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Operazione Leonessa, prime ammissioni delle persone coinvolte

martedì, 1 ottobre 2019

Brescia – Prime ammissioni degli indagati nell’operazione Leonessa, che ha portato in carcere o ai domiciliari 69 persone.

Sono stati completati dal Gip Carlo Bianchetti gli interrogatori di garanzia della maxi inchiesta condotta da Polizia di Stato e Guardia di Finanza di Brescia e coordinata dalla DDA della Procura di Brescia.

Il PM della Direzione distrettuale antimafia Paolo Savio contesta i reati di associazione mafiosa, corruzione, indebita compensazione ed emissione di fatture false per operazioni inesistenti. Tra gli indagati spicca il nome di Antonio Pavone, vice comandante della Guardia di Finanza a Pisogne, arrestato dai colleghi delle Fiamme Gialle e, secondo l’accusa, avrebbe intascato tangenti da imprenditori bresciani. Coinvolto nell’operazione Leonessa anche Francesco Liguoro, altro finanziere. Oltre ai due finanzieri in carcere ci sono finiti anche il direttore dell’Agenzia delle Entrate di Brescia Generoso Biondi e il funzionario dell’Ente Alessandro De Domenico che si sarebbero spartiti una tangente da 65mila euro per garantire a un imprenditore di Sale Marasino  uno sconto da 20 milioni di euro sulle tasse da versare dopo essere finito sotto inchiesta per fatture false. Inoltre spicca il nome del commercialista bresciano Mauro Rigamonti raggiunto nella stessa inchiesta da due ordinanze di custodia cautelare, per presunta corruzione dei pubblici ufficiali e quella dei rapporti tra i componenti della presunta cellula mafiosa radicata al nord e gli imprenditori locali accusati di indebita compensazione di crediti di imposta fittizi. Il professionista è rimasto in silenzio durante l’interrogatorio.

Secondo quanto finora emerso dalle indagini: gli imprenditori Alessandro e Cesarino Medici sarebberro i corruttori, Antonio Pavone sarebbe il corrotto, mentre Nicolò Chierolini, imprenditore e il finanziere Francesco Liguoro avrebbero avuto il ruolo di agevolatori.



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