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La Polizia Postale di Trento ha arrestato 3 persone per pedopornografia. Indagini su 52 querele per diffamazione

sabato, 10 gennaio 2015

Trento – In crescita l’attività della Polizia Postale e delle Comunicazioni del Trentino Alto Adige nel 2014. I dati evidenziano l’impennata di diffamazioni e creazioni di falsi profili.

I DATI INTERNET: GENOVA; SCARICAVANO FILM GRATIS, DENUNCIATI

Le querele

Il Compartimento ha preso in considerazione 52 querele per diffamazioni a mezzo rete Internet con ingiurie, anche in danno di minorenni; sono state ricevute e trattate 12 querele per furti di identità digitale su social network e 24 querele per furto di identità digitale relative ad indirizzi di posta elettronica. Sono state verificate numerose segnalazioni relative alla creazioni di falsi profili e tentativi di accesso ad account su social network e posta elettronica. Sono state inoltre trattate 3 querele per tentativo di phishing e 5 per phishing consumato. Nell’ambito di queste attività sono state eseguite 3 perquisizioni delegate dalla Procura di Trento.

Truffe on line

Nell’ambito del contrasto alle truffe commesse in rete, questo Compartimento ha ricevuto 283 querele per truffe relative a e-commerce, i cui accertamenti hanno permesso di identificare ed indagare in stato di libertà 36 persone.

Controllo del territorio

Durante tutto il 2014 unità unità operativa composta da due dipendenti, con automezzo colori istituto, sia in provincia di Trento che a Bolzano, ha effettuato un servizio di controllo del territorio, con obbiettivo specifico la vigilanza agli uffici Postali ed edifici di Poste Italiane, ubicati nella zona geografica di competenza.

Controllo radiofrequenze

Nell’ambito di controlli alle Radio Frequenze eseguiti unitamente a personale dell’Ispettorato Territoriale del Ministero dello Sviluppo Economico sono stati effettuati 2 controlli, rilevate e contestate 1 illecito; erogate 1 sanzione amministrativa per 2mila euro con sequestro di 4 apparecchi.

Attività d’indagine

Nell’ottobre del 2013 una mamma residente in una valle del Trentino rappresentava alla Polizia di Stato di Trento che sua figlia, dell’età di 12 anni, continuava a ricevere chiamate e richieste di contatto in rete, da parte di taluni soggetti che certamente non facevano parte della rete amicale della minore e nemmeno della famiglia.
Sentita la dodicenne, con le modalità previste dall’attuale normativa (recepimento del trattato di Lanzarote), emergeva che la stessa, dopo essersi iscritta ad alcuni Social Media, aveva ricevuto numerose richieste di contatto da parte di internauti che erano interessati, da prima a conoscere il numero della sua utenza mobile personale (ingenuamente fornita dalla stessa), per poi bersagliare la medesima con numerose, subdole ed ambigue richieste di immagini illecite, ovvero, dove la minore era ritratta priva di indumenti ed in pose estremamente erotiche.
Vi è da riportare anche che in una decina di casi, ove la persuasività dei soggetti si è determinata con maggior successo, la minore ha realizzato queste immagini ed in seguito ha provveduto ad inviarle.

Il caso

L’innocenza della minore ha portato la stessa ad indicare, all’interno dei Social Media, con certosina attenzione la propria età, mentre, chi l’ha contattata con fini delittuosi in virtù dell’attuazione di un diabolico progetto criminale, era stata ben attento nel celare sia l’identità che ogni riferimento sull’età reale. Le immagini illecite, come è poi emerso in sere di analisi tecnica posta in essere dal personale della Polizia Postale, erano state inviate dalla minore mediante l’applicazione denominata WhatsApp presente sul proprio Smartphone. Benché la ragazzina di volta in volta abbia provveduto a cancellare le suddette immagini dal proprio telefono, gli inquirenti, con raffinata professionalità, sono riusciti a recuperare quelle immagini, nonché una serie di altri dati che hanno consentito l’identificazione certa dei soggetti a cui erano stati inviati i fotogrammi oggetto della presente indagine. In seguito sono state disposte una serie di perquisizioni, che hanno interessato gran parte del territorio nazionale, che hanno permesso di sequestrare il materiale info – telematico in possesso ai soggetti che erano in contatto con la minore. Dai successivi accertamenti sul Device sequestrati, sono emerse tutte le responsabilità a carico di degli indagati, alcuni dei quali sono stati arrestati mediante un dispositivo di custodia cautelare emesso dall’Autorità Giudiziaria


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