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Traffico di droga, operazione “Mandinka 2″ della Polizia trentina: arrestati in 9 tra cui 7 richiedenti asilo

mercoledì, 8 febbraio 2017

Trento – La Polizia di Stato di Trento ha arrestato 9 persone, 7 richiedenti asilo centroafricani e 2 italiani, ritenuti responsabili a vario titolo di traffico di sostanze stupefacenti. Nel corso della operazione scattata alle prime luci di ieri, la Squadra Mobile di Trento, diretta dal vice questore aggiunto, Salvatore Ascione, oltre ai nove arresti, anche, un cittadino del Gambia è finito nei guai per resistenza e violenza a pubblico ufficiale ed è stata eseguita una misura cautelare dell’obbligo di dimora nel comune di Ala (Trento), nei confronti di un richiedente protezione sussidiaria nigeriano, con un totale di 11 persone coinvolte.

Questo è il primo risultato dell’operazione “Mandinka 2″, per la quale il Gip, su richiesta del Pm Davide Ognibene, ha emesso diciassette ordinanze cautelari nei confronti di cittadini del Gambia, Guinea, Sierra Leone, Senegal, Mali, Nigeria ed Italia.
L’operazione, denominata “Mandinka 2″ ha portato alla luce un vasto traffico di droga tra Trento e Roma, Torino e Brescia, gestito da un’organizzazione criminale, i cui appartenenti erano giunti in Italia come richiedenti asilo per motivi politici-umanitari o di protezione sussidiaria.Ascione - Trento

Il lavoro del personale della Polizia di Stato ha preso spunto dalla prima indagine denominata “Mandinka”, conclusasi l’anno scorso, quando a seguito di alcuni casi di overdose, verificatisi a Rovereto e a Trento, venne scoperto come la droga era venduta dai richiedenti asilo ospitati tra il “centro di Marco” ed altre strutture della città della quercia e del capoluogo, con un coinvolgimento di circa 20 profughi.

Proprio a seguito di quell’indagine la Squadra Mobile di Trento ha rilevato come dietro alle richieste d’asilo potessero nascondersi alcune persone che avevano quale obiettivo quello di costituire delle organizzazioni criminali volte a favorire traffici illeciti. L’indagine nei confronti dei trafficanti in questione ha permesso agli inquirenti di individuare elementi di disturbo tra i profughi in modo da non inficiare la giusta attenzione al fenomeno dei richiedenti asilo.

L’indagine ha dimostrato che lo stupefacente immesso sul mercato, prevalentemente eroina ed hashish, era spacciato oltre che nei pressi di istituti scolastici, anche a minori, in piazza Dante, in piazza Santa Maria, fino al “Muse”. Gli spacciatori, per evitare i controlli della polizia, comunicavano tra di loro tramite Whatsapp ed avevano costituito una “rete”, di cui facevano parte anche italiani tossicodipendenti, capace di intercettare la maggior parte di tossicodipendenti provenienti dalla provincia. In questo modo si erano assicurati quasi completamente il controllo dello smercio delle sostanze stupefacenti nelle piazze più importanti di Trento a danno degli spacciatori magrebini, costretti a zone più periferiche.

Il gruppo aveva, anche, intuito che assoldando tossicodipendenti italiani, grazie alle conoscenze dirette di quest’ultimi, si poteva consegnare la merce agli “amici” in luoghi diversi da quelli soggetti a controllo da parte della polizia. Non solo, quindi, si fidelizzavano i tossicodipendenti provenienti dalle valli, con un prezzo leggermente maggiorato, ma si permetteva a questi, se erano in cura al Ser.d, di barattare il metadone con l’eroina. Metadone che poi veniva nuovamente immesso sul mercato e venduto a “fidati” amici residenti in provincia di Trento.

“Questa operazione – commenta il capo della Squadra Mobile, Salvatore Ascione – è la dimostrazione di come la Polizia di Stato sia impegnata, non solo a contrastare il fenomeno dello spaccio in piazza (si ricordano per ultimo i 7 arresti compiuti in pochi giorni nell’ultimo fine settimana), ma soprattutto, a recidere i canali di approvvigionamento delle organizzazioni criminali interessate a gestire il traffico di stupefacenti nelle nostre città”.


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