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Trento: arrestato dalla Mobile il quarto profugo nigeriano per la violenza di gruppo di fine novembre

venerdì, 12 gennaio 2018

Trento – La Squadra Mobile di Trento ha arrestato il quarto nigeriano, coinvolto nella violenza sessuale di gruppo e rapina avvenuta il 25 novembre a Trento, per la quale erano già stati arrestati altri tre connazionali.

Polizia di SondrioL’operazione, che era iniziata venerdì 1 dicembre, aveva consentito agli investigatori di individuare un gruppo di nigeriani, tutti richiedenti asilo, che alcuni giorni prima avevano abusato sessualmente di una giovane ragazza.

Gli investigatori della Squadra Mobile, diretti dal Vice Questore Aggiunto Salvatore Ascione, il 25 novembre 2017 hanno raccolto dalla ragazza, che in qui giorni si trovava a Trento per far visita ad una sua connazionale, il racconto di un abuso sessuale e di una rapina che alcuni uomini nigeriani, avevano commesso nei suoi confronti.

La giovane, all’atto della denuncia ha raccontata che, mentre si trovava nei pressi di un bar, è stata costretta da alcuni uomini, sotto minaccia, a recarsi nel vicino parco. Qui gli uomini hanno approfittato sessualmente di lei, violentandola a turno. Successivamente l’hanno minacciata nuovamente di ulteriori ritorsioni se avesse chiesto aiuto alla Polizia. La donna, benché impaurita, è riuscita comunque a chiedere aiuto dando così impulso alle indagini.

Dopo i necessari riscontri la ragazza ha riconosciuto i suoi ‘carnefici’, 3 dei quali sono stati tratti in arresto l’1 dicembre. Dopo i primi provvedimenti cautelari gli investigatori hanno stretto il cerchio sul quarto componente della banda che è stato arrestato. Si tratta di I.M, nato in Nigeria nel 1994, domiciliato a Trento presso la struttura di accoglienza “Fersina”.

A fronte di reati particolarmente degradanti per la dignità umana - commenta il capo della Squadra Mobile Salvatore Ascione - è fondamentale una risposta immediata ed efficace da parte della Polizia Giudiziaria che consenta non solo di assicurare alla giustizia gli autori di questo grave reato, ma anche di dimostrare che non esistono sacche di impunità dove criminali possono insidiarsi nella nostra comunità”.


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