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Guardia di Finanza/2 Tutte le operazioni dei militari delle Fiamme Gialle di Trento nel 2014

lunedì, 13 aprile 2015

Trento – In sintesi le principali attività della Guardia di Finanza di Trento.

OPERAZIONI

BULLDOZER
(Nucleo Polizia Tributaria) OP. VITALIZI D’ORO
((Nucleo Polizia Tributaria)  OP. S.O.S.
(Nucleo Polizia Tributaria)  OP. NIEDERMANN

OP. LUXURY GOODS
(Compagnia Rovereto) OP. DIETRO LE QUINTE
(Nucleo Polizia Tributaria)  OP. FREE MONEY
(Nucleo Polizia Tributaria)  OP. KWORRA

OP. TANK
(Brig. Fiera di Primiero) OP. PERSEVERO
(Nucleo Polizia Tributaria) OP. QUADRO D’AUTORE

OPERAZIONE “QUADRO D’AUTORE”

L’operazione scaturisce da una verifica, iniziata nel giugno 2011 e protrattasi sino a febbraio 2012, eseguita dalla Compagnia di Rovereto nei confronti di un importante mediatore d’arte, il quale aveva messo in luce rilevanti importi sottratti a tassazione. Già durante le attività ispettive, era emerso che il contribuente stava alienando alcuni beni di proprietà.

Tenuto conto della fondatezza dei rilievi effettuati durante la verifica e della tempestiva emissione dei conseguenti avvisi di accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate, la Compagnia di Rovereto ha avviato un’indagine per l’ipotesi di reato di “sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte” ex art. 11 del Decreto Legislativo n. 74/2000, ottenendo dall’Autorità Giudiziaria il sequestro preventivo per equivalente dei beni sino a concorrenza delle imposte oggetto di accertamento.

La Compagnia di Rovereto ha rinvenuto e sequestrato, tra Trentino, Toscana e Sardegna, 137 opere d’arte di vari autori di fama internazionale (Mirò, Salvador Dalì, Picasso, Depero,…), per un valore che si avvicina ai 5 milioni di euro, denunciando il mediatore nonché altri due soggetti trentini in concorso per il reato indicato. Le opere sequestrate sono state affidate in giudiziale custodia al Museo del MART di Rovereto.

OPERAZIONE “LUXURY GOODS”

La Compagnia di Rovereto ha effettuato attività di verifica nei confronti di un’impresa individuale e di una società, entrambe riconducibili al medesimo soggetto ed operanti nel settore del commercio di autovetture di lusso nonché orologi e gioielli di prestigio.
Nel corso delle suddette indagini, effettuate anche mediante l’ausilio delle indagini finanziarie, è stato constatato che, dal 2008 al 2013, le due imprese hanno entrambe operato in completa evasione di imposta, omettendo la contabilizzazione e dichiarazione di tutte le operazioni commerciali, per importi rilevanti ai fini delle imposte dirette e dell’IVA.

Il soggetto, in qualità di titolare della ditta individuale e amministratore unico della società, è stato denunciato all’Autorità Giudiziaria competente per il conseguente reato di “omessa dichiarazione” ex art. 5 del del D.Lgs. 10 marzo 2000 n. 74.

OPERAZIONE “BULLDOZER”

Il servizio trae origine da un’attività di verifica condotta dal Nucleo di Polizia Tributaria di Trento nei confronti di una società avente sede nella cittadina, avviata a seguito di una segnalazione pervenuta da altro reparto del Corpo.

L’attività ispettiva ha permesso di accertare l’esistenza di una complessa frode fiscale, perpetrata da diversi soggetti nazionali ed esteri attraverso un articolato sistema di società “cartiere” e “filtro”, tale da ottenere un forte vantaggio fiscale e concorrenziale e da rendere particolarmente complessa la ricostruzione delle reali operazioni commerciali effettuate.

Il meccanismo fraudolento era basato su innumerevoli compravendite fittizie, soprattutto di macchine per il movimento terra, intercorse tra diverse imprese nazionali ubicate in Trentino, Emilia Romagna e Lombardia nonché operatori economici siti in Spagna e Gran Bretagna.

