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Alto Sebino, due imprenditori nei guai per evasione fiscale

venerdì, 13 luglio 2018

Sarnico  -  Due imprenditori del Sebino nei guai per frode fiscale. I militari del Comando Provinciale di Bergamo hanno eseguito un provvedimento di misure cautelari personali nei confronti di due imprenditori (uno in carcere a Bergamo, l’altro agli arresti domiciliari) emesso dal Gip di Bergamo, Marina Cavalleri, su richiesta del Sostituto Procuratore della Repubblica, Emanuele Marchisio.

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In particolare, i finanzieri della Brigata di Sarnico (Bergamo) hanno scoperto che una società avente sede nell’Alto Sebino, operante nel settore del montaggio di strutture tecnologiche (con cantieri in tutto il mondo e che annovera, tra le opere realizzate, anche vari padiglioni dell’Eexp di Milano), nel periodo dal 2010 al 2016 ha presentato dichiarazioni fiscali fraudolente mediante l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti per 10,3 milioni di euro (+I.V.A. per 2,5 milioni di euro), omettendo di versare le imposte dovute anche attraverso il meccanismo delle indebite compensazioni, utilizzando crediti I.V.A. fittizi.

In carcere Fabrizio Franzoni, 46enne di Pisogne e arresti domiciliari per Gian Luca Giacomini, 39enne di Pian Camuno. Secondo la Guardia di Finanza i due “figuravano come semplici dipendenti della società oggetto d’indagine ma di fatto ne erano gli amministratori”. Complessivamente sono state denunciate 10 persone coinvolte a vario titolo nella frode fiscale, 7 per reati tributari (tra cui le due in custodia cautelare) e 3 per riciclaggio. La competente autorità giudiziaria ha disposto, altresì, il sequestro preventivo per “equivalente” nei confronti dei soggetti coinvolti per 6.423.114 euro, nonché, con riguardo ai soli responsabili del reato di riciclaggio, il sequestro di beni per circa 230 mila euro. Le operazioni di sequestro sono tuttora in corso.

Il servizio ha preso avvio da accertamenti svolti dai Finanzieri di Sarnico sul conto di due soggetti, ritenuti i principali responsabili dell’illecito meccanismo scoperto, che figuravano semplici dipendenti della società oggetto d’indagine ma di fatto ne erano gli
amministratori.
Dall’esame della documentazione bancaria acquisita nel corso delle indagini sono emersi, inoltre, vari episodi di riciclaggio di denaro, provento dell’evasione, realizzati attraverso l’incasso di assegni (ufficialmente emessi per il pagamento di una parte delle fatture false) su conti correnti di società o persone terze, aventi ampia disponibilità di denaro contante.


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