QUESTO SITO WEB UTILIZZA COOKIES. NEL CONTINUARE A NAVIGARE SUL SITO STAI ACCETTANDO L'UTILIZZO DEI COOKIES.
TI INVITIAMO A LEGGERE LA COOKIES POLICY.
X
Ad
Ad
Ad

Ad

Operazione “Ransom”, i carabinieri contestano alla gang anche la rapina

giovedì, 31 agosto 2017

Trento – I carabinieri di Borgo Valsugana contestano un altro reato alle cinque persone coinvolte nell’operazione “Ransom”. Oltre al sequestro a scopo di estorsione, si aggiunge l’accusa di rapina aggravata da parte di più persone in concorso fra loro.

arres

I carabinieri della compagnia di Borgo Valsugana e la Procura della Repubblica di Trento (D.D.A. – dottor Davide Ognibene), nell’ambito delle indagini inerenti l’Operazione “Ransom”, oltre al reato di sequestro di persona a scopo di estorsione da parte di più persone in concorso fra loro, hanno anche avuto modo di accertare a carico delle cinque persone indagate il reato di rapina aggravata da parte di più persone in concorso per eseguire od occultare altro reato, perpetrato sempre nei confronti della medesima vittima trentina, il giovane residente in Bassa Valsugana.

In effetti, nell’arco temporale in cui il giovane veniva rapito a Levico Terme e mantenuto sotto sequestro nella serata del 23 settembre 2016, dopo essere stato malmenato, subiva anche la rapina del proprio telefono cellulare Huawei P8 Lite, del valore di 500 euro circa, tra l’altro privo di codici di sblocco e pertanto subito utilizzabile.

Tale telefono cellulare non veniva più restituito alla vittima, nemmeno dopo che suo padre aveva corrisposto ai sequestratori la somma di denaro da costoro pretesa a titolo di riscatto e definitiva risoluzione del «contenzioso».

Tuttavia le indagini permettevano di accertare che in realtà l’ammontare di denaro effettivamente pagato dal genitore era in realtà stato pari ad 6.500 euro, dato che i sequestratori avevano “onestamente” tenuto conto del valore del telefono cellulare da loro rapinato ritenendo «giusto» scontarlo dalla cifra totale dovuta di 7mila euro. In merito il Gip del Tribunale di Trento, dottor Marco La Ganga, ha confermato l’impianto accusatorio e probatorio formulato nella fase preliminare delle indagini.


© Gazzetta delle Valli - Testata registrata in tribunale, direttore responsabile Alberto Panzeri - P. IVA 03457250136