Nello specifico, al fine di impedire i controlli di natura fiscale, oltre a distruggere o ad occultare la contabilità di alcune delle imprese coinvolte, i soggetti interessati, in alcuni casi, simulavano il trasferimento della sede all’estero, previa intestazione delle quote sociali e dell’amministrazione a dei meri prestanome. Veniva inoltre accertato che la società verificata provvedeva al pagamento di ogni genere di imposta e contributo mediante l’utilizzo in compensazione di crediti d’imposta inesistenti, generati dalla contabilizzazione di false fatture d’acquisto.

Al fine di corroborare le risultanze investigative, si è fatto ricorso alla cooperazione informativa internazionale, in particolare con l’Inghilterra, onde ottenere informazione di natura fiscale sui soggetti esteri (c.d. “mutua assistenza amministrativa”).

In esito all’attività sono stati denunciati 12 soggetti per violazioni agli artt. 2 (dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti), 4 (dichiarazione fraudolenta), 5 (omessa dichiarazione), 8 (emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti), 10 (occultamento o distruzione di documenti contabili), 10 quater (indebita compensazione) e 11 (sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte) del D.Lgs. 10 marzo 2000 n. 74. Inoltre, nel luglio 2014, è stata eseguita un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti dell’ideatore della frode, con contestuale esecuzione di un sequestro preventivo per equivalente su beni e disponibilità finanziarie del valore complessivo di 693.101 €.

OPERAZIONE “TANK”

La brigata di Fiera di Primiero ha condotto un’attività ispettiva nei confronti di una società a responsabilità limitata che opera nel settore metallurgico manifatturiero, basata principalmente sull’analisi della documentazione contabile ed extra-contabile acquisita all’atto dell’accesso e contenuta su files estrapolati dai personal computers aziendali.

La comparazione tra i documenti estrapolati dal software aziendale e la contabilità ufficiale ha fatto emergere rilevanti sotto-fatturazioni od omesse fatturazioni, conseguite anche attraverso l’emissione di documenti di trasporto e fatture che venivano poi occultate o distrutte. In alcune circostanze, la numerazione progressiva di alcuni documenti, poi occultati o distrutti, è stata riutilizzata nell’emissione di documenti per operazioni commerciali con clienti differenti, trovando, in questo caso, regolare registrazione in contabilità.

Sono stati recuperati a tassazione rilevanti importi ai fini delle Imposte dirette e dell’IVA, derivanti dai maggiori ricavi conseguiti e non dichiarati ed è stato denunciato 1 responsabile per “occultamento o distruzione di documenti contabili” ex art. 10, “omesso versamento di IVA” ex. art. 10 ter e “dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici” ex art. 3 D.L.vo 74/2000. Sono stati inoltre sottoposti a sequestro per equivalente 4 immobili, per un valore complessivo stimato di € 389.750, terreni per mq. 28.373 per un valore di € 26.404 ed il saldo attivo di 4 conti correnti per alcune migliaia di euro.

OPERAZIONE “VITALIZI D’ORO”

A seguito di delega della locale Procura della Repubblica, il Nucleo di Polizia Tributaria di Trento ha condotto un’indagine sulle dinamiche che avevano portato alla determinazione dei cosiddetti vitalizi spettanti ai Consiglieri Regionali, al termine del loro mandato.

La vicenda trae origine dalla riforma del settore operata dalla Legge regionale n. 6 del 21 settembre 2012, che ha rideterminato i vitalizi da corrispondere ad ogni avente diritto, conferendo mandato all’Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale pro-tempore del Trentino-Alto Adige al fine di individuare i parametri per il calcolo degli importi nonché le modalità di gestione del cosiddetto “Fondo Family”, presso il quale sarebbero state depositate parte delle somme così determinate.

Dall’analisi delle condotte assunte in seno all’Ufficio di Presidenza, emergeva un determinato quadro indiziario nei confronti dei componenti del suddetto organo. In particolare, la Presidente Rosa Maria Zelger Thaler e i Consiglieri Hanspeter Munter, Mattia Civico, Florian Mussner e Marco De Paoli, a seguito di reiterate condotte, consentivano l’indebita percezione di maggiori emolumenti a Consiglieri ed ex Consiglieri Regionali, il cui ammontare complessivo è stato stimato in circa € 10.800.000. Tale risultato veniva realizzato attraverso la sostituzione, non giustificata da alcun provvedimento formale, del consulente originario, incaricato di fissare i parametri da porre a base per la determinazione dei nuovi importi, con altro consulente, il Prof. Gottfried Tappeiner, che ne elaborava di più vantaggiosi economicamente.

