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Truffa aggravata ai danni dello Stato ed appropriazione indebita: operazione ‘Pensioni sicure’ della Guardia di Finanza nel Bresciano

mercoledì, 1 giugno 2016

Brescia – Le indagini condotte dalla Guardia di Finanza, sotto la direzione costante della Procura della Repubblica di Brescia, nell’ambito del procedimento penale iscritto per i reati di truffa aggravata ai danni dello Stato e di appropriazione indebita aggravata a carico di dirigenti sindacali, insegnanti e dipendenti amministrativi attualmente in pensione, si sono concluse con la notifica dei relativi avvisi nei confronti di 11 indagati.Finanza Trento

Fra i soggetti destinatari del provvedimento vi sono anche il Segretario Generale del sindacato S.N.A.L.S., indagato per concorso in truffa aggravata, nonché il Segretario Amministrativo Nazionale, responsabile dei reati di truffa aggravata e appropriazione indebita.

L’attività investigativa è stata intrapresa, dall’ottobre 2014, nei confronti di dipendenti dello S.N.A.L.S. di Brescia e della segreteria nazionale (Sindacato Nazionale Autonomo Lavoratori della Scuola) per condotte illecite poste in essere al fine di poter illegittimamente fruire di un vantaggio economico in materia pensionistica, riconosciuto, tra l’altro, anche agli appartenenti alle organizzazioni sindacali.

L’indagine, che ha preso spunto da un servizio giornalistico d’inchiesta della trasmissione televisiva “Le Iene” del 17 settembre 2014, ha riguardato insegnanti e dipendenti del MIUR residenti in provincia di Brescia, i quali, nel corso del loro ultimo anno di servizio, prima del collocamento in pensione, sono stati distaccati presso le sedi centrali e periferiche del citato sindacato (Roma e Brescia). In tale periodo, oltre a percepire il regolare stipendio, gli stessi si sono anche visti riconoscere una retribuzione aggiuntiva, che oscillava dai 2.000 euro ai 4.000 euro lordi mensili, in realtà mai corrisposta.

Gli indagati, pertanto, hanno maturato la possibilità di ricevere una quota “integrativa” pensionistica, commisurata all’ammontare delle ultime retribuzioni (sulla base del sistema pensionistico “retributivo”), nettamente superiore a quanto spettante se tale distacco non fosse avvenuto. In un caso è stato possibile accertare anche la sostanziale inesistenza delle prestazioni lavorative rese dall’asserito sindacalista.

Gli artifizi e i raggiri attraverso i quali è stata perpetrata la truffa sono stati cristallizzati nella corresponsione al sindacato, da parte di tutti i soggetti indagati, di “contributi volontari” di importi coincidenti, in alcuni casi fino ai decimali, con i versamenti che il sindacato, ai fini del riconoscimento della pensione aggiuntiva, era tenuto ad operare nei confronti dell’erario (quali ritenute IRPEF) e dell’INPS (quali contributi previdenziali). Tra l’altro, come si è detto, a fronte del rapporto lavorativo di distacco sindacale, non vi è alcuna traccia del pagamento degli emolumenti che lo SNALS avrebbe dovuto corrispondere ai citati dipendenti, né dei contratti di collaborazione coordinata e continuativa sulla base dei quali il sindacato stesso ha richiesto all’INPS il riconoscimento della pensione aggiuntiva.


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