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Recuperata dai carabinieri la campana rubata nel 2013 dalla parrocchia di Angolo Terme

mercoledì, 5 dicembre 2018

Angolo Terme – Era stata rubata dalla parrocchia di Angolo Terme (Brescia) in data 17 febbraio 2013 la campana rinvenuta dai Carabinieri della Stazione di Artogne che, a seguito di una serie di accertamenti, hanno individuato il luogo ove il prezioso bronzo, risalente al 1830, era stato sepolto. campI militari, nella giornata di ieri, hanno fatto accesso per un controllo amministrativo, al quale ha fatto seguito una perquisizione presso un’officina meccanica di Artogne. La campana era stata seppellita nel giardino esterno del capannone: a finire nei guai sono stati il titolare 53enne dell’attività e il figlio 28enne.

Ai carabinieri avrebbero raccontato di aver acquistato la campana, per poche centinaia di euro,  da un soggetto a loro sconosciuto che gli aveva proposto la vendita. Il clamore suscitato dal furto e i timori di essere scoperti li avevano convinti a nascondere la campana nel terreno.

All’interno della loro officina i carabinieri hanno rinvenuto un vero e proprio bazar di articoli militari d’epoca, con la presenza anche di armi inertizzate, risalenti alle due guerre mondiali. Tra questi oggetti da collezione era però presente anche una pistola lanciarazzi, considerata arma comune da sparo e dunque illegalmente detenuta.

Per i due uomini la vicenda si è conclusa in nottata con una denuncia in stato di libertà per ricettazione e detenzione abusiva di arma. La campana in bronzo, le cui ricerche non erano mai state interrotte dai Carabinieri della bassa valle, è stata restituita al parroco della parrocchia dei Santi Nazzaro e Celso di Angolo Terme.

ARRESTATI DUE MAROCCHINI
I Carabinieri della Stazione di Leno, al termine degli accertamenti,  hanno proceduto all’ arresto di due cittadini marocchini, risultati irregolari nel territorio italiano, colti nella flagranza dei reati di “possesso di documenti di identificazione falsi” e “falsa attestazione o dichiarazione a pubblico ufficiale sull’identità personale”.  I due, un 26enne ed un 30enne,  erano stati sottoposti a controllo la sera precedente in Ghedi, durante una normale attività preventiva, mentre percorrevano quella via Baracca a bordo di un’autovettura Volkswagen, in compagnia di un terzo connazionale risultato estraneo ai fatti. Il primo esibiva una patente di guida ed una carta d’identità recanti entrambe un timbro di rilascio delle autorità spagnole, mentre l’altro era in possesso di una carta d’identità francese che ne attestava, tra l’altro, la cittadinanza. Da un’accurata verifica sul posto, i documenti apparivano non conformi ai modelli originali conosciuti, tanto da insospettire i componenti la pattuglia che decidevano di trattenere i due giovani stranieri, sottoposti a fermo di identificazione, onde consentire gli approfondimenti del caso. La falsità veniva infatti attestata, il giorno successivo, a seguito di perizia del competente Centro di Cooperazione italo-francese nonché della Polizia Locale di Brescia – Ufficio Falsi documentali, appositamente investiti della problematica. I due venivano pertanto dichiarati in stato di arresto per le fattispecie di reato sopra indicati. Arresti convalidati dal Tribunale di Brescia che ha riconosciuto la continuazione del reato applicando rispettivamente la pena di anni 1-mesi 6 e anni 1-mesi 4 di reclusione.



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