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Radicchio dell’orso, forestali in campo per contrastarne la raccolta indiscriminata

giovedì, 21 luglio 2016

Borgo Chiese – Anche quest’anno, nello scorso mese di giugno, è stata condotta una mirata attività di vigilanza sulle attività di raccolta della Cicerbita alpina (Radicchio dell’orso), condotta principalmente dal personale delle Stazioni forestali di Borgo Chiese, Pieve di Bono-Prezzo e Tione, i cui territori sono interessati dalla presenza della specie e dove la relativa raccolta rappresenta pratica diffusa in particolare da parte di persone provenienti dal territorio lombardo.forestali trentino radicchio

Come noto la Cicerbita è una pianta commestibile (pannello illustrativo allegato), che si trova in natura in primavera e la cui raccolta dal 2009 è consentita nel limite di 2 kg al giorno per persona, dalle ore 8 alle ore 19.

La vigilanza, che ha così permesso di contrastare in modo efficace la raccolta indiscriminata della pianta, ha interessato soprattutto le zone della sella di Bondolo, monte Bruffione (Stazione forestale di Borgo Chiese), l’ampia zona del Cadria (Stazione forestale di Pieve di Bono-Prezzo) e malga Avalina e Stabolfresc (Stazione forestale di Tione).

Oltre al personale del Corpo forestale trentino hanno collaborato alcuni custodi forestali ed un guardacaccia dell’Associazione Cacciatori Trentini, in questo caso in servizi abbinati con la vigilanza venatoria.

Sono stati elevati complessivamente 47 processi verbali di trasgressione, confiscando oltre 200 kg di Cicerbita, che sono stati poi destinati alle locali parrocchie o alle case di riposo.

“Questo risultato – afferma l’assessore alle foreste Michele Dallapiccola – è stato possibile grazie ad una programmazione mirata dell’attività di vigilanza, non agevole in considerazione della collocazione in alta quota della pianta, nonché della collaborazione tra i vari soggetti chiamati ad assicurare l’applicazione delle norme poste a salvaguardia dell’ambiente. L’enfasi in primo luogo non è nella repressione ma nella vigilanza, a vantaggio della collettività e soprattutto di chi rispetta la natura del Trentino e le regole che ci siamo dati per proteggerla, valorizzarla, gestirla al meglio”


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