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Operazione di contrasto alla macellazione clandestina dei Carabinieri Forestali nel Bresciano: un pastore denunciato

venerdì, 1 settembre 2017

Calvisano – Nella giornata di ieri i Carabinieri Forestali del Gruppo di Brescia hanno brillantemente portato a termine una complessa attività investigativa finalizzata al contrasto della macellazione clandestina di capi ovini. carab forestL’indagine, coordinata dal Sostituto Procuratore Ambrogio Cassiani, ha consentito di cogliere in flagranza di reato un pastore di Calvisano.

I militari all’atto di perquisire dell’azienda hanno rinvenuto macellate abusivamente, tramite il cruento rito Halal, 9 capi ovini occultati nella cella frigorifera della cascina.

Oggi, infatti ricorre per i musulmani la festa del sacrificio “Aid Al-Kabir” in teoria, i musulmani sacrificano come Abramo un animale, secondo la sharia deve essere fisicamente integro e adulto e può essere soltanto un ovino, un caprino, un bovino o un camelide. L’animale viene ucciso mediante sgozzamento, con la recisione della giugulare che permetta al sangue di defluire, visto che per la legislazione biblica e coranica il sangue è impuro ed è quindi proibito mangiarne. L’animale sacrificato viene jugulato da un uomo, che deve essere in stato di purità legale, pronunciando la formula: «Nel nome di Dio! Dio è il più grande».

Infatti per tutto il giorno, presso la cascina si è riscontrato un andirivieni di cittadini di religione islamica che giungevano nella cascina per acquistare il loro montone, che sarebbe stato scelto pagato e macellato sul posto secondo il rituale dell’Halal.

Venivano inoltre rinvenuti circa 200 capi ovini detenuti in un cortile fatiscente e pericoloso per il loro benessere, a tal proposito il pastore veniva denunciato anche per il reato di detenzione di animali condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze (art. 727 del C.P.).

Durante la perquisizione, a conferma di quanto gli investigatori avevano già scoperto, venivano trovati anche resti di animali macellati e occultati nella letamaia (ossa, zampe, denti) che per far sparire le tracce veniva periodicamente incendiata determinando tra l’altro gli estremi per la contestazione del reato di combustione illecita di rifiuti (art. 256 bis del d.lvo 152/2006) per il quale il pastore rischia da tre a sei anni di carcere. Mentre per il reato di macellazione clandestina le pene previste sono l’arresto da sei mesi ad un anno o l’ammenda fino a 150.000 euro, in relazione alla gravità dell’attività posta in essere.


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