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Riva del Garda: i carabinieri smascherano coppia di estorsori e denunciano due cinquantenni

giovedì, 28 luglio 2016

Riva del Garda –  Coppia di estorsori smascherati dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Trento, rivano salvato dai militari. Avevano trovato un uomo che nella sua semplicità era un’ottima preda da “spennare” e la costante richiesta di danaro – secondo quanto raccolto nell’indagine dei carabinieri del Nucleo Investigativo Provinciale di Trento – proseguiva già da diversi mesi.

Carabinieri - foto nuova10

E’ stata l’arguzia di una dipendente dell’Ufficio Postale di Riva del Garda (Trento) e l’attenzione prestata immediatamente al caso da parte della direttrice che hanno fatto scattare le indagini dei carabinieri. La vittima, un uomo sulla cinquantina molto conosciuto a Riva del Garda, era stato a marzo addirittura accompagnato in Posta dai suoi aguzzini che, con fare aggressivo, avevano incalzato la dipendente dell’ufficio rivano perché velocizzasse una pratica di finanziamento di (ulteriori) diecimila euro sul conto del malcapitato. Così i militari del Nucleo Investigativo di Trento, percependo che il caso sottendesse il più grave reato di estorsione, hanno iniziato l’indagine sotto la conduzione del Pm, Valerio Giorgio Davico. 

LA VITTIMA
La “rete tutoria”, assolutamente pronta e concreta, posta in essere nei confronti dell’operaio cinquantenne rivano – anche grazie all’intervento dell’avvocato Ilaria Torboli a difesa della parte offesa – ha permesso di far luce su un quadro sconcertante: una coppia residente ad Arezzo, composta da un uomo cinquantenne nullafacente originario di Siena (A.F. ) e da una donna cinquantacinquenne rivana (M.Z.), almeno già per tutto l’anno 2015 sarebbe riuscita a scucire al malcapitato sicuramente almeno 30.000 euro tra bonifici ricevuti e consegne di danaro contante. Inoltre i due malintenzionati (che le indagini hanno appurato essersi conosciuti in un viaggio a Medjugorje qualche anno fa!) – sfruttando la particolare bontà e la religiosità dell’uomo, prostrato per la recente scomparsa di un proprio congiunto, e profittando della sua momentanea fragilità – sarebbero stati pronti a fargli acquistare un immobile a Cetona (Siena) in permuta con la casa rivana di proprietà della vittima, senza che effettivamente egli lo volesse espressamente (situazione questa scongiurata dal provvidenziale intervento degli investigatori che – senza destare sospetti negli approfittatori – sono riusciti a chiudere la compravendita senza esiti). Il caso, nel complesso, ha consentito agli inquirenti di ipotizzare il reato di circonvenzione di incapace in concorso: i due sarebbero stati in grado di circuire a tal punto l’uomo da riuscire a compilare indisturbati un assegno del carnet della vittima per un valore di 210mila euro, detenendo essi stessi il titolo di credito e utilizzandolo per esercitare pressioni psicologiche e minacce sull’uomo che – sapendo di non avere quell’idonea copertura bancaria – era gravemente intimorito.

IL BLITZ
Era questa minaccia, più di altre, che determinava il malcapitato ad elargire somme di danaro variabili, quasi fosse un bancomat, fino ad arrivare a chiedere la detrazione del quinto dello stipendio in Posta, per poter consegnare subito ai malfattori diecimila euro. Da qui, come detto, l’input alle investigazioni dei carabinieri.

L’attività dell’Arma trentina – conclusasi in quattro mesi di indagini serrate – ha permesso all’uomo di tornare a vivere serenamente senza l’assillo dei suoi aguzzini e soprattutto preservando gli ormai esigui onesti risparmi di tutta una vita.

Le perquisizioni operate recentemente in Arezzo, presso il domicilio dei conviventi responsabili dei reati, hanno consentito ai carabinieri di reperire diversa documentazione bancaria attestante versamenti di danaro dalla vittima ai rei che sarà analizzata nei prossimi giorni per le opportune e approfondite verifiche del caso. La sapiente strategia investigativa adottata dal Nucleo Investigativo di Trento ha consentito alla vittima di tornare in possesso dell’assegno di 210.000 € “sottrattogli” a gennaio scorso e così di poter dire la parola fine alle minacce e ai tanti soprusi subiti.

Ora la parola passa all’Autorità Giudiziaria roveretana: in Tribunale – nelle successive fasi procedimentali – si capirà se la vittima riuscirà almeno in parte a recuperare quanto ha versato ai suoi vessatori.

In conclusione, l’uomo senese e la donna rivana sono stati denunciati alla Procura della Repubblica di Rovereto e dovranno rispondere quali responsabili dei gravi reati continuati di tentata estorsione e circonvenzione di persona incapace in concorso. E un cittadino onesto è tornato a vivere senza oppressioni.


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