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Lavoro nero nei meleti e vitigni dell’Alto Adige, scoperte dalla Finanza di Bolzano sette persone sconosciute al fisco

giovedì, 22 ottobre 2015

Bolzano - Scoperti dalle Fiamme Gialle sette lavoratori in nero nella raccolta mele e vitigni dell’Alto Adige. Un’azienda agricola - secondo la Guardia di Finanza - impiegava persone provenienti dall’Europa dell’Est senza assicurazione e omettendo il pagamento dei contributi.

Nella stagione di raccolta della frutta, e in Alto Adige soprattutto della vendemmia e della raccolta delle mele, la Guardia di Finanza di Bolzano e delle diverse tenenze, ha intensificato la propria azione di servizio nel controllo economico del territorio e delle attività agricole e in particolare della regolarità delle posizioni dei lavoratori in numero importante impLavoro Nero Finanza Bolzano 1egnati nelle campagne.

Nel corso di tali attività, è stato portato a termine un importante intervento nei confronti di un’azienda per la quale lavoravano varie persone anche straniere.

Tra queste, addette alla raccolta di frutta, per la Guardia di Finanza sconcertante è apparsa la percentuale di operai, in maggioranza dell’Est-Europa, risultati irregolari: su sette lavoratori, tutti e sette, quindi il 100%, erano completamente “in nero”, di fatto sconosciuti al fisco e agli organi destinatari degli importi contributivi nonché privi di ogni garanzia assicurativa e per i quali è stata anche verificata la posizione in ordine alla permanenza sul territorio nazionale.

Per le violazioni e omissioni riscontrate, al titolare dell’azienda agricola, cui competevano anche i doveri di comunicazione circa la presenza dei lavoratori ai fini della sicurezza pubblica, potrà essere comminata una pesante sanzione pecuniaria.

La Guardia di Finanza pone da sempre particolare attenzione all’analisi e al contrasto di questi fenomeni che in ogni stagione ormai da anni vedono coinvolti imprenditori nell’utilizzo e, in alcuni casi sfruttamento, di manodopera perlopiù straniera (anche di immigrazione clandestina) creando un notevole danno in termini non solo di gettito per l’Erario e gli Enti locali, ma di concorrenza sleale nei confronti del lavoratore italiano.

Oltre a intervenire per il danno cagionato all’Erario, è evidente anche il fine della tutela dei lavoratori più deboli, i quali, privi di garanzie, non vedono riconosciuti i propri diritti; inoltre si persegue la regolarità della libera concorrenza e del mercato, atteso che il risparmio illecito che il datore di lavoro ottiene, si riflette sul prezzo dei prodotti, a svantaggio dei produttori onesti.


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