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La storia: a Cles razzismo e bullismo costano la denuncia a 15enne trentino

martedì, 18 marzo 2014

Cles – Prima gli ha lanciato una palla di neve in faccia, poi non ha tollerato le ragionevoli parole di biasimo del compagno di scuola e l’ha schiaffeggiato, preso per il collo e per ultimo scaraventato con violenza in terra. Tanto è accaduto qualche mese fa dinanzi ad un istituto scolastico della Val di Non, all’uscita da scuola, quasi per gioco. L’episodio, in verità, sarebbe potuto passare come un occasionale ed acceso diverbio tra adolescenti, una di quelle prove di forza tra coetanei che ad una certa età accadono frequentemente, ma ha purtroppo avuto ben più gravi conseguenze, evolvendo in una vera e propria storia di bullismo.CARABINIERI LARGE 

Dei fatti si sono interessati i carabinieri della Stazione di Cles che, raccolta la denuncia ed interrogati diversi compagni di scuola dei protagonisti della triste vicenda, hanno in conclusione ipotizzato a carico dell’aggressore le ipotesi di reato di percosse, tentata violenza privata e di discriminazione per motivi razziali e religiosi, così deferendolo alla competente Autorità Giudiziaria.

Le indagini hanno in buona sostanza permesso di stabilire come l’aggredito, nei giorni successivi alla prima scazzottata, e con una certa regolarità, sia stato fatto oggetto di numerose minacce ed offese a sfondo razziale da parte del coetaneo, il quale avrebbe per di più insistentemente preteso la corresponsione di 50 euro asseritamente a titolo di risarcimento del danno prodotto dalla rottura, durante la litigata, di un gioco custodito nello zaino.

Le sistematiche prepotenze, peraltro, sono state attuate ben oltre l’orario scolastico, come pure facendo ricorso al web. Il bullo, infatti:
- più di una volta, spalleggiato da amici, si è portato sotto casa del compagno al fine di intimorirlo;
- ha “postato” su social network, e così condiviso con altri amici, concetti e frasi irriguardose nei confronti della vittima, pensieri peraltro permeati da discriminazione per motivi razziali e religiosi.
I preoccupanti atteggiamenti del ragazzo vessato, apparso via via sempre più cupo e preoccupato agli occhi dei genitori, ha spinto questi ultimi ad indagare ed apprendere le cause di tale disagio, quindi a denunciare quanto da tempo ormai stesse accadendo ai militari dell’Arma.


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