Nel corso delle investigazioni penali, veniva accertato, inoltre, che gli stessi componenti dell’Ufficio di Presidenza, senza avvalersi dell’organo tecnico, predisponevano un bando di gara, per l’individuazione di una Società di Gestione Risparmio incaricata di gestire parte delle somme confluite nel fondo family, come determinate in precedenza, che è apparso preconfezionato sulle caratteristiche societarie ed esperienziali della società aggiudicataria della gara, la Pensplan Invest SGR s.p.a., risultata l’unica partecipante.
In riferimento agli addebiti contestati, venivano denunciati all’Autorità Giudiziaria e rinviati a giudizio 3 soggetti, ritenuti responsabili a vario titolo dei reati di cui agli artt. 323 (abuso d’ufficio), 640 comma 2 (truffa) e 353 bis (turbata libertà del procedimento di scelta del contraente).
A seguito degli elementi acquisiti nel corso delle pregresse indagini di polizia giudiziaria ed esperendo ulteriori accertamenti sulla base di una delega istruttoria conferita dalla Procura Regionale della Corte dei Conti, sono stati segnalati i 5 componenti pro-tempore dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale del Trentino Alto Adige, nei confronti dei quali è stata accertata la responsabilità amministrativa contabile per aver causato il danno erariale pari agli individuati circa € 10.800.000.

OPERAZIONE “PERSEVERO”

L’indagine, condotta dal Nucleo di Polizia Tributaria di Trento attraverso escussioni testimoniali, perquisizioni e sequestri nonché esami documentali, ha consentito di rilevare plurime condotte illecite perpetrate da un imprenditore edile, integranti i delitti di cui agli artt. 629 (estorsione), 640 bis (truffa aggravata in danno di Ente Pubblico) e 353 (turbata libertà degli incanti) c.p., in quanto lo stesso, minacciando di non onorare i propri debiti e di intentare infondate azioni giudiziarie, costringeva altri cinque imprenditori a rilasciare loro documenti intestati “in bianco”, poi utilizzati per aggiudicarsi, indebitamente, un appalto pubblico e tre affidamenti diretti dal Comune di Rovereto. Con le medesime condotte estorsive, inoltre, costringeva tre dei suddetti imprenditori ad accettare, a saldo dei debiti contratti nei loro confronti, immobili di valore nettamente inferiore a quello dichiarato; induceva, altresì, in errore l’Ente previdenziale ottenendo un indebito pagamento di somme per cassa integrazione (C.I.G.), integrando il delitto di cui all’art. 640 bis c.p. (truffa aggravata ai danni dell’INPS); depositava presso il Tribunale di Rovereto denuncia nei confronti di un soggetto allegando documenti falsificati e induceva alcuni testimoni, dietro minacce e promesse di denaro, a rilasciare false dichiarazioni, integrando il delitto di cui agli artt. 368 (calunnia) e 377 c.p. (intralcio alla giustizia); minacciava alcuni subappaltatori inducendoli a denunciare ad un istituto assicurativo un sinistro stradale inesistente, integrando il delitto di cui all’art. 611 c.p (violenza e minaccia per costringere a commettere una frode assicurativa). Tali reati venivano commessi in concorso con altri 5 soggetti, di cui un imprenditore socio e parente dell’indagato principale, a vario titolo coinvolti. Quest’ultimo si è reso, altresì, responsabile del delitto cui all’art. 232 del R.D. n. 267/42 (domanda di ammissione per un credito fraudolentemente simulato), perché, nella sua qualità di rappresentante legale dell’impresa edile sottoposta alle indagini, predisponeva falsa documentazione per insinuarsi al passivo fallimentare di altra società.
Inoltre, veniva segnalato all’Autorità Giudiziaria: un dirigente dell’area tecnica di un Comune della provincia di Trento per abuso d’ufficio, in quanto procurava un vantaggio all’imprenditore edile di cui sopra concedendogli indebitamente 3 opere in affidamento diretto; n. 1 persona giuridica, per violazione agli artt. 5 e 24 del D.Lgs. 231/01, con proposta di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente per un ammontare di circa € 143.000.

