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Cles, apre la mostra “Fritz Osswald-Il senso della neve”. Il programma

venerdì, 30 giugno 2017

Cles – Domani alle 18  a Palazzo Assessorile sarà inaugurata la mostra “Fritz Osswald – Il senso della neve”, in programma fino al 1 ottobre. L’evento espositivo riscopre un grande artista dell’arte europea del primo Novecento, straordinario interprete della luce e del colore della neve. Grazie alla collaborazione con il “Museo Immaginario – L’école des Italiens” di Domodossola viene esposta a Cles (Trento) la raccolta di cinquanta dipinti, provenienti da una cerchia di appassionati collezionisti del pittore che ha amato rappresentare le montagne delle nostre Alpi nella poetica veste invernale.

Cles mostra 01

La mostra, curata da Marcello Nebl e Marcovinicio, con la collaborazione di Pietro Weber, sarà inaugurata domani – 1 luglio – sotto la regia dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Cles e de “L’École des Italiens – Museo Immaginario” di Domodossola. L’allestimento prevede una cinquantina opere del pittore svizzero Fritz Osswald (1878-1966), uno dei protagonisti della pittura europea dei primi decenni del Novecento. Il catalogo, edito da Umberto Allemandi, si compone di testi critici di Michele Bonuomo e Davide Brullo.

LE OPERE - A Cles saranno esposte cinquanta straordinari dipinti di un artista che ha amato rappresentare le montagne delle nostre Alpi, dal Cervino fino alla Marmolada, nella poetica veste invernale. Fritz Osswald è un espressionista che con la propria arte ha simbolicamente eliminato i confini nazionali unendo in rappresentazioni emozionanti scorci delle creste e dei ghiacciai dell’intero arco alpino, da Est a Ovest.

E’ particolarmente significativo allestire un’antologica di Osswald a Cles poiché il capoluogo della Val di Non si trova di fatto al centro delle montagne da lui rappresentate e a pochi chilometri dall’asse del Brennero, cerniera e collegamento fra le culture alpine.

La mostra, aperta dal 1 luglio al 1 ottobre, ospiterà diversi eventi culturali di contorno, dalle visite guidate con i curatori a concerti da camera, da conferenze sull’arte del Novecento a percorsi didattici per bambini e famiglie.

L’ARTISTA - Fritz Osswald nasce a Hottingen (Zurigo) il 23 giugno 1878. Figlio dello scultore Albert Osswald, trascorre l’infanzia tra Zurigo e Winterthur, dove frequenta le scuole primarie; dopo alcuni anni di collegio nella Svizzera romanda, viene iscritto agli istituti d’arte di Zurigo e Monaco di Baviera.
Nel 1897, Osswald inizia a frequentare l’Accademia di Belle Arti di Monaco, dove segue i corsi di Wilhelm von Diez e Nikolaos Gysis, ricevendo due medaglie d’onore. Dal 1904, partecipa alle mostre della Secessione di Monaco, riscuotendo un discreto successo e vendendo le prime opere ai musei.

Apprezzato come artista emergente e paragonato dalla critica a nomi già quotati, Osswald si sposa nel 1907 con Elsbeth Leopold, che darà alla luce la figlia Agnes Hildegard, detta Hilla, nel maggio dell’anno seguente. L’artista viaggia molto tra Italia, Austria, Paesi Bassi, Svizzera, Mare del Nord e Mar Baltico fino a quando, nel 1913, gli giunge l’invito del granduca Ernst Ludwig d’Assia a fare parte della colonia di artisti di Darmstadt, culla e roccaforte dello Jugendstil. Qui Osswald, sulla breccia dell’onda, decora sale da ricevimento per l’alta borghesia e dispone di uno studio privato all’interno del castello, dove dipinge febbrilmente scorci urbani, fabbriche renane, vasi di fiori e grandi paesaggi invernali. I quadri dell’artista elvetico suscitano l’euforia delle maggiori gallerie tedesche da Monaco ad Amburgo, da Stoccarda a Berlino, da Heidelberg a Lipsia. È l’apice del successo.

Allo scoppio della Grande Guerra, Fritz Osswald è richiamato in Svizzera per adempiere agli obblighi militari, ma viene congedato per sopraggiunti limiti di età e torna a Darmstadt dove, nel frattempo, ha ottenuto il titolo di professore d’arte; lascia la colonia nel 1919 per trasferirsi nei pressi di Zurigo, dove risiede fino al 1922, quando acquista la grande casa di Starnberg (Baviera) in cui vivrà con la famiglia fino alla morte, che lo coglie senza particolare clamore nel 1966, dopo decenni di produzione artistica ininterrotta.


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