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Aprica: storie e racconti della Seconda Guerra Mondiale nel libro di Stefanini “Brillerà presto il bel sole della pace”

mercoledì, 5 agosto 2015

Aprica – Un libro per l’estate, un libro di storie di civili e ribelli della seconda Guerra Mondiale. Parliamo del libro “Brillerà presto il bel sole della pace: la tragedia della seconda guerra”, di Antonio Stefanini. Sottotitolo: Memorie dal fronte e dai campi di prigionia, frammiste a storie di civili e di ribelli, intorno alla Seconda  Guerra mondiale.

Le medaglie d’oro della Resistenza Antonio Tonino Schivardi e Giovanni Tambìa Venturini, i martiri Bortolo Leone Rodondi e Gregorio il mutilato Canti, gli aprichesi Attilio Stampa e Omobono Bòno Liscidini, Raffaele Ménici e un milite ignoto tiranese. Ma anche Giovanni Pedrazzi e Pierino Salvadori, gli Zagàbri e Minighì di Ràe, Tino Tognoli e GuAprica libro Stefani 3erino Berneri, Pietro Albertani e i due Battista Stefanini, Gatì e Batistù. Sono soltanto alcuni dei principali protagonisti dell’ultimo libro che Antonio Stefanini ha  dedicato al tema dell’ultima guerra: “Brillerà presto il bel sole della pace”.

Un’opera nella quale, a dispetto di quanti sostengono che – specie riguardo alle memorie – sia già stato pubblicato tutto, emergono fatti nuovi (magari piccoli), esperienze di vita vissuta e qualche necessario aggiustamento di verità locale. Un’opera dov’è vera protagonista la coralità della tragedia. Coralità degli eventi bellici, visti con gli occhi di alcuni protagonisti infimi e pur tuttavia a loro modo eroici; coralità dei patimenti toccati alle famiglie o ai congiunti in trepidante e purtroppo spesso vana attesa; coralità della lotta partigiana e di alcune sue colpevoli o ingenue miserie, coralità nei diari-epistolari-memoriali di una decina di uomini (e donne) precipitati loro malgrado nel vortice sempre più sconvolgente della guerra di conquista e di quella civile. E coralità, a suo modo, nei quasi cento pietosi atti di morte di soldati camuni, valtellinesi e bergamaschi – molti dei quali esplicitamente insepolti – stilati a mano dai superiori sulla base di scarni appunti o solo imprecisi ricordi poche settimane dopo la tremenda Ritirata di Russia.

Un libro meditato e compilato in tempi lunghi, “Brillerà presto il bel sole della pace” (alcune testimonianze sono di persone nel frattempo venute a mancare), il cui titolo non è altro che un passaggio significativo di una lettera di Gregorio Canti al padre. Un libro che, pur con qualche ambizione letteraria, non pretende certo di misurarsi con le grandi opere classiche dei protagonisti diretti, sia dal punto di vista del risultato letterario specifico, sia ovviamente da quello della narrazione dei fatti, per forza slegati e a volte frammentari vista la relativamente giovane età dell’autore.

Tornando all’imperativo iniziale, la fatica di Stefanini – come egli stesso confessa – “era sentita come dovuta in particolare per un debito morale contratto nei confronti del padre Battista, fervido narratore già da quando i figli erano bambini, degli eccezionali fatti che gli occorsero tra il gennaio 1942 e il settembre 1945. Fatti che più nessun giovane di questa parte del mondo ha dovuto vivere, fortunatamente, da ormai settant’anni a questa parte”.


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