OPERAZIONE “DIETRO LE QUINTE”

L’attività del Nucleo di Polizia Tributaria di Trento trae origine dall’esito di articolate indagini di polizia giudiziaria condotte nel 2013, che avevano portato alla denuncia di 4 soggetti per i reati di cui agli articoli 2638 c.c. (ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza), 314 c.p. (peculato), 323 c.p. (abuso d’ufficio), 640 c. 2 c.p. (truffa), 648 c.p. (ricettazione) e 646 c.p. (appropriazione indebita).
In particolare, si era accertato che la vicedirettrice pro-tempore del Centro Servizi Culturali S. Chiara di Trento (ente pubblico economico della Provincia autonoma di Trento), in concorso con un’impiegata, alterando, negli anni 2010, 2011 e 2012, la contabilità e i bilanci dell’Ente al fine di ostacolare l’esercizio delle funzioni dell’autorità pubblica di vigilanza e di occultarne la reale situazione economico-finanziaria, si era resa responsabile della distrazione di risorse pubbliche ammontanti a circa € 245.000. Tale condotta si era realizzata in particolar modo attraverso l’indebito l’utilizzo della carta di credito intestata all’Ente e la sottrazione di denaro contante dalla cassa.
Dell’esito della suddetta attività di indagine veniva poi notiziata la magistratura contabile, che conferiva un’ulteriore delega istruttoria finalizzata ad accertare le cause della straordinaria esposizione debitoria dell’Ente. Veniva così accertata la responsabilità amministrativa contabile nei confronti di n. 8 soggetti, che non avevano garantito il rispetto dei principi generali di buona ed efficiente gestione dell’Ente pubblico, in violazione del principio dell’equilibrio di bilancio, causando un dissesto finanziario oggetto di ripianamento straordinario da parte della Provincia Autonoma di Trento per un danno erariale pari a circa € 3.200.000.

OPERAZIONE “KWORRA”

Tra l’ottobre ed il novembre dello scorso anno, la Guardia di Finanza di Trento ha eseguito 13 ordinanze di custodia cautelare in carcere ed una decina di perquisizioni locali tra il Trentino Alto Adige e la Lombardia, nei confronti dei membri di un organizzazione criminale dedita al traffico ed allo spaccio di sostanze stupefacenti sul mercato trentino.
L’operazione “KWORRA” (dall’antico nome tribale del fiume Niger) ha impegnato 40 uomini, tratti in particolar modo dal G.O.A. della Guardia di Finanza di Trento (unità specialistica antidroga del Gruppo di Investigazione sulla Criminalità Organizzata) e supportati da Reparti territoriali e diverse unità cinofile antidroga del Trentino Alto Adige nonché della Lombardia.
Le ordinanze d’arresto, emesse dal G.I.P. di Trento – dott. Francesco FORLENZA – su richiesta del Pubblico Ministero dott. Davide OGNIBENE, arrivano all’esito di un’indagine di circa un anno che ha portato alla denuncia di 27 persone, prevalentemente nord e centro-africane, ed all’arresto di 4 in flagranza di reato nonché al sequestro di oltre 16 kg di hashish e di mezzo chilo di cocaina.
L’operazione antidroga trae origine da un’iniziale filone investigativo su un traffico di cocaina gestito da cittadini nigeriani residenti in Trentino, che, con la tecnica dei cd. “ovulatori”, trasportano la droga dal nord Europa all’Italia. Un giovane corriere poco più che trentenne, all’inizio dell’anno 2013, era stato trovato privo di vita in una stanza d’albergo di Monaco di Baviera. Percependo la sua morte, causata proprio dalla rottura di alcuni ovuli di cocaina che aveva ingerito, il ragazzo aveva testimoniato i suoi ultimi attimi di vita con un filmato, acquisito dalla LandesKriminalAmt (L.K.A.), la Polizia Criminale Tedesca, che aveva avviato immediatamente una prima indagine sul territorio tedesco. Il Gruppo Operativo Antidroga (G.O.A.) della Guardia di Finanza di Trento, con il coordinamento del II Reparto del Comando Generale della Guardia di Finanza e della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga, aveva poi proseguito l’indagine sul territorio italiano, individuando rapidamente un fitto reticolo di trafficanti e spacciatori di stupefacenti operanti tra il Trentino e la Lombardia e composto prevalentemente da elementi africani.
Lo scenario criminale emerso dall’indagine sembra testimoniare un radicale mutamento, verificatosi negli ultimi tempi, della fisionomia delle attività di spaccio e traffico di sostanze stupefacenti sulla “piazza” Trentina. È, infatti, aumentata esponenzialmente la presenza di individui di etnia centro-africana dediti allo smercio “al dettaglio” di droghe pesanti e leggere, che dapprima hanno operato in forte concorrenza con gli storici “pusher” di origine marocchina, tunisina ed algerina, per poi giungere negli ultimi tempi ad un fattivo equilibrio dettato da inedite collaborazioni criminali tra i diversi gruppi etnici.
Le iniziali operazioni hanno portato all’arresto di 10 dei 13 narcotrafficanti:
 K.D., di 45 anni; E.B.E., di 56 anni; M.R., di 27 anni; F.M., di 26 anni; R.Y., di 25 anni; S.F., di 40 anni e S.K. di 37 anni– tutti originari del Marocco
 K.H., di 49 anni; D.M., di 26 anni; C.M.T., di 22 anni – originari della Tunisia
Successivamente, le Fiamme Gialle Trentine hanno arrestato al porto di Genova il ventiseienne marocchino S.F., uno degli elementi dell’organizzazione che si era rifugiato all’estero durante l’operazione KWORRA.
La Guardia di Finanza di Trento ha dapprima individuato il ricercato in Marocco, per poi riuscirne a monitorare gli spostamenti sul territorio estero sino a rilevare che si era imbarcato su un traghetto partito da Tangeri e diretto a Genova.
Con la collaborazione dei Reparti della Guardia di Finanza operanti nell’area portuale, durante le fasi di attracco della motonave, alcuni elementi del Reparto specialistico antidroga delle Fiamme Gialle di Trento sono saliti a bordo e, tra i quasi 400 passeggeri, hanno individuato e seguito per diversi minuti il latitante tra la gente. Una volta salito su uno degli oltre 200 autoveicoli imbarcati, l’unità operativa delle fiamme gialle decideva di intervenire all’atto del trasbordo del veicolo, bloccando il narcotrafficante al suo interno e facendolo uscire in totale sicurezza, per poi arrestarlo sulla banchina.
Gli ultimi due catturandi sono stati rintracciati a Milano e Corsico (MI) e condotti in carcere.
OPERAZIONE “NIEDERMANN”

