta. Abbiamo bisogno di anima, abbiamo bisogno di persone che aiutino le istituzioni ad imboccare la strada giusta”.

A settant’anni dall’Accordo di Parigi, e alla vigilia del Terzo Statuto di autonomia, è il popolo trentino che riprende in mano il “pallino” della propria storia e del proprio futuro. Ecco perché momento tra i più significativi di questa Giornata dell’Autonomia è stata la consegna dell’Aquila di San Venceslao a quattro testimonial generazionali.

La piccola Giulia Bezzi ha spiegato che “a scuola ho imparato che il luogo in cui vivo è un po’ speciale perché è sempre stato una terra di confine abituata ad incontrare e accogliere popoli diversi. Grazie a questa particolarità siamo autonomi e questo ci ha permesso di riuscire a gestire le nostre risorse naturali. Siamo nel cuore delle Alpi quindi ci sono montagne, tra cui le Dolomiti, ci sono foreste, riserve e parchi naturali, borghi montani e bellissimi castelli. Sono orgogliosa di essere trentina e spero che la nostra capacità di convivenza tra popoli diversi possa essere un esempio per costruire un mondo migliore senza confini e conflitti”.

Nicola Conci, giovane ricercatore ha invece sottolineato come “ricerca e innovazione risuonano come un eco sui media. La loro concretizzazione richiede però coraggio e lungimiranza, dedizione e abnegazione. La strada è tortuosa e il ritorno non è immediato, e le realtà internazionali con cui ci confrontiamo quotidianamente ci fanno capire quali siano gli ingredienti fondamentali che ne determinano il successo: in primis la condivisione di una visione e di obiettivi a lungo termine e i cui risultati possano via via avere ricadute concrete sul territorio e sulla popolazione, migliorando i servizi che già offriamo, e che molti ci invidiano, nella sanità, nei trasporti e mobilità, nell’educazione e formazione, per citare alcuni esempi. Per fare ciò è necessario investire sulle nuove generazioni e sul capitale umano di cui disponiamo, scommettere sulle buone idee, puntare in alto. In Trentino ha dato ascolto a queste esigenze e, passo dopo passo, siamo stati in grado di guadagnare prestigio, grazie all’eccellenza della ricerca nei diversi settori, delle tecnologie dell’informazione, della meccatronica, dei microsistemi, della cultura agraria e viticolo enologica, della fisica teorica e della matematica, anche grazie ad un’università aperta al mondo e con centri di ricerca e sviluppo affermati a livello internazionale. Ma sappiamo bene che non si può puntare in alto se non partendo dalle nostre radici. Ed è con questa consapevolezza che portiamo avanti la ricerca in Trentino, muovendo i nostri passi verso il futuro, per tracciare nuovi sentieri e oltrepassare i nostri confini”.

“Si dice spesso – ha spiegato l’insegnante e mamma Kathia Battocletti – che per una donna conciliare il lavoro e la famiglia non è facile, specialmente quando si hanno dei figli in giovane età. È assolutamente vero, ma la maternità è un’esperienza straordinaria, che ogni donna dovrebbe poter provare nella vita senza dover per questo rinunciare alle proprie aspirazioni lavorative. Per questo motivo sono felice che la nostra terra sostenga concretamente e ormai da anni la genitorialità, con importanti politiche di conciliazione tra famiglia e lavoro e di sostegno alle famiglie numerose o in difficoltà. Sono esse che dimostrano, al di là di qualsiasi facile retorica, il grande senso di comunità del Trentino. E sono altrettanto felice di crescere i miei figli in un territorio dove c’è un sistema scolastico-formativo attento anche ai bisogni educativi speciali, in un ambiente sano dove possono praticare diversi sport e conoscere da vicino la natura, in una terra dove da sempre si incontrano culture diverse, in una Provincia che li sosterrà quando cercheranno un lavoro e vorranno mettere su famiglia, e garantirà loro sostegno se mai nella vita dovessero per qualsiasi motivo trovarsi in difficoltà. So che qui i miei figli, se si impegneranno, avranno ogni opportunità di realizzare i loro sogni”.

Infine, Carlo Gaddo, a nome del mondo degli anziani ha raccontato “A volte mi chiedo se saprei vivere da qualche altra parte. Sono nato qui, sono cresciuto qui, qui mi sono sposato, qui vivono i miei figli ed i miei nipotini. Ho sempre vissuto tra queste valli, tra queste montagne. Certo, molto è cambiato da quando ero giovane, ma le persone, quelle per fortuna sono ancora le stesse. Persone a volte di poche parole, ma di molti fatti. Persone che amano la loro terra, la lavorano quotidianamente, ne sono orgogliosi. Persone che credono nella cooperazione, nella solidarietà, nel volontariato, nell’aiutare i vicini e anche coloro che vicini non sono. Questo è il Trentino per me: una stretta di mano tra generazioni diverse, in cui i giovani ascoltano e rispettano i loro “veci”, perché qui sappiamo tutti che le basi del futuro sono sempre scolpite nel nostro passato”.


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