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Operazione 8 marzo: i carabinieri di Trento arrestano 5 persone per sfruttamento della prostituzione

mercoledì, 9 marzo 2016

Trento – Operazione “8 marzo”: i carabinieri di Trento e Pavia 5 arresti  e 2 denunce per sfruttamento della prostituzione. Si sono concluse ieri, 8 marzo, le ricerche e le catture dei responsabili di una rete di sfruttatori di prostitute rumene e albanesi, orbitanti tutte nell’area di Trento nord.

I carabinieri del Nucleo Investigativo di Trento hanno infatti smantellato un gruppo criminalTrento operazione 8 marzoe ben coordinato di albanesi e romeni (comprendenti anche un italiano e due donne a loro volta sfruttate e sfruttatrici) che da settembre scorso si era radicato stanzialmente nel capoluogo trentino, provenendo da Pavia e mantenendo rapporti anche con la realtà della “prostituzione da strada” di via Scarpone, in quel centro.

Nella giornata della “festa della donna”, l’8 marzo, i militari del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Provinciale di Trento, grazie anche al supporto dei colleghi di Pavia, hanno smantellato un attivo e fiorente gruppo criminale dedito allo sfruttamento e al favoreggiamento del meretricio in Trento e in Pavia.

La fotografia scattata dall’Arma sulla vita notturna della città, precisamente su via Brennero, scaturisce da una serie di mirati controlli contro la prostituzione attuati lo scorso autunno anche sui frequentatori di alcuni “casinò” posti nell’area a nord di Trento, poiché alcuni degli indagati avevano l’abitudine di spender i loro guadagni alle slot machines. Questi controlli approfonditi hanno consentito un’analisi investigativa obiettiva: esisteva una struttura solida basata sul controllo di quell’area della città e sui costanti rapporti tra gli indagati, tutti assai impegnati nella remunerativa attività di “protezione” delle ragazze. Gli indagati – sino a prima dell’arresto – incassavano i guadagni, accompagnavano sul luogo di lavoro le donne, pretendevano la rendicontazione precisa dei guadagni giornalieri (o anche a seguito di singola prestazione), davano idoneo supporto all’attività fornendo preservativi e ricercando anche alloggi in affitto da dedicare alla prostituzione, imponevano i ritmi e gli orari tassativi di lavoro ricorrendo anche a violenze e a forme di sottomissione.

In particolare gli uomini dell’Arma trentina hanno registrato uno speciale meccanismo di controllo del territorio ad opera degli indagati, con rivendicazione come propri di taluni luoghi (in realtà pubblici) da riservare alle “passeggiate” delle ragazze ogni volta gestite per l’esercizio della prostituzione, nonché la presenza nella rete dello sfruttamento anche di due donne che, oltre a prostituirsi, gestivano altre quattro giovani donne, garantendosi una buona fetta dei guadagni.
Si pensi che una di esse è arrivata a guadagnare sino a 8.000 € in un mese.

Stessa cosa accadeva in Pavia. Infatti, ivi, sempre nella giornata di ieri, i carabinieri hanno tratto in arresto 2 dei 5 soggetti e notificato ad una donna il divieto di ritorno a Trento.

L’indagine, coordinata dal Pm. Davide Ognibene della Procura della Repubblica di Trento, ha vistOperazione 8 marzo trento 2o spiccare, dunque, 4 custodie cautelari in carcere ed una ai domiciliari, nonché una misura cautelare del divieto di dimora nel Comune di Trento su ordinanza del Gip del Tribunale di Trento.

GLI ARRESTATI
Zoto Servet, albanese del 1988 di Pavia; Radu Leonard, romeno del 1984 a Trento; Christian Maule, roveretano del 1979; Miranda Zeneli, romena del 1983 a Trento – e (ai domiciliari) Hoxha Erjon, albanese del 1983 di Pavia-.

Oltre alla denuncia a piede libero di un altro soggetto implicato nell’indagine per sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione ma con un ruolo più marginale rispetto agli altri (le cui iniziali sono B.B., albanese ventisettenne), il Gip ha emesso  anche un divieto di dimora nel Comune di Trento per T. D., romena del 1988, domiciliata tra Pavia e Trento per l’appunto, avente essa un ruolo di “semplice” favoreggiamento della prostituzione ai danni di una ragazza (sua conterranea) che voleva fortemente potesse inserirsi nel mondo della prostituzione a Trento, anche consentendole di utilizzare il proprio appartamento per gli appuntamenti.

L’indagine e le testimonianze raccolte dalle vittime, sentite proprio in data di ieri 8 marzo, consentono agli inquirenti di dare ragionevolmente un secondo simbolico nome a questa indagine: “Operazione 8 marzo”, a favore delle donne vittime di ogni sfruttamento, nella speranza di averne liberate alcune dai loro aguzzini.


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