Sei anni di indagini su tutto il territorio nazionale, sfociate nelle operazioni “ALARICO” e “NIEDERMANN” , attraverso le quali la Guardia di Finanza di Trento ha smantellato cinque organizzazioni criminali italiane e straniere, interrelate tra loro nel contrabbando internazionale di sigarette dall’Est Europa e dalla Grecia.
Le Fiamme Gialle Trentine hanno posto fine ad un vasto traffico di 106 tonnellate di sigarette. Circa 530 mila “stecche”, pari ad oltre 5 milioni di pacchetti, del valore al dettaglio di 27 milioni di euro, con un danno all’Erario accertato per quasi 21 milioni di euro, per I.V.A., imposte di consumo e dazi doganali evasi, nonché sanzioni elevate per 2,5 miliardi. Nel corso delle indagini, in flagranza di reato, sono stati effettuati 88 arresti, sequestrati 16,5 tonnellate di sigarette e 60 mezzi di trasporto, del valore di quasi un milione di euro, oltre ad un magazzino e materiale “di copertura” per alcune centinaia di migliaia di euro. All’esito delle indagini, sono state denunciate complessivamente 301 persone di nazionalità italiana, greca, tedesca, russa, ucraina, polacca, moldava, kazaka, bulgara, magiara, lettone, lituana, argentina, rumena e slovacca. Tra gli arrestati a suo tempo, capo di una delle consorterie estere, anche un ucraino di 2,20 metri, ex campione di pallamano . Il reato contestato è quello di associazione a delinquere finalizzata al contrabbando di tabacchi (art. 291-quater del D.P.R. 43/1973 – T.U.L.D.), aggravata dalla misura transnazionale dei delitti (art. 3 della Legge 146/2006).
Le investigazioni, avviate nel 2008 con l’operazione Alarico e proseguite, dalla metà del 2010, con l’operazione Niedermann, sono state coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Trento e condotte dagli uomini dell’unità specialistica del G.I.CO . della Guardia di Finanza di Trento in collaborazione con la Polizia Doganale di Dresda e la Direzione Nazionale dell’Intelligence e delle Indagini Doganali di Parigi, grazie ad una costante azione di raccordo e coordinamento internazionale svolta dal II Reparto del Comando Generale della Guardia di Finanza.
I proficui scambi di informazioni ed investigativi, sviluppati dall’Organo Centrale del Corpo ed intercorsi con le Autorità polacche, ungheresi e greche, hanno permesso agli investigatori trentini di ricostruire in tutta Europa l’operatività e gli interessi dei diversi gruppi criminali. Con l’ausilio di moderne tecnologie nel campo delle indagini tecniche ed, in particolare, del tracking gps, è stato inoltre effettuato un continuo monitoraggio dei mezzi e delle persone coinvolte in transito lungo le principali vie di comunicazione del nord-est Italia nonché attraverso le aree portuali del versante adriatico.
I carichi di sigarette arrivavano in Italia da Polonia, Ucraina ed Ungheria nonché dalla Grecia, attraverso i valichi del Brennero, San Candido, Tarvisio e Trieste ed i porti di Ancona, Bari e Brindisi, per essere destinati al mercato clandestino nazionale, soprattutto a quello dell’area partenopea e dell’agro aversano.
Le sigarette venivano occultate a bordo dei più disparati mezzi di trasporto, in particolare autoarticolati ed autoveicoli ma anche ambulanze e camper, sui quali erano stati asportati parte degli interni (sedili ed altro) o realizzati doppi fondi e carichi di copertura. In alcuni casi, le sigarette erano occultate all’interno di finestre, porte e persino rotoli di moquette nonché costosi pannelli solari.
Gran parte dei mezzi sequestrati sono stati assegnati alla Croce Rossa, ai Vigili del Fuoco ed alla Protezione Civile, per essere utilizzati per i fini istituzionali ed, in alcuni casi, hanno preso parte anche a missioni umanitarie durante il terremoto de L’Aquila o l’alluvione in Bosnia, altri sono stati dedicati proprio al contrasto della criminalità organizzata.
OPERAZIONE “S.O.S.”

