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Aprica: la prima dello spettacolo “Eclissi d’uomo” fa il pienone

giovedì, 14 agosto 2014

Aprica – Una serata speciale al centro congressi di Aprica (Sondrio). “La guerra è spaventosa e proprio per questo dovremo amarla con tutto il nostro cuore di maschi”, prende spunto da “Amiamo la guerra” di Giovanni Papini l’’inizio dello spettacolo <Eclissi d’’uomo>, la prima si è tenuta alla sala congressi del centro direzionale di Aprica.

Aprica concerto Eclissi

La guerra – in occasione del centenario d’inizio della prima Guerra Mondiale – è la protagonista di questo originale ed ambizioso progetto valtellinese.

Sul palco un amalgama di generi e di massime espressioni nostrane: l’’attore Stefano Scherini, la cantante Consuelo Orsingher, il chitarrista Luca Trabucchi e il violinista Elia Senese, oltre a Giuliano Di Giuseppe al pianoforte e Pierluigi Ruggiero al violoncello. La ricostruzione di quegli anni terribili, dall’’assassinio dell’’arciduca d’’Austria e della moglie fino alla scoppio della guerra, dalle varie fasi della stessa all’’armistizio che ne sancisce la fine, viene raccontata in un’’alternanza ben armonizzata di musica e canto, fra cui brani dello stesso Di Giuseppe, ma anche di Elgar, Stravinsky, Debussy, Ravel e Schönberg (nella foto a lato) ; di filmati in bianco e nero, quadri, ritagli di giornale, parodie di guerra; recitazione con testi tratti principalmente da “Un anno sull’’altipiano” di Emilio Lussu, ma anche lettere private di fanti italiani o di una madre e un padre, da “Niente di nuovo sul fronte occidentale” di Remarque e testi da Giornale di guerra e di prigionia di Carlo Emilio Gadda.

LO SPETTACOLO

Prodotto dall’’associazione Musica Viva e che ha richiesto un lungo lavoro, propone in undici quadri il percorso di maturazione etica e umana del protagonista, un giovane di neanche ventenne catapultato nella dimensione bellica, il quale inizialmente appoggia la violenza (la voglia di creare verrà inorgoglita dalla guerra, dice) e che vive con l’’animo ottimista e ingenuo di chi vuole vedere solo “il rosso di tramonti infuocati”, ma poi si ritrova a gestire una “vita orizzontale” nel “baracchino” dove ripararsi da pioggia e fucilate e dove “per non morire nevrastenico” si dà all’’apatia.

Le convinzioni si incrinano di fronte alla battaglia e solo il profumo del caffè, atto quotidiano di una vita non in trincea, ridà luce e consapevolezza all’’uomo che è rimasto offuscato (Eclissi d’’uomo è per l’’appunto il titolo) in guerra e si rende conto che il fucile che punta non è soltanto contro un nemico austriaco, bensì contro un uomo come lui. Bravissimi i quattro musicisti e ottima Orsingher, che rompono l’invisibile barriera fra le due arti – musica e recitazione – offrendo zaino e giacca all’’attore soldato, puntando gli archetti come fucili.

Efficace Scherini, che tiene bene la scena e ne conduce con sicurezza l’evoluzione: particolarmente riuscita la parte del dialogo fra il soldato e un generale interpretato da un burattino, in omaggio alla formazione teatrale dell’attore valtellinese, il quale dimostra padronanza nel proporre al pubblico nelle lingue originali Dulce et decorum est di Wilfred Owen e il calligramma La colombe poignardée et le jet d’eau di Guillaume Apollinaire. Un buon lavoro (la drammaturgia è di Giovanna Scardoni che, insieme a Scherini, fa parte della compagnia Mitmacher), applaudito calorosamente dal pubblico.


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