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Aprica: il documentario “Gli Zagabri” fa discutere sulla storia delle Orobie Valtellinesi

martedì, 21 luglio 2015

Aprica –  Gli Zagàbri di Aprica, rigore formale ed emozioni. Con il docufilm di ieri sera Aprica ha dimostrato ancora una volta l’alto livello dei suoi appuntamenti culturali.

Un documentario misurato, ben costruito e ben narrato, che ha riscosso caldi consensi da parte del cospicuo pubblico presente. Con solo una punta di veleno in coda. Stiamo parlando della proiezione del docufilm “Gli Zagabri”, presentato ieri sera presso il centro congressi di Aprica dal professor Giovanni Porta, regista la moglie Chiara Francesca Longo e autrice delle musiche Delilah Sharon Gutman.

Le voci dei testimoni rimasti, Caramba, Luisa, Domenico, Adele, Martina e gli altri sono risuonatzagabri23e sullo schermo, limpide o affaticate dagli anni, mentre con i loro visi segnati e gesti spontanei raccontavano in foggia del tutto naturale davanti alla cinepresa fatti lontani ormai più di settant’anni. Non molto di nuovo, forse, per i pochissimi che conoscevano già la vicenda in maniera sufficientemente approfondita, ma bisogna ammettere che la narrazione diretta da parte dei testimoni è sempre elemento apprezzabile, a dispetto di qualsiasi aggiustamento lessicale od ortografico che si apporta quasi obbligatoriamente in una trascrizione.

L’opera, al di là di qualche dimenticanza (ad esempio l’apporto di alcuni sacerdoti e di parte delle forze dell’ordine locali), raggiunge a nostro parere lo scopo – pedagogico generale oltre che storico – prefissato: far sentire, una volta di più, massimamente repellenti la guerra e le sue conseguenze.

Al termine della proiezione ha preso la parola lo storico camuno Mimmo Franzinelli, presente in sala, che pur apprezzando lo sforzo narrativo del documentario, ha lamentato alcuni suoi difetti, tra i quali almeno uno di carattere filologico, ossia lo stacco netto tra la prima parte del filmato (la vicenda degli Ebrei, di cui al titolo) e la seconda (testimonianze relative alla Resistenza). Inoltre ha implicitamente accusato la ricostruzione di un certo agiografismo, sostenendo che sia in buona parte leggenda l’ospitalità e la solidarietà degli aprichesi nei confronti degli Ebrei, che gli Zagabri furono una manna per l’Aprica, che i passatori erano spesso semplici profittatori che buttavano nei dirupi i zagabri 2  Apricaclienti accompagnati oltre frontiera dopo averli spogliati dei loro averi, che i fascisti all’assalto dei partigiani delle Fiamme Verdi del Mortirolo furono seicento e non seimila, che l’organizzazione Delasem ebbe buona parte nella lunga vicenda aprichese degli Zagabri. Infine ha rivolto un appello a Vincenzo Negri Caramba, invitandolo a raccontare come andò veramente l’ultimo giorno di Raffaele Ménici.

L’intervento critico, che ha in effetti sorpreso un uditorio convenuto per sentir narrare una vicenda edificante, ha creato un po’ di sconcerto, ma ha avuto solo una moderata risposta, tesa – forse opportunamente in tale sede – a non riaccendere la ben nota polemica storica tra Franzinelli e le Fiamme Verdi. Si sono comunque manifestati dissensi alle sue tesi a dibattito chiuso.

In apertura, il prof. Porta aveva dato la parola ad Ezio Gulberti (FFVV) per l’annuncio della serata di martedì 21 (oggi), nel corso della quale sarà presentato, sempre nella stessa sala congressi, il libro La terza età della Resistenza. Anche questa un serata culturale di sicuro, notevole interesse. La proiezione sarà ripetuta domenica 9 agosto, stessa ora e stesso luogo.


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