L’attività ha avuto origine da una segnalazione di operazioni sospette pervenuta da un istituto di credito, concernente anomale movimentazioni di denaro poste in essere da un imprenditore operante nel settore del commercio di prodotti ortofrutticoli, che risultava utilizzare denaro contante in misura esorbitante rispetto a quella di un’ordinaria attività imprenditoriale.
Gli accertamenti svolti dal Nucleo di Polizia Tributaria sulle movimentazioni hanno consentito di appurare che l’azienda aveva effettuato pagamenti ad aziende nazionali e comunitarie, a fronte di transazioni commerciali regolarmente fatturate, senza avvalersi degli intermediari abilitati.
Sono state contestate nei confronti di n. 13 soggetti (persone fisiche e giuridiche), violazioni alla normativa antiriciclaggio, per il trasferimento di denaro contante eccedente la soglia dei mille euro, senza avvalersi dell’ausilio degli intermediari abilitati per un ammontare complessivo quantificato in circa € 570.000, da cui sono conseguite sanzioni amministrative pari ad un minimo del 1% ed un massimo del 40% dell’ammontare.

OPERAZIONE “FREE MONEY”

Nell’ambito di un controllo antiriciclaggio, il Nucleo di Polizia Tributaria di Trento ha denunciato il titolare di un money transfer per violazione degli artt. 15, 18 e ss. del D.Lgs. 231/07, per non aver adempiuto agli obblighi di adeguata verifica della clientela, dell’art. 494 c.p., per aver attribuito fittiziamente la titolarità di numerose operazioni di invio di denaro ad altri soggetti nonché degli artt. 482 e 491 bis c.p., per la falsità nell’effettuazione delle stesse, avendo comunicato agli istituti di pagamento, di cui è subagente, dati fittizi di altre persone in luogo di quelli dei reali mittenti.
Per tali condotte sono state configurate le sanzioni previste dall’art. 55 del D.Lgs. 231/07 (multa da 2600 a 13.000 €) e dagli art. 494 c.p. (sostituzione di persona, che prevede la reclusione fino ad un anno), art. 482 c.p. (falsità materiale commessa dal privato, con reclusione da 4 mesi a 6 anni) ed art. 491 bis c.p. (falsità in documenti informatici, che prevede la reclusione fino a tre anni).
Inoltre, sono state contestate violazioni alla normativa antiriciclaggio, per alcuni trasferimenti di denaro contante, senza avvalersi dell’ausilio degli intermediari abilitati, eccedenti la soglia dei mille euro, il cui ammontare complessivo è stato quantificato in circa € 56.000, da cui conseguono violazioni amministrative sanzionate amministrativamente per un importo pari ad un minimo del 1% ed un massimo del 40% dell’ammontare.

 


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